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Neringa, libertà di frontiera

Una sottile lingua di terra che taglia il mar Baltico, è qui il confine più mistico d’Europa

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Testo e foto di Naida Caira

Nel piccolo porto di Klàipeda l’attesa del prossimo traghetto è tormentata dal pungente vento del Nord. Da qui ci sono soltanto 300 metri, pochi minuti di navigazione, prima di raggiungere la penisola di Neringa, scortati dai gabbiani che sorvegliano a bassa quota questa striscia di terra che la leggenda vuole creata a difesa della laguna oltre 5000 anni fa. La penisola di Neringa, o penisola curlandese è una lingua sottile e sinuosa, lunga quasi cento chilometri non supera i quattro nel suo punto più largo, eppure è divisa politicamente tra la Lituania e la Russia, falciata da uno di quei confini improbabili che solo l’Unione Sovietica ha avuto l’ardire di tracciare.

Percorrerla in lunghezza, attraverso i piccoli villaggi di Smyltine, Prevalka e Preila, fino alla più popolosa Nida è un’esperienza nel cuore mistico del Baltico, tra fitte foreste di pini e betulle, dune sabbiose alte fino a 60 metri e formazioni sedimentarie dalle fisionomie più sorprendenti. Si può attraversare in bicicletta, facendosi guidare dalla ciclabile che si insinua tra i boschi dai fusti danzanti fino a Nida, e alloggiare in una delle pittoresche case di legno dai colori pastello, una di quelle che Thomas Mann scelse come ritiro estivo, colpito da una bellezza che persino ai suoi occhi risultava indescrivibile.

L’impressione è quella di trovarsi al confine degli elementi, su una frontiera precaria della civiltà, i piedi sulla terra non troppo ferma di un lido e lo sguardo inghiottito dalla vastità soverchiante del Nord. Una terra piccola e scomoda, che parla di confini politici inverosimili, che sussurra di miti e leggende dal sapore nordico, e che urla di libertà e spazi incontaminati. Pochi luoghi possono regalare un’esperienza più intima di una camminata solitaria di notte, da Nida perpendicolarmente fino alla spiaggia, un chilometro tra le ombre ondeggianti della foresta, guidati dal rumore del vento che increspa il mare. Nella bruma si intravedono le luci e si misurano distanze che potrebbero essere assolute. Quelle più vicine e gialle sulla costa lituana, e quella rossa e irreale di Kaliningrad, oltre la frontiera russa. Vista da qui, persino  l’Europa appartiene al sogno.