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Amsterdam con Willem

Per visitare bene una città è importante avere una brava guida. Ad Amsterdam c’è il signor Moolhuijsen, che presenta gli highlights in bicicletta

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di Sara Magro foto di Maurizio Pancotti

Visitare una città o un paese con una guida competente, professionale, brava non è affatto scontato. Troppo spesso mi sono trovata a sentire delle banalità che avrei facilmente altrove, anche per giorni. E mi sono sempre chiesta: possibile che pensino che per accompagnare un gruppo basti contargli su qualche dato storico e un paio di aneddoti? Eppure una brava guida è essenziale per capire meglio cosa vedi e visiti.

Finalmente ho avuto fortuna ad Amsterdam, dove mi hanno assegnato Willem Moolhuijsen, un ex hippy, che ha vissuto e conosciuto la città in tutti i suoi aspetti leciti e, sicuramente, anche illeciti. Ha proposto: prendiamo la bici e giriamo? Ma certo, visto che la bicicletta è il mezzo più diffuso. «Ce ne sono 880 mila, più di una per abitante (802 mila), più diecimila all’anno che vengono recuperate in fondo ai canali e portate a rottamare» e mentre lo dice, passa un carro attrezzi carico di lamiere contorte.

Abbiamo affittato una bici (8 € al giorno) e siamo partiti: abbiamo preso il traghetto gratuito dietro la stazione dei treni per andare all’Eye Film Museum, il museo del cinema aperto un anno fa, e i suoi desolati dintorni destinati a diventare la next Amsterdam. Quindi siamo tornati indietro e abbiamo raggiunto il nuovo tribunale con una parete coperta da un giardino verticale e i vecchi silos trasformati in studi di graphic-design e appartamenti. Poi ponti, canali, parchi, Westpark, la zona superborghese, Vondelpark, parco giochi e relax dopo le cinque del pomeriggio. Anche noi, come loro, abbiamo fatto una sosta per bere una bionda leggera in un bar dove non c’era uno straniero nel raggio di un chilometro. Riposati e dissetati,  abbiamo ripreso la via verso Artzuid, l’esposizione biennale all’aperto delle sculture, quindi i canali, la zona delle Nove Strade, con i negozi di moda, il quartiere dove c’è Moooi (Westerstraat 187), superstore del designer Marcel Wanders, praticamente una star internazionale, soprattutto nell’ambito dell’hotellerie di lusso.

E mentre pedaliamo a più non posso lungo i canali, che abbiamo sforato con il tempo di oltre un’ora, continua a raccontare man mano che passiamo davanti a musei e monumenti. Che il padre di Anna Frank, unico sopravvissuto della famiglia, trovò il diario della figlia, lo fece pubblicare e fu un successo clamoroso, grazie al quale comprò anche gli edifici adiacenti al suo ufficio e ne fece un grande museo che ancora oggi ha sempre una fila interminabile all’ingresso. Racconta anche che le tre croci che si vedono ovunque su campanili, spartitraffico e brochure, sono il simbolo di Amsterdam e rappresentano le tre piaghe originali: l’acqua, il fuoco e la pesta. «Oggi sono cambiate. Le tre nuove dannazioni dell’amministrazione sono sesso, droga e rock ‘n roll», lo dice e si mette a ridere forte.

Ma a parte gli aneddoti e le battute, in quattro ore, Willem ha dato una visione della città, del suo lifestyle, dei suoi ritmi, dei suoi highlights, dei suoi numeri: 183 nazionalità conviventi, 165 canale e 1281 ponti, 40 parchi, 9 traghetti: «Ad Amsterdam solo la pioggia e il ferry boat sono gratis. Tutto il resto è a pagamento». Non so come sia andare a visitare i musei con lui, e non so nemmeno se ci andrei con lui, ma senz’altro lo consiglio come brillante e attendibile Cicerone.

Mi lascia all’ingresso del Red Lights District e mi dice: «È tranquillo, non ti preoccupare. E il ristorante dove hai prenotato è serissimo – si chiama Anna, Warmoestraat 11, restaurantanna.nl -, uno dei più eleganti di Amsterdam».

Willem Moolhuijsen
tel. +31 (0)6 41101516
molval@hotmail.com