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Il Secolo d’Oro olandese

Vermeer, piccoli sguardi sul quotidiano nella grande mostra a Roma: lettura critica di Barbara Pietrasanta

Vermeer, piccoli sguardi sul quotidiano nella grande mostra a Roma. Vermeer, piccoli sguardi sul quotidiano nella grande mostra a Roma. Alle Scuderie del Quirinale fino al 20 gennaio

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Di Barbara Pietrasanta

Roma, avvolta nel clima tiepido di metà autunno, è un brulicare di turisti che sbucano ovunque e si riversano in turnover dalle antiche rovine alle taverne di Trastevere. Solo gli acquazzoni improvvisi, che di questi tempi le fanno visita sempre più spesso, danno una ragione per rinchiudersi in un museo e fruire delle tante proposte culturali nella capitale. Così è andata che, alle prime gocce di un temporale passeggero, ho deciso accodarmi paziente alla fila delle Scuderie del Quirinale, per la mostra più gettonata di questo periodo: “Vermeer. Il secolo d’oro dell’arte olandese”.

Mi accoglie la grande scalinata a chiocciola che conduce a dieci sale buie disposte a cannocchiale con pannelli di velluto che incorniciano i minuti quadri posti come in una teca e illuminati da luce calda mirata. Lo stupore primo è per la dimensione delle opere, davvero piccolissime. Il secondo per la minuzia tecnica d’esecuzione che ne fa dei piccoli gioielli di pittura. Il terzo è per i pochi pezzi di Johannes Veermer, solamente otto, con la mancanza di quelli a noi più conosciuti come “La ragazza con l’orecchino di perla” e “La lattaia”.

Ma del grande artista, massimo esponente della pittura olandese del XVII secolo, c’è quanto basta per raccontarci la dimensione della pittura olandese, strettamente legata alle committenze di tipo privato, molto diverse da quelle istituzionali che, dalle nostre parti, portavano gli artisti ad affrontare tematiche pubbliche su supporti di grandi dimensioni. I commissionari sono qui i bottegai, i birrai, i mercanti e i loro gusti determinano le tematiche fortemente casalinghe e realistiche. L’occhio dell’artista, in guisa vojeuristica, si insinua quindi nelle stanze, dietro i paraventi, chino a fotografare attimi di intimità della famiglia medio borghese e dei i suoi rituali: la lettura, la musica, la corrispondenza privata, il corteggiamento. Apparati scenici sono le stanze e i cortili della città.

In “la stradina” Vermeer ci offre molta della bellezza poetica di Delft, le sue vie tranquille, gli edifici pittoreschi e il senso di una comunità condivisa dai cittadini. La presenza umana, sempre afferrata nell’attimo come in uno scatto fotografico, si rivela nel gioco d’ombra e di luci che sottende al presagio di una forza divina superiore come contraltare della  fragilità dell’essere e delle sue debolezze. La “Giovane donna con bicchiere di vino”, vestita di rosso che tiene in mano un bicchiere offertole da un ammiratore, guarda diretta l’osservatore con aria maliziosa e leggera e la “Ragazza con il cappello rosso” svela la sua freschezza in un’intimità per pochi.

Ma la vera scoperta sono le altre 50 opere esposte degli artisti attivi in quegli anni nella stessa città natale dell’artista, Delft, e nei vicini centri di fermento culturale quali Amsterdam, Haarlem e Leida. Catturano le deliziose scene di vita eseguite con rara maestria da Peter Hooch nei “Giocatori di carte in una stanza illuminata dal sole” e nella “Donna con bambina in cortile”. Magici i momenti di solitaria riflessione nell “Artista nel suo atelier” di Van Musscher e nell’ “Astronomo al lume di candela” di Gerrit Dou. Raffinati l'”Uomo che scrive una lettera di Gabriel Metsu e  la ” Donna che dà da mangiare a un pappagallo” di Van Mieris.

Dopo l’ultima stanza che chiude con un insolito quadro religioso di Vermeer ” Allegoria della fede”, si sbuca nella luce di una grande vetrata che si apre infinita sui tetti di Roma in un panorama mozzafiato.

Scendo dalle stradine del colle, i pensieri vanno alla lezione ancora aperta della storia in un periodo così confuso anche per l’arte. Nell’era del gigantismo e delle scorciatoie usa e getta che si consumano in un giorno, ci stupisce e rassicura ancora la sapienza del fare, la tecnica impeccabile e il linguaggio sensibile del colore. È la forza della grande pittura che non conosce limiti, né di spazio, né di tempo.

Vermeer. Il secolo d’oro dell’arte olandese
27 settembre 2012 – 20 gennaio 2013
Scuderie del Quirinale – Roma
www.scuderiequirinale.it
27 settembre 2012 – 20 gennaio 2013
Da domenica a giovedì  ore 10.00-20.00
Venerdì e sabato ore 10.00-22.30
A cura di Sandrina Bandera
Soprintendente per  il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico di Milano
Walter Liedtke
Curator of European Paintings Metropolitan Museum of Art, New York
Arthur K. Wheelock, Jr.
Curator of Northern Baroque Paintings National Gallery of Art, Washington