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Milano e il design

Piano pratico d’azione per affrontare il Fuorisalone con i consigli di Barbara Pietrasanta, artista con ufficio in via Ventura 5

Piano pratico d’azione per affrontare il Fuorisalone

di Barbara Pietrasanta

Rieccoci, come nel film “Ricomincio da capo” interpretato da Bill Murray, che si ripete il giorno, o meglio, i giorni della marmotta: quelli del Fuorisalone. Ansia per me che sbaracco il mio ufficio in Lambrate Ventura per ospitare un evento, frenesia per chi attende da tempo questo momento elettrizzante per Milano, forse l’unico per cui valga la pena di essere un po’ modaioli e seguire la scia che conduce nei “district” dimenticati dai milanesi snob durante l’anno ma che diventano imperdibili nei prossimi giorni.

Primo fra tutti proprio quello di Lambrate, zona appena risistemata nella sua via principale, in stile promenade di Bordighera, manca solo il mare in fondo. I capannoni industriali, alcuni malandati e altri rinnovati, come la Ex Faema di via Ventura 5 che durante l’anno ospita studi di grafici, designer e gallerie internazionali, propongono eventi organizzati da aziende del settore ma anche progetti di prestigiose scuole di Design e qualche mostra di artisti riuniti per l’occasione. Certamente questa rimane l’area più sperimentale e vale la pena farci un giro, magari di sabato perché si aggiungono iniziative di quartiere che arricchiscono le iniziative in corso.

Ma il Fuorisalone, in generale, è difficile da affrontare senza un piano d’azione, si rischia di disperdere le forze perdendosi i luoghi e le cose più interessanti, con il risultato di tornare a casa con un gran mal di testa dai prosecchi mixati a immagini in testa con la sensazione di aver perso l’evento più interessante. Allora conviene partire dai nostri interessi, siano essi professionali che mondani.

Io mi sono fatta un piano più mirato alle mostre, eccolo per chi volesse seguirlo.

Partirò dal centro, e precisamente dai Chiostri della Statale in via Festa del Perdono, per ammirare la grande iniziativa di Interni che tutti gli anni riunisce installazioni originali di architetti e designer di punta per una mostra di sicuro effetto. Un mosaico di installazioni negli spazi cinquecenteschi anticiperanno il futuro prossimo. Padiglioni indoor e outdoor, installazioni luminose, videoproiezioni, mostre, performance, conferenze e incontri. Il tema affrontato intende indagare le modalità di nutrizione della mente e della creatività, indirizzandosi al miglioramento dell’ambiente di vita.

Mi sposterò, poi, al giardino botanico di Brera per l’evento “The Garden of Wonders” che  esplora le possibili sinergie tra il design d’autore e le piccole imprese nel settore del profumo. Voglio proprio vedere come si coniuga la natura con la sensibilità industriale che ne catturerà le impalpabili fragranze.

Puntata certa alla Triennale, per “Arts & Foods” sul tema caro all’Expo ma anche per tante altre mostre accostate, tra gli oggetti di Fornasetti e quelli del quotidiano selezionati dalla Collezione Permanente del Design italiano.

Passerò per il neonato distretto delle 5 Vie, con un salto all’Archivio di Luigi Caccia Dominioni in Piazza Sant’Ambrogio 6 e RestartMilano – Voyeur, con alcuni lavori fotografici di Carlo Mollino e in collaborazione con Alcantara, alla Galleria Rubin in via Santa Marta 10.

Dirigendomi, poi, verso una puntatina in via San Gregorio 43, all’interno del distretto di Porta Venezia, per la mostra Wallpaper*Handmade anche questa incentra sul tema del cibo, pare che ora non si parli d’altro. Mobili, complementi, cibi e moda, dedicati all’arte della gastronomia e dell’intrattenimento creati da alcuni dei più stimati progettisti internazionali.

Per la mia sinofilia non mancherò l’Oriental Design Week che per la prima volta prenderà in via Paolo Sarpi, nel cuore di China Town, con progetti inediti in dialogo tra Oriente e Occidente.

Finirò nella mia Lambrate per scoprire i talenti più freschi e le innovazioni dei giovani designer che qui, come in una piccola città nella città, insediano tutto il tessuto urbano. Voglio ritrovare l’officina meccanica invasa da installazioni e le rimesse trasformate a padiglioni delle idee, ma anche il baracchino di food da strada e concedermi il meritato stop sotto gli alberi della villa misteriosa di via Massimiano.

Un consiglio, non consultate il sito del Fuorisalone, non ci capirete niente, una grafica confusa in un ping pong tra l’italiano e inglese con rimandi a link rimossi. Lasciate perdere, anzi perdetevi per Milano perché le cose migliori si svelano inaspettate, in un angolo della città magari mai considerato.