REPORTAGE

Al centro del Sur

Montevideo è Capitale della Cultura Iberoamericana 2013, una scommessa per il paese e l’occasione per una rivincita sulla vicina Buenos Aires


Testo e foto di Naida Caira

Si sta consumando quasi in sordina, almeno da questa parte dell’Atlantico, ma nella discretissima capitale dell’Uruguay lo gridano da gennaio tutti i cartelli pubblicitari: Montevideo è la Capitale della Cultura Iberoamericana del 2013.
Che l’evento faccia meno rumore del suo corrispettivo europeo è un fatto evidente, del resto il paese del ex-tupamaro Pepe Mujica, meglio conosciuto come il presidente più povero del mondo, di recente ha fatto parlare di se più per questioni politiche come l’approvazione del matrimonio egualitario o la proposta di legalizzazione della marijuana. Eppure in Uruguay la cultura pesa, eccome, e i già orgogliosi abitanti della capitale hanno accolto la scelta come un riconoscimento di grande prestigio. Per la repubblica orientale dell’Uruguay è una scommessa, l’opportunità di liberarsi per un anno dalla luce riflessa dell’Argentina e farsi conoscere per quello che realmente la caratterizza.

Esa tristeza

Il turista che cerca il fascino rassicurante dei quartieri coloniali pittoreschi e tinteggiati di nuovo rimarrà probabilmente deluso nel passeggiare per le strade della ciudad vieja di Montevideo, che dopo il tramonto si trasformano in luoghi particolarmente sinistri. Difficilmente sarà colpito dalla magnificenza degli edifici, tantomeno dalle possibilità di fare shopping o dalla vibrante movida underground che offre, invece, la vicina Buenos Aires. A meno che non sia una tappa obbligata di una crociera nel Rio de La Plata, sono altre le ragioni per decidere di passare da queste parti.



A Montevideo si vive per le strade, spesso anonime e prive di riferimenti, camminando lungo le spiagge sterminate da Malvin fino al Parque Rodò per comprare un churro fritto al chiosco della Playa Ramirez. La città ha un’anima innegabilmente malinconica e meno festaiola della sua vicina rioplatense. E’ orgogliosa, discreta e leggermente autoreferenziale, senza per questo risultare chiusa. E’ difficile che un uruguayo completi una frase senza fare riferimento almeno una volta al proprio Paese, ma sempre con l’umiltà di chi sa di abitare una piccolissima parte di mondo.

L’anima nera del Rio de La Plata

Sai che ti trovi a Montevideo se esci una domenica pomeriggio e senti una strada tremare al suono di decine di tamburi con una moltitudine di gente al seguito che balla e si dimena. E’ il candombe, la rabbia nera che racconta del continente schiavo ma che suonano anche i bianchi.

E sei sempre a Montevideo se un quarto degli abitanti della città suona o almeno strimpella un tamburo, o quando ti dicono che l’acustica migliore è quella di una certa strada che suona meglio di un’altra, come succede a Palermo e Barrio Sur. E poi c’è una via che racconta tante storie, Tristan Narvaja, dove si susseguono librerie polverose accanto alla serranda abbassata della sede dei Tupamaros. Di domenica si riempie dei banchi del mercatino, si cammina rovistando tra i libri usati di Eduardo Galeano e Mario Benedetti, tra i vecchi album dei calciatori della Celeste e i dischi di Ruben Rada o Hugo Fattoruso.


Mate e Circense

Nell’anno dedicato alla cultura a Montevideo si moltiplicano gli eventi, quasi sempre sponsorizzati dal colosso locale delle telecomunicazioni Antel. La solita grande attenzione è stata dedicata al Carnevale, secondo per importanza solo a quello di Rio, lungo quasi quanto un’estate intera, che parte dalle strade e prosegue sui palcoscenici del Teatro de Verano in una competizione teatrale che come struttura performativa e partecipazione popolare non ha eguali nel mondo. Quest’anno è stato riservato uno spazio particolare anche all’arte contemporanea con la prima Biennale D’arte dal titolo “El Gran Sur” che ha visto la partecipazione di artisti da 50 paesi.

I gauchos e i loro raduni annuali, primo tra tutti la Rural del Prado, richiamano gente da ogni parte del paese, armati di mate e termos sotto il braccio fanno la fila ai distributori di acqua calda a gettoni.

Le spiagge, lunghe e silenziose, una volta l’anno si colorano di azzurro e di bianco per celebrare la dea madre degli Oruba, qui come in Brasile si offrono doni al mare per compiacere la dea Yemaja.  Vale infine la pena provare e apprezzare anche la gastronomia rioplatense nella sua versione locale, con il churrasco, i chivitos, le empanadas, gli alfajores e il vino Tannat.



Per informazioni:
http://capitalcultural2013.montevideo.gub.uy/
http://disfruta.montevideo.gub.uy/