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Manifesti Mele e altre storie

Lunedì 26 novembre al Museo di Capodimonte apre al pubblico una nuova sezione con 32 affiche di fine Ottocento. E tanti altri motivi per andare a Napoli

Di Sara Magro

La nuova esposizione permanente  è dedicata alla collezione delle opere donate al Museo di Capodimonte dagli eredi Mele. Trentadue grandi affiche che raccontano il gusto e lo stile di un’epoca. Realizzati tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, furono commissionati ai maggiori artisti dell’epoca da Emiddio e Alfonso Mele che nel 1889 aprivano in via San Carlo a Napoli I Grandi Magazzini Italiani, azienda forte nella moda e nel lusso a livello internazionale.

I fratelli Mele furono antesignani nella committenza pubblicitaria, crearono un progetto promozionale articolato e senza confronti per quei tempi, proponendo uno stile di vita aristocratico con uno sguardo nostalgico alla Belle Epoque ma con prodotti alla portata tutti. “Massimo buon mercato” era lo slogan che accompagnava i cartelloni pubblicitari destinati alla media borghesia.

I manifesti Mele vennero realizzati da diversi  artisti: Achille Beltrame, P. L. Caldanzano, Leonetto Cappiello, S. De Stefano, Marcello Dudovich, Franz  Laskoff, Gian Emilio Malerba, A. L. Mauzan, A. Mazza, Leopoldo Metlicovitz, E. Sacchetti, A. Terzi, Aleardo Villa. Sui Magazzini Mele sarà pubblicato un libro delle edizioni Arte’m.

Ancora pochi giorni e il Museo Capodimonte avrà un’altra importantissima vernice: l’inaugurazione di una nuova ala del palazzo con opere dell’Ottocento. L’allestimento è stato fatto con la collaborazione della cittadinanza invitata prima di collocare le opere per esprimere un parere sulla comunicazione al pubblico della sistemazione definitiva.

ALTRI BUONI MOTIVI PER VISITARE NAPOLI A DICEMBRE

Per vedere la nuova fermata della metropolina urbana, Toledo (foto sopra), che sbuca nella zona pedonale (da poco) del centro storico. La stazione, opera del catalano Oscar Tusquez Blanca, rappresenta il mare nel quale si sprofonda con una scala mobile coi corrimano gialli fosforescenti (l’illuminazione è opera di Robert Wilson). Si scende sotto una volta di mosaico minuscolo di varie tonalità di blu, con elementi decorativi che richiamano le onde e luci che ne sottolineano l’andamento. Le altre fermate sono Università e Dante, con opere a tutta parete di Kounellis.

Per fare l’avanti e indietro tradizionale in via San Gregorio degli Armeni dove sono già esposti presepi, statuine e personaggi allegorici (ovviamente Belusconi e Monti sono in prima linea sugli scaffali dei sarcastici artigiani di addobbi natalizi.

DORMIRE


Grand Hotel Parker’s. Nella zona di Chiaia, un po’ in alto, ma sotto il Vomero, è un albergo molto elegante, che conserva arredi di fine Ottocento quando era l’unico hotel di lusso a Napoli. Entrarci è come tuffarsi in un’altro secolo, ma con l’atmosfera fresca delle cose tenute bene, con bouquet di fiori ovunque, camere luminose, corridoi con i profili stuccati e salottini fin de siècle. Poi si sale all’ultimo piano dove c’è il ristorante. Da 20 anni l’executive è Baciòt, che prepara i piatti della tradizione, del suo passato, delle donne di casa. Presentati in modo contemporaneo, con un servizio delizioso al tavolo e una vista a volo d’uccello su Napoli, il Vesuvio, il golfo: si mangia pasta fresca con fiori di zucca e cicoria (pizzilli e foglie), pesce spada all’acqua di pomodoro con capperi di Pantelleria e aromi coltivati nell’orto nella roof terrace, gelatina di lamponi con fragoline di bosco e sorbetto (Corso Vittorio Emanuele 135, Napoli, tel. 0817612474, grandhotelparkers.it).