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Palermo d’autunno

Palazzo Mirto e atmosfere barocche nella Palermo d’autunno


di Barbara Pietrasanta

Un sole ancora caldo accoglie chi atterra a Palermo in questo inizio autunno quasi irriverente per chi viene dal già freddo nord. La tragedia dei naufraghi, in scena a poche miglia da qui, paralizza il mio sentimento davanti a questa conca d’oro nel cuore del mediterraneo, intrisa di storia di sbarchi da oriente e occidente. I turisti sbucano trascinando le loro valigie dai vicoli come pellegrini di fine stagione e il pullulare umano si riversa nelle strade gonfiandosi, ora dopo ora, nelle piazze a quinta dove si specchiano statue mute e fuggono all’orizzonte cupole arabe color melograno.

Palermo ha una bellezza che non lascia indifferenti, come lo scirocco che soffia continuo nelle sue strade che intersecano case liberty e palazzi barocchi ricoprendo di umidità la pelle, e come la sua gente che si apre e si chiude dietro le persiane e i panni stesi, sbirciando la vita che scorre intorno a Piazza Marina. La notte è un bel momento per scoprire gli scorci scenografici che appaiono all’improvviso, quasi una quinta che sussurra echi e storie, mentre la movida sale e le strade sono invase dall’irrefrenabile strepitio che si ammansisce soltanto all’alba.

Tante sono le cose da fare in questa città, ma i giorni sono pochi. Mi trovo a curiosare tra le bancarelle di antiquariato a Piazza Marina dove si possono portare a casa oggetti e gioielli siciliani di buona fattura.

Restando nei dintorni mi viene suggerita una tappa a Palazzo Mirto, all’interno della Kalsa, l’antica cittadella araba fortificata.  Qui si entra nell’atmosfera barocca da “Gattopardo”, l’indimenticabile film di Luchino Visconti che ha raccontato bene la vita aristocratica nella Sicilia di fine ottocento. Questa dimora palermitana dei Lanza Filangieri Principi di Mirto, fu abitata fino al 1982 prima di essere donata alla Regione siciliana per costituirne un museo. L’edificio, costruito in più periodi a partire dal cinquecento, pare rimasto fermo al giorno in cui l’ultimo discendente della nobile famiglia l’ha lasciato. Ma la configurazione della dimora risale al 1793 e rispecchia quella voluta dal principe Bernardo, le cui glorie sono immortalate nell’affresco sul soffitto del Salone del Baldacchino e realizzato dall’Interguglielmi nel secolo XVIII.

Al piano terreno le ex carceri, la grande e piccola cucina, le scuderie ove sono custoditi carrozze, calessi e finimenti del secolo XIX, i magazzini, gli ambienti destinati alla servitù, che con il terzo piano, sede dell’amministrazione della casa, completano la struttura del palazzo.

Il primo piano, o piano nobile, presenta una sequenza di ambienti sontuosamente arredati, che si susseguono uno dopo l’altro, intorno ad un cortile pensile con una splendida fontana barocca e culminanti nel Salone del Baldacchino e nel Salone degli Arazzi. In quest’ultimo si svolgevano le feste e tutte le cerimonie ufficiali che scandivano la vita nobiliare.

Il secondo piano, pur contenendo ambienti destinati ad un uso sociale, ma per una più ristretta cerchia di amici, era riservato alla vita privata della famiglia. In esso sono ubicati la camera da letto dei principi, la sala da pranzo, due biblioteche ed una sequenza di studi e salotti che presentano analoghi elementi decorativi del piano nobile.

Merita particolare attenzione la ricca collezione di oggetti e porcellane orientali disseminati nelle varie stanze, con un “fumoir” arredato con mobili e divani cinesi.

Curiosità: qui sono proprio state girate alcune scene dei film “Il gattopardo”, “Baaria” e “La baronessa di Carini”.

Prima di partire e dopo aver mangiato parecchi cannoli ricchi di soffice ricotta mi affido al detto siciliano che dice: “Chi visita Palermo e non Monreale, arriva asino e torna maiale” e colgo un passaggio per ammirare la Cattedrale e i suoi magnifici mosaici bizantini.

Dall’alto del monte Caputo il golfo e la Conca d’oro che un tempo fu un ricco giardino di agrumi sembra un mare di luci che ondeggiano alla deriva.

Dove mangiare un boccone

Antica Focacceria San Francesco (via Alessandro Paternostro). Beneficia della bellezza della facciata dell’omonima Basilica, la sera è un ambiente davvero suggestivo dove gustare piatti tipici come le Sarde a beccafico, la Caponata, i cazzilli e le panelle, focacce ripiene e sfincione.

La Cambusa (piazza Marina 16). Ottimo pesce e location all’aperto.

La taverna del pavone (vicolo pensato 18 – Monreale). Un salto a questo borgo è d’obbligo per ammirare la magnifica Cattedrale e il panorama della Conca d’oro di Palermo. Piatti tipici riveduti con raffinatezza e buona selezione di vini. Ottimi gli involtini di pesce spada e la pasta con le sarde.