Per un nuovo giornalismo

Le sfide. Le modalità di lavoro. La grammatica di un mestiere che cambia. The Travel News sempre più laboratorio del settore. Qualche riflessione

Le sfide nel settore dei viaggi. Le modalità di lavoro. La grammatica di un mestiere che cambia. The Travel News sempre più laboratorio del settore. Qualche riflessione

di Alessandra Gesuelli

Ci sono voluti due anni ma ormai la strada è aperta. Due anni da quel pomeriggio in cui con il direttore Sara Magro, sedute a un tavolo, decidemmo di trasformare The Travel News in un laboratorio, una piattaforma per ospitare nuovi progetti. Due anni di sperimentazioni, con partner diversi, di progetti non sempre efficaci ma utili. Due anni di ripensamento di questa bellissima e difficile professione: il giornalismo di viaggio. Perchè da tempo ormai questo mestiere andava ripensato. A frenarlo? Innanzitutto l’attuale sistema editoriale in Italia e, per quanto riguarda quello online, l’insostenibilità economica dell’ informazione di viaggio su web, inquinata da tanti contenuti mediocri, gratuiti e non verificati. Ma più di tutto l’incapacità da parte delle case editrici tradizionali di viaggio non solo di integrare i contenuti cartacei con il web e di essere online in modo efficace, cosa non accaduta in altri settori del giornalismo, ma soprattutto di cavalcare per tempo l’ondata social e la domanda che ha cambiato i modi e i tempi della informazione di viaggio sul web. Quindi in sostanza, per i viaggi on line c’è stato da un lato il diffondersi della bassa qualità, da un altro zero investimenti, in particolare verso i nuovi media digitali. Con una rinuncia, di fatto, a essere competitivi sul mercato.

Questo ritardo, direi quasi vuoto, ha aperto la strada tra il 2009 e 2010, a nuove figure professionali, come i travel blogger, che a vario titolo si sono posizionati come auto-produttori di contenuti nel mondo dei viaggi online, ma con parametri, modalità e obiettivi diversi. Una rivoluzione dal basso che però non è stata la sola. Mentre tutti guardavano altrove, dal basso è avvenuto qualcosa anche tra i giornalisti di viaggio. Se le case editrici non si sono ancora mosse davvero, a parte poche eccezioni, lo abbiamo fatto noi. E siamo in tanti. Oggi il giornalismo di viaggio, che è soprattutto freelance, vede finalmente colmare il gap iniziale, con una generazione di professionisti che usa i social media come un naturale strumento e sbocco di una parte del proprio lavoro e lo integra con contenuti di qualità rinnovata, perchè approfonditi con i nuovi strumenti e differenziati a seconda del media e per diverse audience. La “timidezza” dei primi anni, in cui tanti di noi usavano i social ma le redazioni non capivano, è sparita. Oggi, se ancora non è stato superato il gap numerico di follower, tra chi si definisce influencer del settore e chi lo è de facto ma principalmente offline, è però chiara la strada. Le opportunità e le sfide delle nuove firme social, dei moderni travel writer che spostano, se non ancora i like, le opinioni del settore con contributi di qualità, sono molto più ampie e vanno colte. Questo già avviene altrove. Vi faccio un esempio. Lyn Hughes, la direttrice del magazine inglese Wanderlust, ha “solo” 9,800 follower su Twitter ma è considerata tra le 60 donne più influenti al mondo in ambito travel. Si tratta infatti di ridefinire il termine influencer anche nella direzione della qualità (alta) dei contenuti prodotti in rete.

In questo quadro la formazione e l’aggiornamento non devono mai mancare. È per questo che sono contenta di aver finalmente realizzato, grazie e insieme al GIST- Gruppo Stampa Turistica, di cui sono socia, ben due corsi gratuiti sull’uso di Twitter per i giornalisti. Era uno degli obiettivi che con The Travel News e Sara Magro ci eravamo date e che, sfortunatamente, non era stato possibile realizzare prima. La domanda c’è e lo prova il successo di entrambe le edizioni, con quasi 500 persone in entrambi i corsi e tantissimi in lista d’attesa. E in programma ci sono altri corsi perchè la domanda è tanta, in particolare nel nostro settore. I prossimi appuntamenti sono il 30 settembre a Milano sempre con un corso su Twitter, più avanzato e il 16 ottobre con uno sul turismo sostenibile.

Per concludere: cosa fare ora? Spingere i nostri referenti del settore e le case editrici a capire cosa possono raggiungere oggi con noi e trovare spazio per questo nuovo giornalismo di viaggio, inclusivo, social, di alta qualità e multipiattaforma. Rendere sostenibile il giornalismo online di viaggio, fatto di storie giuste, che piacciono ai lettori, e accompagnato da tutto il supporto dei nuovi media. Chissà se sapremo farlo. Io credo di sì.