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Foligno in arte

Foligno mette a nudo le sue opere meno note: una chiesa di Fuksas, una Via Crucis di Paladino, uno scheletro inarginabile

Itinerario d’Arte a Foligno: tra le macchine visionarie di Agnetti e lo scheletro di De Dominicis


di Valeria Delvecchio

Foligno, detta in gergo lu centru de lu munnu per la posizione strategica, quest’estate profuma d’arte e diventa un contenitore di energie culturali focalizzate sulla creatività. In vista di un tour nel centro storico, gli antichi palazzi medievali e barocchi si rianimano con le voci  di giovani artisti. E allora largo ai giovani, agli incontri, agli eventi culturali e alle conferenze che si terranno al CIAC- Centro Italiano di Arte Contemporanea, punto di partenza di questo itinerario artistico che vede spiccare, tra le sue mostre d’arte, una rassegna dedicata a Vincenzo Agnetti, singolare protagonista outsider dell’arte italiana degli anni ‘60-70, nonché uno dei massimi esponenti dell’arte concettuale internazionale.

Il giro prosegue nella settecentesca chiesa della Santissima Trinità in Annunziata dove l’impatto con la scultura realizzata da Gino De Dominicis lascia letteralmente esterrefatti: è uno scheletro supino dalle 24 metri di lunghezza per 4 di larghezza, definito un’opera “inarginabile” dai massimi critici del settore.

Merita una visita, poi, la Chiesa di San Paolo Apostolo, realizzata dall’architetto Massimiliano Fuksas e commissionata dalla Conferenza Episcopale Italiana, al cui interno si trovano le 14 stazioni della Via Crucis disegnate da Mimmo Paladino.

A questo punto, non rimane che rigenerarsi e godersi il sole estivo nei meravigliosi dintorni, lungo l’antica via Flaminia: Spello, Montefalco, Bavagna, che conservano intatto il loro fascino antico e offrono spettacolari scorci della Valle Umbra.

La mostra:
La mostra al CIAC di Foligno, curata da Italo Tomassoni e Bruno Corà, presenta circa cinquanta opere emblematiche del percorso di Agnetti: capolavori affascinanti come  la Macchina drogata, l’Apocalisse, il Libro dimenticato a memoria, gli Assiomi, i Feltri, le Photo-Graffie. Le opere e i documenti esposti restituiscono un quadro completo della sua attività, e mostrano come egli sia riuscito a produrre “luoghi vivi dell’immaginario” – scrive Bruno Corà nel suo testo per il catalogo della mostra – e come “in tutta l’azione poetica di Agnetti il vuoto, il silenzio e l’oblio siano sempre latenti... Dimenticare, perdere, cancellare sono infiniti coniugati alle forme di volta in volta da lui concepite. E sono tutti predicati della memoria e del tempo, attore primario della drammaturgia agnettiana”.

Aperta fino al 9 Settembre al Centro per la cultura e lo sviluppo economico
tel. 0742 621022, mob. 340 4040625
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