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Allevi: amo perdermi

In partenza per il tour Sunrise dal 28 febbraio, Giovanni Allevi percorrerà tutta l’Italia da Bergamo a Catania. Poi estate in Giappone

In partenza per il tour Sunrise dal 28 febbraio, Giovanni Allevi percorrerà tutta l’Italia da Bergamo a Catania. Poi andrà in Giappone per promuovere il suo disco prodotto da Sony


Di Sara Magro

Giovanni Allevi è in partenza per la sua doppia tournée italiana – “Sunrise” e “Piano Solo Tour” – che comincia il 28 febbraio a Roma e finisce ad Avezzano il 5 maggio. Diciotto date in tutto, otto concerti come direttore dell’Orchestra Sinfonica Italiana e dieci come pianista solista (giovanniallevi.com).

In estate proseguirà con i concerti in Giappone, per presentare il disco Sunrise distribuito con l’etichetta Sony.

Incontro Allevi in Bit (Borsa Italiana del Turismo), allo stand delle Marche, la sua terra. È decisamente un testimonial più credibile di Robert De Niro, che ne vanta solo una lontana origine. Con lui parliamo di viaggi di lavoro, di deserto, del Conero. E alla fine di tutto, il Maestro ammette di essere più viaggiatore di quello che lui stesso credeva.

Sul suo profilo Facebook ha scritto: “Durante il viaggio il mondo esterno sembra assumere un’altra luce”. Cosa vuol dire? E cosa vuol dire viaggiare?

Vuol dire proprio questo: avere la possibilità di uscire dai propri schemi abituali e perdersi nella percezione del mondo esterno, che prende un’altra luce, è diverso. Al contempo anche noi assumiamo un carattere differente; credo che questo sia il fascino vero del viaggio, il suo significato filosofico. Non è il viaggio esteriore è il viaggio dell’anima, è sperimentare i propri stessi cambiamenti, per giungere a che cosa? Al mistero di ciò che ci circonda e che alloggia dentro di noi. Che è, in senso simbolico, la condizione dello straniero…Secondo me, nel momento in cui riconosciamo lo straniero che è in noi stessi abbiamo raggiunto l’obiettivo.

Presto sarà molto in giro, Roma, Catania, Verona, Cagliari, Pisa… 17 città in Italia e una tappa a Lugano. Cosa farà quando non è impegnato sul palco?

Mamma mia quante sono! Mi hanno regalato un tablet che ha la mappa con il riconoscimento satellitare, grazie al quale è impossibile perdersi. Questo mi dà la possibilità di avventurarmi ovunque, perché ho la sicurezza di tornare indietro. È un’esperienza nuova per me. Recentemente l’ho sperimentata a Massa Carrara. Ero lì a fare le prove per il tour con l’Orchesta Sinfonica Italiana, e un pomeriggio mi sono messo a camminare senza una meta. E che bello è stato perdersi, girare un angolo ignoto e scoprire uno scorcio, magari anche di desolazione. Perché no? La desolazione è nel nostro cuore, soprattutto in questo periodo. Quindi questo farò anche nelle prossime tappe, mi perderò.

I viaggi influenzano le sue composizioni?

Questo è un concetto molto romantico, ma dalla mia esperienza ho compreso che non c’è alcuna causalità tra il luogo geografico in cui mi trovo e il gesto compositivo. La musica viene a trovarmi indipendentemente da dove sono, dallo stato d’animo che ho in quel momento, e soprattutto indipendentemente da quello che ho davanti. Probabilmente a livello inconscio ci sarà una relazione, ma io non riesco a coglierla ancora.

Le capita di viaggiare anche per piacere?

Tasto dolente. Per lavoro sono “costretto” ad affrontare molti viaggi in Italia e nel mondo. Pertanto quando voglio staccare da questa attività frenetica e ricaricare le batterie, l’ultima cosa che desidero è affrontare ulteriori viaggi. In generale cerco di vivere il viaggio come se non fosse di lavoro, e di assaporare ogni sensazione dei nuovi luoghi, gustarmi la musicalità di una lingua, per esempio del cinese e del giapponese; è un’esperienza straordinaria. La musica è musica. Anche di una persona ascolto fondamentalmente la voce, e già dalla tonalità, dalla sua emissione intuisco molti aspetti del carattere. Tutti noi, dentro, siamo fatti di musica e la nostra voce, anche quando parla, non necessariamente quando canta, è una manifestazione musicale di ciò che siamo in profondità.

Però in vacanza ogni tanto ci va?

Ecco questo è l’altro tasto dolente. No, non ci vado. Ma ne ho un gran bisogno. Sono tanti anni che non vado in vacanza.

Nel caso, dove le piacerebbe andare?

In un luogo silenzioso. Io ho bisogno di silenzio. Il silenzio non è semplicemente la mancanza di suoni e di rumori, è una dimensione dello spirito. Qualche anno fa sono stato nel deserto roccioso dell’Egitto, ecco lì mi piacerebbe tornare. Non c’era assolutamente niente. Mi piaceva la sensazione di essere fuori dallo spazio, fuori dal tempo, fuori da questo tempo. È la stessa sensazione che ho avuto quando ho suonato nel teatro greco di Segesta. Gli organizzatori, che erano molto fieri di questa meraviglia, mi parlavano di un monumento del passato; ma io guardandolo e suonandoci dentro, e vivendolo così da vicino, non ho avuto la sensazione del passato, piuttosto dell’eternità, e cioè dell’umanità che ha sempre bisogno di darsi un teatro per esprimere i propri drammi e le proprie vicende. È fantastico. Io mi rigenero con la dimensione di eternità, una dimensione opposta al brodo di informazioni in eccesso in cui siamo immersi quotidianamente.

Però poi le piace tornare?

È fondamentale, perché questo è il nostro tempo. Questo è il presente. Io sono un fan del presente, la mia attività compositiva è un inno al presente. Qualunque artista contemporaneo ha come imperativo categorico prendere le distanze dalla grandezza del passato per cercare di affermare la bellezza del presente. La bellezza, certo! Il presente è inquietante, stiamo vivendo un periodo grigio, ma indipendentemente da tutto dobbiamo immaginare un sole dietro le nuvole, una luce che ci aspetta. Dobbiamo ritrovare la dimensione del sogno, regalare al mondo la capacità di ricominciare a sognare.

Il sogno è anche un viaggio. La musica stessa è un viaggio, un continuo fluire della differenza. La musica non è mai statica, permette di sperimentare l’eracliteo cambiamento della nostra anima. In questi termini, sono io stesso molto più viaggiatore di quanto creda. Ci sono tante dimensioni del viaggiare, tra queste anche l’immaginare. L’immaginazione ci può portare molto lontano.

Quindi, dove si immagina di andare?

Al proposito voglio dire che non viviamo in un’epoca che aiuta la fantasia. Spesso confondiamo l’eccesso di immagini che ci vengono proiettate addosso con la fantasia e l’immaginazione. Al contrario, è sempre più raro ritrovare il contatto con la propria immaginazione, con i propri sentimenti e con le proprie emozioni, quelle autentiche, quelle che fanno riferimento alla tua immagine interiore e non all’immagine che il mondo esterno ti impone. Ecco perché desidero tornare nel deserto e anzi rifletterò anche sul fatto che deserto e desiderio condividono la stessa radice (si tratta di una licenza poetica che purtroppo non ha fondamento etimologico, ndr).

Lei viene dalle Marche, una terra bellissima che pochi ancora conoscono bene. Cosa consiglia di visitare a chi ci non c’è mai stato?

Prima tappa, sicuramente il lungomare di San Benedetto del Tronto che è stato ristrutturato, ed è una meraviglia, proprio una meraviglia. Se fossi uno a cui piace andare al mare sicuramente opterei per quel mare. Poi da vedere c’è la mia città, la mia Ascoli Piceno, dove moderno e antico convivono bene anche se separati. Davvero c’è la possibilità di avventurarsi dentro quelle rughe, le strade antiche, e avere la sensazione di essere tornati al tempo dei Longobardi, e quindi nel Medioevo. Ad Ascoli ci sono anche alcuni quadri del Crivelli, che è il mio pittore preferito del ‘400: nessuno disegna le mani come lui, è un genio.

Per i panorami, manderei il viaggiatore al Conero di Ancona, il monte che si getta a picco sul mare con viste straordinarie. Sono rimasto senza fiato a vedere il mare da lassù. Basta salire e si apre un paesaggio meraviglioso. Io tra l’altro seppure marchigiano non lo conoscevo, ed è grazie alla musica e ai concerti che ho scoperto certi luoghi stupendi della mia regione. Comunque le Marche sono le Marche, per  la poesia che c’è nell’aria e l’atmosfera speciale. Sarà anche la conformazione dei monti e il fatto che in pochissimo spazio è racchiusa tutta l’Italia, montagna, collina, mare.

La sua prossima meta?

Dico sempre al mio staff di non rivelarmi le date e i luoghi dei concerti. Prima alla conferenza stampa, mi dicevano: «ci vediamo a Catania, ci vediamo a Bergamo». Ecco ora so che la tournée passerà per Catania e Bergamo. Altro però non voglio sapere.