Europe

Diventare Berlino

La città è in perpetuo divenire e ogni volta che ci si torna, ci sono una nuova energia e nuovi spunti per esplorarla

Testo e foto di Luca Fantacone

“Berlino è una città condannata per sempre a diventare e mai ad essere”. Così lo storico Karl Scheffler descriveva Berlino nel 1910, senza immaginarsi come, quanto e quante volte la capitale si sarebbe trasformata nei decenni successivi, dimostrando la sua innata irrequietezza. Ho trovato questa citazione di Scheffler all’inizio di un’ottima guida su Berlino (che consiglio) nella collana Le Guide Rock di Arcana, e penso che descriva perfettamente l’anima di questa città trasformista, “dove anche i mattoni ballano” (sempre a detta di Scheffler).

Berlino è un monolite che si scompone in cento città, e che, quando le hai più o meno individuate tutte, si ricompatta e si scompone nuovamente. È forse l’unica città europea ad aver conservato l’identità di un pezzo di storia del Vecchio Continente e ad averne al tempo stesso sviluppato altre, grazie a tutte le influenze artistiche, storiche e culturali che ha saputo accogliere e sviluppare al suo interno, favorendone i contatti e le contaminazioni.

Una città che sembra ferma e immutabile e al tempo stesso smonta e rimonta periodicamente interi quartieri. La “vecchia Berlino” fiera , imperiosa e istituzionale, addirittura “temibile” nelle sue geometrie, nei suoi profili arcigni; e le mille “nuove Berlino” che emergono come le forme vorticose nel quadro La città che sale di Boccioni.

Per visitare bene e con piacere, Berlino basta quindi accettare questa sua natura “mutante”, e non pretendere di conoscerla con poche e semplici “mosse”. Anzi, il bello è proprio farsi un po’ disorientare da essa e saperne apprezzare i diversi livelli di “lettura”.

Per chi ama la storia, Berlino rappresenta, inutile dirlo, il luogo dove è successo tutto e il contrario di tutto, dove i regimi hanno costruito, distrutto e rinnovato le regole del vivere sociale, e dove la forza trascinante delle ideologie ha rivelato il volto migliore e peggiore del potere. L’itinerario che porta da Alexander Platz (quindi dalla vecchia Berlino Est) al Reichstag e alla Porta di Brandeburgo, passando per Gendarmenmarkt, fino al verdissimo Tiergarten e alla Grosse Stern (simbolo de Il Cielo Sopra Berlino di Wim Wenders), attraversando il cuore del centro storico (il cosiddetto Mitte), è un vero e proprio viaggio attraverso la storia dell’Europa tutta: attraverso le forme architettoniche, lo nascita e crescita delle attuali istituzioni, lo sviluppo delle strutture urbane.

Per chi invece vuole capire meglio come e perché Berlino non abbia mai cessato di essere il simbolo del vecchio e del nuovo mondo, della divisione e dell’unione, della prevaricazione e della solidarietà, è imprescindibile spostarsi da nord a sud lungo quello che era una parte del percorso del Muro che per 28 anni ha separato le persone ma non le coscienze: dal Parlament Der Baume verso il Memoriale dell’Olocausto (Holocaust Mahnmal), fino a Potsdamer Platz. Per poi spostarsi velocemente in metro verso la East Side Gallery: 1300 metri di muro ancora integro, lungo Muhlenstrasse che sono stati trasformati in una galleria d’arte a cielo aperto, simbolo e monito per tutti, Berlinesi e non.

Per chi vuole farsi stupire dalla facilità con cui Berlino accoglie popolazioni e culture dalle quali attinge energie e idee per continuare a cambiare, Kreuzberg è il posto giusto: il quartiere delle comunità turche, degli squat che hanno accolto i punk di tutto il mondo, dei locali imprevedibili e originalissimi, dell’effervescenza culturale. Un piccolo gioiello che culmina in Viktoriapark, dal quale la vista della città è particolarmente suggestiva.

Berlino è un plastico a grandezza naturale dove stili ed epoche si intrecciano: i profili fieri e tenebrosi delle statue celebrano la cupa grandezza del Romanticismo, il Reichstag rievoca il neoclassicismo come celebrazione della “grandezza di regime”, il Berliner Dome dimostra che anche il barocco può raggiungere una sua armonia, la Fernsehturm (Torre della televisione) simboleggia la modernità senza tempo, e il Sony Center in Potsdamer Platz celebra il “vorsprung durch technik”, quel “passo avanti nella tecnologia” con cui gli U2 descrivono quella Zooropa di cui certamente Berlino era il simbolo negli anni ’90.

E infine, lo avete già capito, per chi la musica è un qualcosa di importante, un riferimento non solo stilistico ma anche culturale e capace di rappresentare i cambiamenti della cultura pop come le avanguardie culturali, Berlino è “LA” città: qui Lou Reed, David Bowie, Iggy Pop, U2, Depeche Mode e altri artisti non hanno mai smesso di rinnovarsi, i rigurgiti del punk e dell’elettronica non si sono mai placati, i negozi di dischi non hanno mai chiuso, gli stili non si stancano di ridefinirsi.

L’intera città è un’enorme cassa di risonanza che rimbomba di ritmi e frequenze, nonché una collezione pubblica di luoghi fondamentali nella storia della musica rock e pop: dall’Hansa Tonstudio dove nacquero “Heroes” di Bowie e “Achtung Baby” degli U2, ai club e bar di Kreuzberg dove Bowie e Iggy Pop sorseggiavano caffè,  al Brandeburg Tor dove Roger Waters mise in scena The Wall, all’hotel Esplanade dove fu girato il concerto di Nick Cave che compare ne Il Cielo Sopra Berlino

A Berlino va sempre bene, l’importante è voler cambiare insieme a lei, senza timore.

Dormire

Comme il faut: il Michelbergerhotel (Warschauerstrasse 39, Berlino, tel. +49 3031505400) è un albergo di Berlino ispirato da un’idea dell’ospitalità semplice, low cost, hi tech, self service, cosmopolita. Nell’ex fabbrica di Berlino Est con la facciata di mattoni, il trentenne Tom Micheleberger e il suo team di designer hanno realizzato l’hotel ideale che vorrebbero trovare in ogni città: le 119 camere sono divise su due livelli, con una zona living e un soppalco per il letto, e gli spazi comuni, con cd, libri, riviste, ampi divani e grandi tavoli, sono concepiti per favorire gli incontri e la conoscenza tra ospiti e gente di passaggio. Niente lusso, no minimal design a prezzi da capogiro; invece, tutto, fin nei minimi particolari, è stato fatto su misura (anche le carte da parati) o con pezzi unici trovati nei mercatini e nei negozi di bric à brac. A chi piace: sognatori, filosofi, bon vieveur, artisti, artigiani, studenti, globetrotter, cosmopoliti. Ma anche modelle svedesi, rockstar inglesi, businessman giapponesi, piloti di Formula 1 tedeschi. Senza limiti d’età.

Il bar funziona dalla mattina presto a notte fonda (servono panini, ottime torte fatte in casa e champagne di qualità), il ristorante è aperto per il pranzo e per la cena il venerdì sera. La fermata della metropolitana è di fronte e a pochi passi c’è l’unico tratto del muro di Berlino sopravvissuto all’abbattimento del 9 novembre 1989, con i murales di artisti di tutto il mondo. Oltre il muro, il fiume Sprea.