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36 ore a New York

Viaggio di un giorno e mezzo a Manhattan. Per ottimizzare il tempo la strategia è: programmare tutto, minuto per minuto

Viaggio di un giorno e mezzo a Manhattan. Per ottimizzare il tempo la strategia è: programmare tutto, minuto per minuto

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di Sara Magro

Non posso promettervi che incrocerete anche voi Woody Allen, come è capitato a me. Ma diciamo che le probabilità aumentano sensibilmente se passeggiate su e giù per Park Avenue, che d’altra parte è una delle strade più famose di Manhattan. A me, appunto, è successo nell’arco delle 36 ore scarse che ho trascorso a New York: Mr Allen usciva con le mani in tasca e il berretto bianco in testa dal civico 575 (tra la 62th e la 63th). Google, google, scopro infatti che ha lì il suo ufficio. Ma il bello dell’incontro è l’inattesa casualità. Aspettarlo davanti alla porta sarebbe tutta un’altra faccenda. Comunque, vista la bella giornata, avevo deciso di andare da Times Square all’Upper East Side a piedi. Solo che invece del quarto d’ora preannunciato, ci sono voluti 45 minuti. Tuttavia la passeggiata tra i grattacieli è sempre emozionante e la coincidenza impagabile. Eh, New York… È vero, due notti e 20 ore per girare sono pochissime. Ma quello era il tempo a disposizione. Quindi con un po’ di studio a tavolino ho fatto un programma fitto, sfruttando al massimo la logistica e ogni minuto.

Giorno 1

Ore 22.30 Arrivo a New York riposata (nella nuova business di Air France si dorme come a casa). Dopo il check-in al Novotel New York Times Square (http://www.novotel.com/fr/hotel-0753-novotel-new-york-times-square/index.shtml), prendo un mojito al bar e mi siedo fuori, sulla terrazza piena di gente: le luci dei cartelloni pubblicitari di Times Square, gli edifici di acciaio e cristallo, lo skyline visto dal basso. Puoi averlo visto decine di volte e decine di volte ti emoziona. Come a un newyorkese emozionano le torri medievali italiane. Il Novotel è una sorpresa: a parte la posizione strategica e centrale (Broadway è sull’angolo, il Moma, il Rockfeller Center e l’Empire State Buildin a due passi), è appena stato appena rinnovato. Le stanze sono del tipo “dormo e basta” (ma a New York, mica vuoi stare in camera se non per dormire) ma piacevoli; la prima colazione è abbondante e si fa in una sala con immense vetrate affacciate sullo spettacolo di cui sopra (di giorno è meno affascinante).

Ore 8 Check-out
e taxi per verso il Gallery District (http://chelseagallerymap.com/), il quadrilatero delle gallerie d’arte, nel quartiere di Chelsea, di fianco all’Hudson River: tra la 21st e 26th Streets e tra 10th e 11th Avenue, ce ne sono 350, Gagosian e Lehmann Maupin per i grandi nomi, Metro Picture per la fotografia….Vernici il giovedì.

Ore 10 Volante tra i palazzi di mattoni rossi e i graffiti del Meatpacking District e del Gallery District di Chelsea, tra Gansevoort Street e 30th Street, corre la High Line (http://www.thehighline.org/), la vecchia ferrovia urbana che grazie a un recupero straordinario, unico nel suo genere, nel 2009 fu trasformata in una promenade tra fiori, alberi, fontane, sculture e chioschi con belvedere sull’Hudson e sulla New York primi Novecento. C’è chi fa jogging, chi passeggia, chi va sui pattini o sullo skate. Il terzo tratto sarà inaugurato il prossimo autunno e intorno nascerà il nuovo quartiere Hudson Yards (http://www.hudsonyardsnewyork.com/), altro progetto immenso inziato nel 2013 che, sulla carta, si concluderà nel 2018. destinato a diventare la zona del fashion.

Ore 12 Check in al The Lowell (www.LHW.com/lowellnyc), chicchissimo affiliato di Leading Hotels of the World nell’Upper East Side. Di nuovo, location strepitosa sulla 63rd St, tra Park Avenue e la Fifth, dimensione boutique con 74 camere di cui 14 con terrazza e 33 con camino, una prima colazione squisita con pancacke fatti al momento in una sala-bomboniera. È un indirizzo molto amato per l’Afternoon Tea, per il Pre-Theater Dinner (ore 17-19) e per il Brunch del weekend. La stanza numero 13D, per esempio, è stata rifatta da Michael Smith, interior designer anche alla Casa Bianca. Indirizzo perfetto per alzarsi dal letto e tuffarsi da Barneys (http://www.barneys.com/), uno dei negozi più fashion di New York e del mondo.

Ore 13 Il Museum Mile, un chilometro e mezzo sulla Fifth Avenue ad altissimo tasso di musei, comincia a pochi isolati dall’hotel. Sono troppi per un pomeriggio, si impone dunque una scelta. Sicuramente il Metropolitan (http://www.metmuseum.org/): si visitano una mostra temporanea e al massimo due sale della collezione permanente (già così un paio d’ore volano), e come ultima cosa si sale sul sul roof top dove, con grande sorpresa, si trova un bellissimo giardino con prato-tappeto, panchine, siepi, installazioni d’arte (fino al 2 novembre, Dan Graham con Gunter Vogt), e una vista strepitosa su Manhattan.

Ore 15 Anche solo per farci un selfie memorabile o per postarlo su Instagram, il Guggenheim (http://www.guggenheim.org/new-york) sul Museum Mile va visto e rivisto. Frank Lloyd Wright impiegò 16 anni per progettare e costruire il suo capolavoro modernista che rivoluzionava i canoni dell’epoca, compreso il percorso di visita a spirale dall’alto verso il basso. Il museo di arte moderna che qualcuno definiva un cupcake uscito dal forno, aprì al pubblico nel 1959 e oggi è considerato uno dei simbolo di Manhattan.

Ore 17 Non esiste Manhattan senza Central Park (http://www.centralparknyc.org/). Gli ingressi sulla Fifth Avenue  sono ogni cento metri. Ovunque si entri è uno spaccato sul lifestyle newyorchese: sport e fitness, dog sitter trainati da cinque o sei guinzagli, gente d’ogni origine e provenienza, bambini pieni di tate o che tornano dal tennis, letture all’ombra di alberi immensi, fotografi naturalisti, signore elegantissime con sneaker o flip flop di gomma a seconda della stagione, lezioni di falconeria, concerti…. Un giro qui non è soltanto ristoratore come una passeggiata nel bosco ma è più istruttivo di un trattato di statistica!

Giorno 2

Ore 19 Eliminiamo subito gli equivoci: non suggeriamo il Sirio (http://siriony.com/) per chi rimpiange la pasta asciutta. È sì un ristorante italiano, ma anche uno dei più famosi della Fifth Avenue. E anche se lo chef e buona parte dello staff sono italiani nati e cresciuti, i sapori sono d’Oltreoceano. Saranno gli ingredienti, sarà il décor di Adam D. Tihany, uno degli interior designer più famosi della città, ma l’atmosfera è assolutamente “Upper East Side”. Take your time: tra l’amuse bouche e il tiramisù, passano un paio di ore. Dopo cena, si prosegua sulla Fifth per qualche isolato, fino all’Apple Store, aperto 24 ore al giorno e 7 giorni su 7: a quell’ora certo non si trova certo la confusione del giorno.

Ore 8 Dall’hotel Lowell al 432 di Park Avenue (http://432parkavenue.com/?state=home), ci vogliono dieci minuti a piedi. È un cantiere, un work in progress dal quale tra un anno sorgerà il più alto building residenziale di NYC, e dell’Emisfero Occidente: 96 piani e 104 appartamenti compresi 10 attici. Progettato come un resort extra lusso, avrà un piano per il ristorante, uno per la spa e la piscina a sfioro, uno per palestra, sala giochi per bambini, cinema e sala per concerti, biliardo ecc…

Ore 8:30 In metropolitana o in taxi si raggiunge Lower Manhattan. Contate almeno 30-45 minuti e altrettanti per il ritorno. Si sbuca a Ground Zero, ai piedi del nuovo World Trade Center (541 metri di grattacielo o 1776 piedi, come la data dell’Indipendenza) tra gru in movimento, martelli pneumatici accesi, operai al lavoro e il fracasso del work in progress colossale di cui non si immagina la fine né in mesi né in altezza. Improvvisamente, c’è invece silenzio davanti alle fondamenta sviscerate delle Twin Towers, oggi trasformate in due enormi vasche coi nomi delle 2983 vittime. La fila all’entrata del 9/11 Memorial & Museum (http://www.911memorial.org/) è lunghissima, ogni giorno da quando il museo ha aperto lo scorso 21 maggio. Due ore sono il tempo minimo per vedere rottami, foto, oggetti, documentari, foto di chi ha perso la vita negli attentati dell’11 settembre 2001, e leggere la ricostruzione dei fatti, minuto per minuto. Scaricando la App “9/11 Memorial Museum”, si segue il percorso ascoltando racconti e spieghe di Robert De Niro, che quel giorno ha visto tutto dalla finestra di casa sua.

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