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Los Angeles 2

Continua il viaggio su Wilshire Boulevard. Dopo Hollywood e Rodeo Drive, si arriva a La Cienega dove comincia la vera L.A.

Continua il viaggio su Wilshire Boulevard. Dopo Hollywood e Rodeo Drive, si arriva a La Cienega dove comincia la vera L.A.

di Beatrice Cassina

Da Santa Monica si arriva velocemente a Brentwood, zona residenziale tra le più care del momento (e dove abitano molte celebrità del mondo del grande schermo). Le ville vip sono nascoste in strade laterali, ma la vita di strada, fatta di bar, ristoranti, negozi, di un Coutry Club nascosto da siepi di alberi, fa intuire un diffuso benessere. Qui, come a Santa Monica e in altri pochi luoghi a Los Angeles, si può passeggiare. Di solito invece ci si sposta da un posto all’altro solo in auto.

Subito dopo avere superato la 405 Freeway, girando a sinistra in direzione nord, si arriva alla nuova sede del Paul Getty Museum. Progettato da Richard Meier e costato un miliardo di dollari, è disteso sulle colline che si affacciano sull’oceano e interamente ricoperto di travertino bianco, è probabilmente uno dei musei più ricchi del mondo e certamente uno dei momenti culturali più importanti della metropoli (insieme a moltissime gallerie e ad altri musei, come il LACMA – Los Angeles County Museum of Art). Per volontà di Paul Getty il museo – e quindi la cultura qui raccolta, tra collezioni d’arte, conferenze e spettacoli – è disponibile gratuitamente a tutti. Non ci sono biglietti da pagare, ma solo 5 dollari di parcheggio.

Subito dopo l’alto e imponente Federal Building, c’è Westwood con UCLA, il suo mondo universitario e le sue storiche manifestazioni pacifiste. UCLA è in un certo senso un’altra città e, senza una mappa di orientamento del Campus, non è difficile perdersi. Le migliaia di studenti vivono spesso nei dintorni del Campus. Oltre ad americani, molti asiatici, molti arabi: libanesi, algerini, tunisini, egiziani, soprattutto persiani (preferiscono non essere chiamati iraniani). Molti di loro sono fuggiti da guerre, rivoluzioni, bombe e morte.

Qui si è creata una comunità senza una definizione topografica troppo definita, ma è sicuramente più facile trovare ristoranti e negozi con insegne in arabo che in inglese, o coffee shop dove la sera si può fumare il narghilè.

Proseguendo ancora qualche miglio, superando eleganti grattacieli che ospitano Consolati (anche quello italiano) e uffici amministrativi, si arriva a Beverly Hills. Qui la musica cambia ancora. Sono le strade più lussuose, come Rodeo Drive, con i sui negozi monomarca: da Tiffany a Prada, da Yves Saint Laurent a Della Valle. Cambia la popolazione, cambiano le facce, cambiano il modo di camminare e di sorridere. Se a Santa Monica si incontravano giovani mamme con bambini e ragazzi con lo skateboard, a Beverly Hills il sorriso è spesso quello di donne che hanno uno speciale rapporto con il silicone e i suoi derivati. Sono tutti eleganti e guidano automobili con stemmi importanti: Lexus, Mercedes, BMW, Jaguar. Qualche volta una Bentley. E anche qualche Hummer, la stessa automobile-carro armato che guidava l’ex governatore della California Arnold Schwarzenegger (e per la quale è stato aspramente criticato da chi cercava di  tenere sotto controllo l’inquinamento atmosferico). E poi tante Limousine, soprattutto quando la notte degli Oscar si avvicina. Davanti agli hotel più importanti sfilano le lunghe macchine nere, raccolgono passeggeri in abito da sera e li portano al Kodak Theatre di Hollywood per ritirare – sperano –  la statuetta.

Bel Air è un dietro le quinte. Zona residenziale più ambita in assoluto (e dove un acquisto immobiliare parte da qualche milione di dollari), sovrasta Beverly Hills a Nord Ovest e sta appollaiata e protetta sulle colline. Steven Spielberg abita in una villa di cui, dalla strada, si vede solo un alto muro di protezione. A Bel Air ci sono le Gate Community, strade non aperte al traffico a cui si può accedere solo con il permesso di qualcuno che ci abita. Come ha bene puntualizzato Mike Davis nel suo libro Città di Quarzo, Los Angeles è una città in cui l’esigenza di sicurezza e protezione ha creato un’architettura rivolta e aperta verso l’interno, mai verso la strada. Non si tratta solo della dimensione privata, ma anche di quella pubblica. Un esempio in questo senso è quello del Mall, il centro commerciale, nato qui e diventato un’altra città chiusa e bloccata verso quello che vive al suo esterno. Si entra, poi si esce, con tanto di biglietto (che è quello del parcheggio). Ma non esiste permeabilità tra le due realtà urbane. Davis identifica artefice di questa chiusura nei confronti della socialità e della strada Frank Gehry che, con le sue architetture di muri impermeabili, “sottolinea la repressione delle relazioni, la sorveglianza e l’esclusione che caratterizzano la spazialità frammentata e paranoica a cui Los Angeles sembra aspirare”.

Lasciando alle spalle Beverly Hills si incontra West Hollywood: la città della comunità gay. Un pochino più a nord di Wilshire Boulevard, su Santa Monica boulevard, essere gay non è qualcosa di cui sentirsi imbarazzati. Non è un dietro le quinte, questo. È la normalità. Ordinata e pulita, West Hollywood è un paradiso sereno in cui non ci si stupisce incrociando una coppia di uomini abbracciarti, o due donne che si baciano per la strada. Qui no, non ci si nasconde. Qualcuno si sposa e, anche se il matrimonio gay non è riconosciuto, a West Hollywood lo si può fare con una cerimonia senza valore legale; ma è per molti un motivo sufficiente per decidere di abitare da queste parti.

Continuando a percorrere Wilshire boulevard si arriva all’incrocio con La Cienega dove comincia la vera città di Los Angeles e dove, in cima a un palazzo di trenta piani o più, campeggia la scritta Larry Flyint Pubblications. Al decimo piano di questo grattacielo sta il quartier generale del re del porno e, qualche piano sotto, la redazione della rivista Hustler. Non c’è da stupirsi troppo: ovunque, dall’oceano a Burbank (la città nella Valley, alle spalle delle colline di Hollywood), si trovano per esempio gli strip joint, locali dove ragazze appena maggiorenni ballano e si esibiscono nude di fronte a un pubblico che lancia sul palco biglietti da un dollaro e a cui è vietato bere alcol. La rivista settimanale e gratuita LA Weekly, oltre a rappresentare una voce indipendente e interessante della carta stampata locale, pubblica nelle sue ultime venti pagine annunci con foto di ragazze che si offrono per serate piacevoli o per massaggi.

Pubblicato, insieme ai “sensuali inviti”, sempre un numero di telefono. Spesso le ragazze danno appuntamento in uno degli hotel più belli della città, ma prima di salire in camera discutono il prezzo del ‘massaggio’ per cui sono state chiamate. A volte, questa si chiama prostituzione.

Non si può del resto dimenticare che la Valley era, ed è tuttora, il centro della pornografia. Qui John Holmes aveva infatti cominciato e proseguito la sua carriera di… attore.

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