Italy

Italia sì, Italia no…

Più che un nuovo ministro, per promuovere turisticamente l’Italia ci vuole un programma creativo. E se lo affidassimo ai giovani?

Più che un nuovo ministro, per promuovere turisticamente l’Italia ci vuole un programma creativo. E se lo affidassimo ai giovani?

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di Sara Magro

Massimo Bray è il nuovo ministro alla Cultura con delega al Turismo. Al suo fianco sono state elette le sottosegretarie Ilaria Borletti Buitoni e Simonetta Giordani. Ma il team non crea illusioni sullo sviluppo turistico dell’Italia. Ci sono sempre grandi speranze all’inizio di un nuovo Governo, ma anche stavolta, sospetto, il Turismo non sarà una priorità dell’agenda.

D’altra parte di tempo ne abbiamo perso davvero tanto, e anche di occasioni, per trasformare una delle risorse più promettenti per riportare il Paese in bilancio. Per fare questo ci vorrebbero investimenti mirati alla formazione, alla manutenzione, alla creazione di un sistema-Italia che coordini la piccola media impresa a cui sono affidate gran parte delle attività turistiche.

I siti dell’Enit, l’Agenzia Nazionale del Turismo, o quello ufficiale del Turismo, www.italia.it, dimostrano che l’Amministrazione Pubblica avanza a passo lentissimo verso la comunicazione multimediale, social, contemporanea e preferisce un linguaggio tradizionale, cioè vecchio. Ma se il settore pubblico è troppo grosso e goffo per stare al passo con i tempi, la rete, che procede per non istituzionali quindi più libere, comunica e raggiunge la gente in modo molto più rapido e informale in cambio di valanghe di follower che fanno di casi isolati e indipendenti delle nuove voci autorevoli.

Un esempio di quello che si può fare fin da ora, con mezzi semplici, è Il Digital Diary di Can’t Forget Italy, un progetto di marketing turistico bilingue (Italiano e Inglese) che parla dell’Italia, delle sue Regioni e dei suoi appuntamenti più interessanti servendosi dei nuovi media gestiti da giovani fotografi, blogger, videomaker e creativi. Sul sito sono documentati i primi lavori fatti in Friuli Venezia Giulia, Trentino, Veneto, Emilia Romagna e in Basilicata, una delle regioni dove si stanno sperimentando nuovi modelli di turismo sostenibile, ecologico e aperto alle nuove forme di comunicazione. Ma altri quattro sono già in cantiere per il 2013. Gran parte del materiale realizzato è il risultato di esperienze vere, raccontate in modo spontaneo e in tempo reale per trasmettere il più possibile il coinvolgimento e il divertimento vissuti, con la stessa immediatezza dei social network, che reagiscono con maggior entusiasmo se la foto e il video pubblicati rappresentano situazioni che posso a loro volta vivere, possibilmente non patinate, non architettate, non perfette, non lusso o extra lusso. Nel turismo in rete non fanno scalpore i testimonial famosi e i modelli esteticamente perfetti. Le persone sono più interessate alle opinioni della gente comune su TripAdvisor che a quelle di critici professionisti, e sono attratte da esperienze alla loro portata. Su Facebook e Instagram, spesso, si mettono i “like” in modo istintivo, senza starci a pensare troppo: “Mi pare che mi piaccia, quindi lo scrivo”. Anche una foto malfatta di un aereo pronto all’atterraggio può raccogliere 100 like in pochi secondi, perché è venerdì, perché è l’ora giusta, perché fa caldo e aleggia una gran voglia di partire, perché ha vinto per l’ennesima volta il partito peggiore e scappa la voglia di espatriare…Inutile provare ad elencare gli infiniti motivi che hanno indotto quei like. Di certo, anche solo idealmente, tutti vorrebbero essere su quell’aereo e condividono quel desiderio con la loro piccola comunità di amici, che a loro volta amplificano il messaggio viralizzandolo nella rete.

Forse è presuntuoso dirlo ma basta un rapido sondaggio tra conoscenti per verificarlo, anche l’Italia è un posto in cui molti andrebbero volentieri per ragioni turistiche, anche solo idealmente. Ma bisogna fare in modo che il messaggio sia condivisibile, raccontare il Paese in modo appassionato e appassionante. Ed è appunto l’idea semplice del Digital Diary of Italy: realizzare un diario di viaggio live e a tappe girando nelle città e nei luoghi, mescolandosi tra la gente, mangiando nelle osterie, cucinando a casa delle persone, prendendo un caffè al Bar dello Sport, assaporando il gusto della vita e constatando in prima persona le cose belle che ci sono. E condividere il tutto online con video, foto, musica prodotti da esperti di viaggio e di web. Il successo dell’iniziativa si può misurare anche in numeri: in poco più di un anno il canale Youtube del Digital Diary ha superato il mezzo milione di visualizzazioni.

A questo punto sorge una domanda: chissà che con immagini più vere non si riesca finalmente a raccontare un’Italia più accessibile, godibile, condivisibile. Così, magari, oltre ai “like” aumenterebbero anche le prenotazioni.