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Armenity

Dal 6 maggio alla Biennale di Venezia una mostra dedicata agli artisti contemporanei della diaspora armena

Dal 6 maggio alla Biennale di Venezia una mostra dedicata agli artisti contemporanei della diaspora armena

di Maria Tiziana Leotta

Inaugura mercoledì 6 maggio alle ore 21.00 “Armenity”, la mostra dedicata agli artisti contemporanei della diaspora armena a cura di Adelina Cüberyan v. Fürstenberg. In questo simbolico 2015, il Ministero della Cultura della Repubblica dell’Armenia dedica il suo Padiglione partecipante alla 56° Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia agli artisti della diaspora armena, collocato per l’occasione al Monastero Mekhitarista dell’Isola di San Lazzaro degli Armeni e servito da vaporetti pomeridiani con partenza dai Giardini.

Il concetto curatoriale di Armenity, rafforza la nozione di dislocamento e di territorio, di giustizia e di riconciliazione, di ethos e di resilienza.  indipendentemente dal loro luogo di nascita, ciascuno degli artisti parte di questo progetto porta con sé la memoria, l’identità e la verità delle sue origini. Un’adunata “transnazionale” sotto l’insegna di un’identità frammentata e dispersa, ricostruita e rinnovata con il talento di questi artisti, nipoti di coloro che sono sfuggiti al Genocidio Armeno nel 1915,  il primo del XX secolo. Il loro radicato interesse nei confronti dell’identità e della memoria si sovrappone alle nozioni di territorio, confine e geografia. Che siano nati a Beirut, Lione, Los Angeles o al Cairo e ovunque essi vivano, questi cittadini globali mettono costantemente in discussione e reinventano la loro armenità.

L’Isola di San Lazzaro degli Armeni, situata tra San Marco e il Lido, di fronte ai Giardini della Biennale è il luogo dove il monaco armeno Mekhitar nel 1717 stabilì la sede della Congregazione Mechitarista e dove, in seguito, Lord Byron studiò la lingua armena. L’emblematico monastero di San Lazzaro, con i suoi giardini, l’antica tipografia, il chiostro e la preziosa biblioteca di manoscritti, ha contribuito a preservare uno dei patrimoni più importanti della cultura armena, gran parte del quale altrimenti sarebbe andato perduto.

Il catalogo, pubblicato da Skira, presenta riproduzioni a colori e testi in inglese e armeno. Prefazioni, introduzione e testo curatoriale sono seguiti da pagine dedicate a ciascuno degli artisti, con testi degli artisti stessi, o saggi di critici d’arte e autori (Ruben Arevshatyan, Cecile Bourne, Ginevra Bria, Adam Budak, David Kazanjian, Berthold Reiss, Gabi Scardi, Hrag Vartanian) e altre pagine con le immagini, disegni e collages delle opere. La terza parte del catalogo contiene saggi della storica d’arte e curatrice indipendente con base a New York, Neery Melkonian, e di Stephanie Bailey, scrittrice d’arte e editor di Ibraaz di Londra. In calce al volume vi è una sezione contenente le traduzioni in armeno di tutti i testi.

Oltre al catalogo è pubblicato un libro di poesie composto di una selezione di poemi di 12 poeti armeni nati dopo il genocidio armeno e la rivoluzione russa e tradotto in francese dal poeta svizzero-armeno Vahé Godel. Il libro comprende un saggio dell’autore e una selezione di traduzioni armene delle poesie.

Nel contesto di Armenity,  sono in programma all’Anfiteatro dell’Arsenale, dal 5 all’11 settembre, una serie di performance, dibattiti e video proiezioni di artisti, poeti e registi indipendenti originari dell’Asia Minore.