DESTINATIONS

L’arte nel bunker

130 opere delle collezione privata di Christian Boros in mostra in un bunker nel cuore di Mitte, a Berlino

130 opere delle collezione privata di Christian Boros in mostra in un bunker nel cuore di Mitte, a Berlino

[slideshow id=304]

di Roberta F. Nicosia

“L’arte è creata per essere notata. Non dovrebbe essere permesso che scompaia in scatoloni o magazzini; dovrebbe essere messa in mostra. Collezionare opere d’arte porta con sé certi obblighi”. Così si esprime Christian Boros, noto pubblicitario tedesco, che ha scelto par la sua vastissima collezione di opere di arte contemporanea una location quantomeno insolita.

Siamo a Berlino, zona di Mitte, e più precisamente in Reinhardstraße nr.20. Un edificio possente di cinque piani attira lo sguardo, con gli spessi muri di cemento armato, i piccoli pertugi e un cornicione decorativo inusuale per un edificio di questa fatta. E infatti è un bunker della Seconda guerra mondiale, destinato a proteggere dagli attacchi aerei i viaggiatori in arrivo nella vicina stazione di Friedrichstraße. Da riparo per la popolazione civile a prigione di guerra per i russi, da magazzino tessile a deposito di generi alimentari – il che gli valse il nome di “banana bunker” – fino a diventare negli anni Novanta uno dei club hardcore più noti del mondo, il bunker ha avuto molte vite.

Alla fine, nel 2003, è stato acquistato da Christian Boros, che lo ha trasformato, dopo lavori durati 4 anni, in uno spazio espositivo per la sua collezione privata, mentre sul tetto ha costruito una splendida penthouse di 450 mq dove abita con la famiglia. La prima collezione, inaugurata nel 2008, ha attirato in quattro anni 120.000 visitatori. Non male se si pensa che per visitare la Sammlung Boros bisogna prenotare con anticipo sul sito un tour guidato e che, per ragioni di sicurezza, non più di 12 persone alla volta possono accedervi.

L’esposizione attuale, Sammlung Boros#2, mette in mostra 130 opere, scelte fra le 700 della collezione, nelle 80 spoglie stanze ricavate nei cinque piani del bunker, collegati fra loro da scale e piani inclinati. Sculture, dipinti, video, fotografie e installazioni dagli anni Novanta in poi, con opere di artisti molto noti come Ai Weiwei, di cui è in mostra uno dei giganteschi Tree, o Tomás Saraceno con una delle sue celebri strutture a rete, Flying Garden, e giovani talenti meno conosciuti al grande pubblico come Alicja Kwade, Klara Lidén o Michael Sailstorfer, che si ispira ad oggetti della vita quotidiana con installazioni in perenne movimento dal 2012, come “Il tempo non è un’autostrada”, il copertone di una ruota che struscia contro il muro lasciando una sottile polvere di gomma, o la macchina automatica che da più di due anni, ininterrottamente, produce un paio di pop corn al minuto, riempiendo a poco a poco la stanza… Fino alla prossima esibizione?

www.sammlung-boros.de

Foto: ©NOSHE