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Il nuovo Traveller

Presentato oggi il nuovo Condé Nast Traveller, trimestrale diretto da Ettore Mocchetti con foto d’effetto e un’App

Presentato oggi il nuovo Condé Nast Traveller, trimestrale diretto da Ettore Mocchetti con foto d’effetto e un’App


di Sara Magro

In edicola da fine marzo, Condé Nast Traveller ha una nuova formula editoriale che predilige il bel viaggiare e la grande qualità fotografica. E fin dalla prima uscita, porta con sé un’anima digitale. Mocchetti aveva già diretto Condé Nast Traveller dal 1999 al 2004,quando era pocket e monografico.

Nella crisi generale di un genere editoriale fallimentare e in un mercato ancora più in crisi, questo tentativo di salvataggio rappresenta una speranza. Certo il modello di raccontare il viaggio come una pellegrinaggio a tappe in hotel di lusso o charme, boutique, atelier, pasticcerie e ristoranti stellati ha finito con l’annoiare i lettori, che poi senza gps alla mano erano costretti a girovagare per ore nel vano tentativo di trovare l’indirizzo “segreto”. I racconti dettagliati di giornalisti informati sul campo e accompagnati da insindacabili geni loci – gira a destra, bevi il vino rosso al tramonto sul ponte di Parigi, eccetera eccetera – non emozionano, e l’articolo ci smena in stile e gusto letterario. Morale della favola, queste riviste non se le compra più nessuno. Abbandonare il metodo dell’elenco tipo, e fare piuttosto vedere i posti con gli occhi di grandi fotografi, è uno stimolo  più interessante, incita a un viaggio più consapevole, più colto.

La carta non si presta a informazioni illimitate come sarebbe necessario per soddisfare ogni tipo di lettore, mentre un bianco e nero d’autore sulle piramidi egiziane raggiunge tutti in modo diretto, stimolando l’immaginario e anche il suo gusto.

Condé Nast Traveller storicamente, anche nelle edizioni Uk e Usa, ma sopratutto Usa, ha sempre emozionato con la vista. Le foto non sono mai banali, anche quando i luoghi sono comuni. E questo in forno è lo scopo di un viaggio, guardare i posti con occhi diversi. È la predisposizione del viaggiatore che bisogna provocare, non riempire il suo taccuino. Se la predisposizione al bello è coltivata, Piazza del Popolo a Roma sarà uno spettacolo speciale anche alle centesima volta che la vedi. Dipende da te, da chi sei, con chi sei, cosa vuoi fare, cosa cerchi. Perché il viaggio è prima di tutto un’esperienza psicologica. E questo le riviste dedicate lo hanno dimenticato, gareggiando invece tra di loro per dare per prime l’ultimo indirizzo trendy.

Ettore Mocchetti, direttore di AD, ideatore anche del Bell’Italia di grandissimo successo vent’anni fa, sa come emozionare i lettori. “SiamoLa sua è una formula consolidata: immagini bellissime e d’autore (e in questo lui è un maestro, ndr), sottolineare la cultura dei paesi e stimolare la curiosità dei viaggiatori, confezioni eleganti, con bella carta, tipo coffee table book. Il Traveller di Mocchetti non sarà un giornale usa e getta, ma un magazine da collezionare, da sfogliare più volte, da riguardare per ispirarsi. Anche perché la maggior parte dei viaggi cominciano e finiscono su una poltrona. Lì si cominciano a sognare, lì si ricordano al ritorno. “Il nostro è un invito ad andare a cercare il bello, a non intrupparsi”, dice il direttore. “Il movimento è un istinto nell’uomo, e il viaggio è la massima nobilitazione di questo istinto”.

“Il nuovo Traveller – promette Mocchetti – sarà un giornale di viaggio pensato per un pubblico che, grazie alle esperienze personali e agli approfondimenti dei nuovi media, ha visto ormai tutto, o crede di aver visto tutto. Noi desideriamo far vivere il mondo con uno sguardo “curioso” che mette a fuoco la bellezza dei paesaggi, la natura, le metropoli, i popoli. Sarà una specie di una lente di ingrandimento sui luoghi nascosti della Terra e sulle sue meraviglie”.

Il nuovo trimestrale ricrea in modo contemporaneo la fascinazione del Voyage Pittoresque che faceva sognare i lettori, mostrando luoghi che suscitano stupore o leggendo in modo inusuale territori conosciuti. Quindi grandi fotografie che faranno rivivere ai lettori le emozioni provate dai grandi viaggiatori. Pochi testi e poche informazioni pratiche. “Oggi sono inutili, dice Mocchetti, visto che Internet sopperisce abbondantemente con un’infinità di indirizzi e dettagli pratici. E così solleva la rivista da questo ruolo, lasciandole il compito più nobile di trasmettere la cultura del viaggio”.

Per la parte pratica, il magazine delega la App Traveller Cards, scaricabile dal sito www.vanityfair.it. Come funziona: ogni giorno la redazione di Traveller invia all’utente una cartolina digitale caratterizzata, sul fronte, da una straordinaria immagine, sul retro, tre consigli dedicati ai luoghi più esclusivi e ricercati dove dormire, mangiare, da visitare, visualizzabili immediatamente su una mappa integrata con Google Maps. La postcard digitale è uno strumento interattivo, con contenuti da commentare, inviare via mail,  condividere sui social network. “La App è uno strumento di viaggio che riacquista la sua componente onirica e aspirazionale, facendo riguadagnare all’esperienza del viaggio digitale un’essenza semplice, calda e coinvolgente” commenta Mocchetti.

Nella App si possono salvare le  cartoline preferite, organizzandole in uno ‘stack’. Le card più amate dagli utenti (quelle più condivise, commentate, inviate) si trasformeranno in oggetto fisico, stampato, tangibile, allegato a Traveller. Il progetto si propone come App dedicata al mondo Apple (iPhone e iPad) e successivamente sarà disponibile anche su Android (smartphone e tablet).

All’uscita, ogni tre mesi, Traveller viene distribuito con la corrispondente uscita settimanale di Vanity Fair (2,50 € per il panino delle due riviste), ma si può comprare anche da solo (a 3,50 €) e lo si trova in edicola per 90 giorni.