DESTINATIONS

L’alba di Masada

Una levataccia da Gerusalemme. Ma poi che gioia veder spuntare il sole dalla fortezza di Erode sul Mar Morto

Una levataccia da Gerusalemme. Ma poi che gioia veder spuntare il sole dalla fortezza di Erode sul Mar Morto

di Davide Paterlini

Gerusalemme. Sono quasi le tre del mattino di un mercoledì qualsiasi d’inizio estate. Nei pressi della Porta di Jaffa, uno dei principali accessi alla Città Vecchia, si aggirano spettrali alcune figure ancora assonnate. Ognuna di loro ha con sé uno zainetto. Il silenzio è rotto dal ronzio del motore di un piccolo pullmino che si ferma davanti all’ingresso di uno dei parcheggi sotterranei del centro commerciale “Mamilla”: le porte si aprono e il piccolo gruppetto di persone sale a bordo. Inizia così il viaggio verso Masada, la fortezza naturale costruita ai tempi di Erode Il Grande che domina dall’alto il Mar Morto.

Per gli israeliani questo luogo, che dal 2001 è inserito nella lista del Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO, ha una forte valenza simbolica. Fatta erigere da Erode il Grande tra il 37 e il 31 a.C., a partire dal 66 d.C. Masada fu abitata dalla comunità ebraica dei Sicarii. A questi, pochi anni dopo, si aggiunsero gli sfollati sopravvissuti alla caduta di Gerusalemme. Ben presto l’attenzione dei Romani si rivolse proprio su Masada, che fu oggetto di un lunghissimo assedio, terminato soltanto nel 74 d.C., quando gli abitanti della fortezza, impossibilitati a resistere ulteriormente, si suicidarono in massa. Per questo sulla sommità della rupe, situata a 400 metri di altitudine rispetto al Mar Morto ma in una zona di depressione, è quasi impossibile non trovare gruppi di militari israeliani che vengono a omaggiare i ribelli caduti. Le reclute, poi, salgono a Masada per prestare giuramento di fedeltà: la formula di rito è “Mai più cadrà Masada”.

Ai piedi dell’altopiano che ospita la fortezza di Masada si arriva dopo circa un’ora e mezzo: siamo a circa 100 km di distanza da Gerusalemme. Questo sito archeologico, tutelato da un Parco Nazionale, è accessibile al pubblico a partire dalle 4:30 del mattino. Per quanto possa apparire strano, già a quell’ora le presenze sono numerose: il richiamo dell’alba è irresistibile, anche perché lo scenario naturale circostante è unico al mondo. Ci sono due modi per raggiungere la fortezza di Masada. Uno rapido, rappresentato da una funivia (la cui costruzione ha fatto molto discutere, anche se si è cercato di minimizzarne l’impatto). E uno sicuramente più slow e faticoso ma anche tanto più suggestivo: parliamo dello Snake’s Path, poco più di cinque kilometri di continue curve e controcurve. Un sentiero che si impenna lungo il fianco dell’altopiano, con passaggi avventurosi anche se reso totalmente sicuro in epoca moderna. Unici riferimenti: la luce della luna e delle stelle e i bagliori proiettati da bastoncini fluorescenti posizionati lungo il cammino. Per una persona mediamente allenata, raggiungere la cima richiede un’oretta di cammino. Con un’avvertenza importante: per chi non è troppo mattiniero, è preferibile salire sfruttando la funivia perché il sole a Masada è implacabile fin dal primo mattino.

La fatica della salita a piedi è però totalmente ripagata dallo spettacolo dell’alba, con il sole che fa capolino dietro una delle escrescenze rocciose circostanti. Oltre alle bellezze naturalistiche, Masada offre tesori archeologici unici al mondo. A cominciare dal Palazzo erodiano, che combina elementi architettonici ellenistici e romani ed è posizionato sul lato nord dell’altopiano. Il Palazzo si sviluppa per 30 metri in altezza, su tre livelli. Quello superiore ospitava gli spazi residenziali riservati al Re, con una terrazza semi-circolare circondata da colonne che offre una vista mozzafiato dell’area. Una scala conduce ai livelli inferiori, con locali originariamente dedicati al ricevimento degli ospiti, ai banchetti e alle terme private.

Notevole è anche il Palazzo Occidentale, che, con i suoi 3.700 metri quadrati, rappresenta la struttura più imponente del complesso di Masada: utilizzato per accogliere gli ospiti di Erode e per i ricevimenti, questo Palazzo era riccamente decorato con affreschi alle pareti e pavimenti mosaicati, di cui è oggi possibile vedere qualche traccia.

Un altro aspetto che non può non impressionare i visitatori di Masada e che rende perfettamente l’idea della magnificenza originaria della fortezza è rappresentato dal sistema delle cisterne sotterranee. Si stima che la capacità complessiva di queste cisterne fosse di 40.000 metri cubi d’acqua: un numero stupefacente se si considera che la media delle precipitazioni annuali, in questa zona di Israele, è di 150 millimetri. In queste cisterne era raccolta non soltanto l’acqua piovana ma anche l’acqua proveniente dalla vicina Oasi di En Gedi, fatta arrivare ai piedi della rocca grazie a un sistema di dighe e canali. Quest’acqua era poi trasportata a Masada con degli asini. Oltre a garantire la sopravvivenza degli abitanti di Masada, l’acqua raccolta nelle cisterne alimentava terme (il calidarium è una delle parti meglio conservate della fortezza: si vedono le colonne che sostenevano la pavimentazione, consentendo così la circolazione dell’area calda che andava a scaldare l’ambiente) e piscine, la più grande delle quali, da sola, aveva una capacità di 550 metri cubi d’acqua.