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Delitto quasi perfetto

Una mostra multisensoriale al Pac di Milano commentata dall’artista Barbara Pietrasanta che l’ha visitata

Una mostra sensoriale al Pac di Milano racconta storie di crimini

Di Barbara Pietrasanta

Un brivido gelido mi percorrere la schiena anche se fuori il termometro segna più di 30 gradi centigradi. Ma in questo luogo di Milano il tempo sembra imbrigliato in un muro di impronte sanguinanti (Fabian Marti) felpe rosse disposte a semicerchio (Keith Farquhar) e stanze piene di oggetti squisitamente usciti da ossessive menti criminali. Il collezionismo, apparentemente senza un senso di Noam Toran, che si trova ormai spesso nelle recenti installazioni di arte contemporanea, dispiega qui tutta la sua forza ossessiva, annullando la distanza tra il collezionismo di ossa e quello di immagini. Oggetti e reperti disposti minuziosamente su tavoli e pareti, tracce di reato, ritagli di giornali, video tormentosi e valigie abbandonate qua e là contenenti un immaginario selettivamente delittuoso si abbinano ad altre rappresentazioni simboliche eseguite nei vari linguaggi, dall’installazione fino alla pittura sapientemente eseguita. Incedo indecisa verso la stanza in fondo mentre una voce metallica rimbomba e fa da sonoro a ciò che si scatena nella mente suscitata da queste provocazioni. Mi fermo inquietata davanti a una stanza con la monumentale installazione di Monica Bonvicini: un anello con sei cinture in lattice nero che ruota lentamente.

“Perchè il desiderio è sempre legato al crimine?” Cita il video di Karl Holmqvist. Penso ai tanti delitti a sfondo sessuale, come quelli mai risolti che hanno riempito i rotocalchi nelle caldi estati. Se si pensa ce n’è sempre più di uno nella nostra memoria. Ma il video di Brice Dellsperger in stile gotico non riesco proprio a vederlo finire tanta è l’angoscia che mi prende. L’occhio preferisce fermarsi sull’opera di Saadane Afif, nello spazio a fianco, che trasforma il Centre Pompidou in una bara, certo più rassicurante. Scorgo il guardiano e penso con sollievo che non sono sola in questa grande scena del crimine. Ma se l’assassino fosse proprio lui?

Le sale al primo piano, disposte a cannocchiale, emanano odori di acrilico e sangue. La nausea mia accompagna tra i disegni di Erik Van Lieshout e la collezione di triller di Julien Prévieux fino al libro nero, nell’ultima stanza, posto su un piedistallo dal titolo “Prova a rubarmi!”.
Torno all’uscita, con la sensazione di non aver visto una mostra, ma di aver camminato in un percorso ricco di sensazioni, e non è poco.
Certo, il tema della paura scatena le fantasie e non lascia indifferenti però, a parte alcune opere discutibili, l’effetto d’insieme è a mio parere riuscito. Anche l’accostamento di pressoché tutte le tecniche e i linguaggi crea una concertazione davvero multimediale. Non me ne vogliano gli artisti che non ho citato, li citerò qui in fondo, ma è la concertazione la forza comunicativa. Gli artisti e le opere qui si mescolano e si ripetono ossessive come le tracce che lasciano nella nostra mente e nelle nostre paure.

Il delitto quasi perfetto
11 Luglio – 7 Settembre 2014
Padiglione di Arte Contemporanea
Via Palestro, 14 Milano

GLI ARTISTI: Saâdane Afif, Kader Attia, Dan Attoe, Dirk Bell, Bik Van der Pol, Jean-Luc Blanc, Tommaso Bonaventura, Monica Bonvicini, Ulla von Brandenburg, Aslı Çavuşoğlu, Maurizio Cattelan, François Curlet, Brice Dellsperger, Jason Dodge, Claire Fontaine, Gardar Eide Einarsson, Matias Faldbakken, Keith Farquhar, Dora Garcia, Douglas Gordon, Eva Grubinger, Richard Hawkins, Karl Holmqvist, Pierre Huyghe, Alessandro Imbriaco, Onkar Kular, Gabriel Lester, Erik van Lieshout, Jonas Lund, Jill Magid, Teresa Margolles, Fabian Marti, Dawn Mellor, Mario Milizia, Raymond Pettibon, Emilie Pitoiset, Julien Prévieux, Lili Reynaud-Dewar, Aïda Ruilova, Allen Ruppersberg, Markus Schinwald, Fabio Severo, Jim Shaw, Noam Toran, Luca Vitone e Herwig Weiser.