REPORTAGE

Ultime luci del nord

Danimarca on the road. Settembre è tempo di partire per la bella e sorprendente Fionia

Testo e fotografie di Gianmario Marras

Alzataccia! Un taxi mi aspetta alle 4,30, un volo alle 6, Sas SK 1690 Milano-Copenaghen. Quattro chiacchiere con il tassista, e in una manciata di minuti, sono in aeroporto, sull’aereo, e alle 7,30 già sulla pista di atterraggio: benvenuto in Danimarca.

C’è il sole, fa caldo, ritiro bagaglio e auto a noleggio, programmo il navigatore e imbocco l’autostrada, direzione Svendborg isola di Fionia, per alcuni la più bella dell’intera Scandinavia. Si viaggia veloci, smartphone in modalità silenziosa, radio spenta, il paesaggio scorre: campi coltivati e pendenze appena accennate, in Danimarca non ci sono montagne, il punto più elevato misura 171 metri, in compenso c’è il mare, più di 7.000 chilometri di coste e ci sono le isole, 443, per buona parte disabitate. L’isola di Sjælland, dove si trova Copenaghen è collegata alla Fionia dal Ponte sul Grande Belt, lo Storebæltsbroen, lungo 18 chilometri. Ci passano più di 30.000 auto al giorno.

Arrivo a Svendborg, cittadina industriale, riconvertita in parte al turismo. La passione per il mare qui è evidente, il porto è affollato di barche, vele solcano le onde e splendidi velieri in legno offrono minicrociere con approdi nelle isole vicine alla costa: SkarøDrejø, Hjortø, piccoli paradisi per chi ama pescare e il birdwatching. Le isole più grandi di Langeland e Tåsinge si raggiungono in auto, o in traghetto come Ærø (pronuncia con erre alla francese), dove sono diretto.

Abituato come sono alle isole del sud, al Mediterraneo, alla “mia Sardegna”, capisco che l’insulomania, non si attenua sulle linee di confine, sempre e ovunque subisco il fascino dell’onda, della leggera vertigine provocata dalla scia del natante mentre abbandona la terraferma. Il traghetto parte da Svenborg, in perfetto orario, sta piovendo e ci sono parecchi turisti, famiglie, coppie di giovani e anziani, in auto in bicicletta, a piedi. Vanno a Ærø, in cerca di spiagge, natura, silenzio, tradizioni d’una volta.

Poco più grande della nostra Pantelleria, con 167 chilometri di coste e circa 7.000 abitanti, l’isola sembra accogliente: sentieri nella natura, spiagge, piste ciclabili, niente traffico né inquinamento. Sulla mappa che ho fra le mani sono indicati persino i 15 bagni pubblici con accesso per disabili, che si trovano lungo la costa.

Sbarco ad Ærøskøbing, borgo d’origine medioevale con case a graticcio, cortili, strade lastricate in pietra. Ho una stanza prenotata sulla piazza principale al Pa Torvet (Torvet 7, tel. 0045 62524050), a pochi minuti dal porto, dove mi accolgono proponendomi subito qualcosa per pranzo a uno dei tavoli all’aperto. Ci sono un po’ di turisti, l’atmosfera è riposante; mi dicono che stanno aspettando altri italiani. L’isola, nonostante le dimensioni ridotte, ha sempre avuto una certa importanza, per i cantieri navali e il traffico mercantile nei suoi porti; gli uomini qui sono sempre andati per mare. Oggi Ærø è più nota come metà turistica ed ecologica, per gli obiettivi raggiunti nell’utilizzo di energie rinnovabili: dal sole, con il sistema di pannelli solari più vasto del mondo, e dal vento mediante pale eoliche, proprietà di un consorzio formato dalla popolazione, in grado di provvedere al 120% del fabbisogno annuale di elettricità. Sorprendente! Anche perché l’impatto ambientale di questi impianti sul paesaggio è nullo: non si vedono. I panorami sono un susseguirsi di basse colline e piane coltivate fino al mare, di macchie verdi interrotte da bianche scogliere e spiagge, di fattorie e villaggi sparsi, dal borgo marinaro di Marstal con l’interessante Museo Marittimo, fino a Søby, con i mulini a vento, le case dal tetto in paglia e il piccolo porto peschereccio, dove dopo tre giorni passati sull’isola, sto aspettando di salire sul traghetto diretto a Faaborg, sulla costa della Fionia.

Per pranzo ho prenotato al Falsled Kro, ristorante e hotel di Millinge, parte dell’associazione Relais & Châteaux e  fra i più apprezzati della nazione. L’edificio sembra uscito dalle tavole di un illustratore di fiabe, risale al 18° secolo, ha tetti in paglia e mura bianchissime e il cielo color cobalto di questa giornata d’estate  rende il quadro  perfetto: c’è perfino una Bentley color panna, con targa elvetica parcheggiata, anzi direi adagiata sul parcheggio, dal fondo in pietrisco. Con il lunch menù, me la cavo con meno di 500 kr, una settantina di euro. Arrivati sin qui, può valerne la pena, anche senza la Bentley targata Geneve. Sulla mia Golf nera a noleggio, rientro a Faaborg: c’è un sole caldo, sulla Østergade, via pedonale nel centro cittadino l’atmosfera è sonnolenta, 4 musicisti di strada attaccano con «What a wonderful world».

Dall’alto del Klokketårnet, il campanile, di una ex chiesa medioevale osservo il panorama di questo antico centro mercantile, di cui ancora rimane la Vesterport, porta occidentale del 15°secolo, rari visitatori passeggiano per la Østergade fino alla porta del Museo, annunciato da un’ immacolata facciata  neoclassica, i negozi, lungo la via espongono merce in saldo, i musicisti di strada preparano gli strumenti e ripartono con «Summertime». Vado verso l’auto parcheggiata al porto, imposto il navigatore: Egeskov, il castello rinascimentale meglio conservato d’Europa, con tanto di fossato e ponte levatoio, il suo nome (querceto, in danese) fa riferimento al bosco di querce abbattuto per la fabbricazione dei pali su cui poggia l’edificio, in un’ala del castello abita ancora la famiglia dei proprietari. Fra le tante sale, trovo suggestiva quella di caccia, profuma d’Africa, così carica di trofei e poi la sala di Rigborg, dov’è custodito il «Palazzo di Titania», una casa di bambola, arredata con 3.000 pezzi unici in miniatura, provenienti da ogni parte del mondo: favolosa! Leggo che  in Danimarca, la monarchia è tenuta in gran conto e l’apprezzamento per la Regina Margherita II è altissimo. Non lo sapevo, la maggioranza dei danesi è orgogliosa di avere un rappresentante della nazione appartenente alla Casa Reale. Guardo l’orologio, questa sera ho appuntamento con Rikke al ristorante Rudolf  Mathis di Kerteminde. Ci vediamo per l’aperitivo, i tavoli all’aperto sono praticamente sull’acqua, a pochi metri da pescherecci stile Capitan Findus, ho conosciuto Rikke nel mio viaggio precedente, un paio di mesi fa, sorseggiamo  champagne, nella meravigliosa luce baltica,  mi racconta della piccola parte ottenuta nell’ultimo film di Niels Arden, regista noto in Italia per il film “Uomini che odiano le donne”, «in questi giorni si gira nelle vicinanze» dice (in Fionia sono stati girati oltre 40 film, incluso In un mondo migliore, premio Oscar nel 2011, informazioni per tour organizzati rivolgetevi al Faaborg Turistbureau) e infatti al tavolo accanto al nostro ci sono diversi attori danesi, impegnati nel film, sembra siano famosi,  ma io non ne conosco nessuno. «Perché non vieni sul set domani? », propone Rikke, «va bene», rispondo mentre scorro il menù con lo sguardo e ordino Sauvignon Blanc. Sul set di Arden, il giorno dopo, davanti alla grande chiesa bianca di Mesinge, si gira la scena di un funerale, il cielo è blu, nuvole bianche corrono in cielo: «what a wonderful world» penso, mentre un gruppo di persone in abbigliamento anni settanta, piange davanti alle cineprese e un prete-attore legge salmi dalla Bibbia. Nel  paesaggio intorno, nulla sembra essere  fuori posto, il lavoro agricolo è sistematico, capillare: terre arate, si succedono a campi color oro, attraversati dal nastro scuro dell’asfalto di strade deserte, in lontananza si vedono dei cavalli. Verso nord, lungo la statale 315, la natura incolta prende dolcemente il sopravvento, sto attraversando la penisola di Hinsholm, diretto a Fyns Hoved, il suo punto più estremo, un’area interamente protetta, fra le più seducenti della Fionia: sulla spiaggia, 4 ragazzi si godono il mare, c’è un vento leggero e il sole ha preso la curva del tramonto, non è un caso se in questa zona risiedono e trascorrono periodi di villeggiatura, alcuni fra i personaggi più in vista della Danimarca, campioni sportivi, personalità della politica, artisti, incantati dalla luce ispiratrice di questi luoghi, la stessa che illumina le opere del pittore Johannes Larsen, a cui è dedicato, nella casa in cui visse, uno dei musei più importanti della regione ( www.johanneslarsenmuseet.dk ). Sono tante le attrattive di Kerteminde: natura, arte, gastronomia, sport, eventi, c’è un acquario dalle grandi vasche dove nuotano foche e focene, e un piccolo ma notevolissimo  museo dedicato ai vichinghi Vikingemuseet Ladby, dove si conservano i resti di una nave lunga 21 metri, risalente al 10° secolo, con la quale fu sepolto un capoclan assieme ad abiti, armi, gioielli, monete, suppellettili, cani e cavalli. Il reperto è custodito, sotto una collinetta di terra, e la visita è piuttosto emozionante, gironzolo anche per le sale del museo ricche di reperti e con la riproduzione della nave funeraria in dimensioni reali, poi all’esterno, sorpresa, hanno allestito un piccolo accampamento e un vero cantiere è in attività per la ricostruzione di un vascello vichingo destinato a prendere il mare nel 2015.

Guarda un po’ cosa si può fare, grazie a un po’ di immaginazione, attorno ad uno scafo in legno di soli 10 secoli, penso, avendo in mente l’incomprensibile inerzia italiana, con enormi patrimoni trascurati un po’ ovunque. In meno di 30 minuti dal museo, raggiungo Odense, città capoluogo della Fionia, il nome vuol dire “santuario di Odino” dio ambivalente (come tutti), saggio, poeta e guerriero il più potente secondo la mitologia scandinava. Odense fondata oltre 1000 anni fa è la città dove nacque Hans Christian Andersen, ed è quindi inevitabile imbattersi nel quartiere e nelle case in cui lo scrittore visse e nel Museo con il suo nome, dove con dovizia di particolari si racconta, di ragazzo povero e senza prospettive, divenuto il più acclamato autore di fiabe del pianeta e innovatore nel linguaggio letterario dell’epoca (Bangs Boder 29). Cammino a piedi attraversando il centro cittadino, fra negozi di elettronica, abbigliamento, design, all’interno della Sankt Knuds Kirke , la cattedrale del 15°secolo, risalta un trittico di 5 metri con 300 figure intagliate  e sotto una teca in vetro, lo scheletro millenario di re Knud, patrono della nazione. Ora di pranzo e ora di Smørrebrød (pane nero, guarnito con pesce, salumi, formaggi e verdure), ne ordino all’anguilla affumicata e al salmone, aggiungo una pinta di birra Albani, seduto al Kong Volmer bistrot, pranzo veloce, prima di raggiungere con una barca sul fiume il parco Munke Mose e da lì oltre il bosco di Fruens Bøge, arrivare al Den Fynske Landsby, il Villaggio di Fionia, dove  è stato ricostruito l’ambiente agricolo un villaggio dal 1700 al 1900: tutti gli edifici sono originali, smontati in diverse parti dell’isola e rimontati qui pezzo per pezzo, anche botteghe artigianali le fattorie, il ristorante sono rigorosamente d’epoca con personale abbigliato come 200 anni fa. Un salto nel tempo, apprezzato soprattutto dalle famiglie con bambini. Difficile annoiarsi, da queste parti, nel calendario degli eventi in programma si trova sempre qualcosa di interessante, a volte di entusiasmante: ad esempio se siete fra i patiti delle competizioni sportive o ancora di più della pallavolo, dal 20 al 22 settembre, allo Stadium Arena Fyn, è in programma la fase finale dei Campionati Europei 2013, con la nazionale italiana di pallavolo fra le squadre protagoniste (informazioni e biglietti: www.eurovolley2013.dk ). È l’ultimo giorno in Danimarca, diretto a Copenaghen, mi fermo a Nyborg, il borgo crebbe a partire dalla fine del 12° secolo, attorno al castello ancora esistente e divenuto sede di numerosi eventi culturali, un incendio nel 1797 distrusse la metà degli edifici cittadini, ma molti rimasero in piedi e alcuni dopo i restauri degli ultimi anni sono visitabili, oltre al castello, visito la casa del mercante, con mura dipinte di rosso, porte intagliate, ampio cortile e una raccolta etnografica, oggi è giorno di nuvole e di mercato per le vie di Nyborg e ho voglia di un espresso. Entro al cafè Anthon, ordino caffè e croissant, il Sanne Gryholt trio ha finito di accordare gli strumenti e sta iniziando il suo concerto mattutino: Chain of  fools di Aretha Franklin, Keeper of the flame di Nina Simone, One degli U2… Non me ne vorrei andare ma sono le 12, ora di pranzo, quasi tardi per me che ho il volo alle 17,20 da Copenaghen. Il ristorante di Patrick Lieffroy, con grandi vetrate è proprio di fronte al mare del Grande Belt, per ora, sono l’unico cliente, ordino aragostine, con orzo e piselli, funghi chiodini, finocchietto e gocce di formaggio affumicato; merluzzo in crosta croccante con mais in olio di prezzemolo, funghi e salsa acida di cipolle; gelato al limone con petali di fiori selvatici, gelatina di liquirizia e lamponi. Grazie Patrick, la tua cucina è pura poesia, ma adesso e davvero ora di partire.

Arrivare:

In aereo con SAS: www.flysas.com e Easy Jet: www.easyjet.com da Milano e Roma su Copenaghen con tariffe a partire da 47 euro. La Fionia dista circa 150 chilometri dall’aeroporto, in autostrada o treno, se avete programmato di viaggiare con i mezzi pubblici, troverete utile il sito: www.rejseplanen.dk ; se invece noleggerete un’auto, risulterà utilissimo aggiungere (o portarvi da casa) un navigatore satellitare.

Informazioni generali per il viaggio: Ente Nazionale per il Turismo Danese www.visitdenmark.it; tel. 02 874803

Valuta: Corona danese, del valore di circa 0,13 euro

Elettricità: Nella maggioranza dei casi si utilizzano spine a due poli, per precauzione portate con voi un adattatore, potrebbe risultare indispensabile se usate apparecchiature con spina a tre.

Dove Dormire:

Isola di Aero: Pa Torvet, confortevoli appartamenti con dotazione di piccola cucina nella piazza principale di Aeroskobing, Doppia con colazione da 100 euro, offerte speciali a settembre.

Millinge: bb Solbjerggaard, dopo i restauri questa tipica fattoria della Fionia, costruita nel 1729,  è diventata un originalissimo e accogliente bed&breakfast, con annessa galleria d’arte e atelier di moda. Gli appartamenti sono dotati di angolo cottura. Doppia con colazione da 87 euro.

Kerteminde: B&B Kerteminde, dimora storica appartenuta ad un mercante del 16° secolo, poche luminose camere con arredi minimalisti. Doppia con colazione da 80 euro.

Odense: Hotel Knudsens Gaard, Fattoria storica, completamente ristrutturata, poco distante dal centro della città, camere confortevoli e ottimo livello di servizi, fiore all’occhiello il ristorante. Doppia con colazione da 107 euro. Offerte autunno 2 adulti+bambino da 100 euro.