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Un altro pianeta

L’atollo di Baa alle Maldive è riserva della Biosfera, ma anche riserva di energia e bellezza. Ecco perché piace a tutti


Di Sara Magro

21 giugno, primo giorno d’estate, primo giorno al Four Seasons at Landaa Giraavaru, primo pensiero.

La vacanza è un’invenzione di cittadini. La vacanza è un antidoto alla vita nelle fabbriche, negli uffici, tra il cemento e l’asfalto, chiusi nei palazzi. Quindi, la vacanza è soprattutto la ricerca della natura smarrita, degli orizzonti non costruiti, dei profumi di mare-boschi-montagne e dei loro rumori. Della contemplazione e del ritorno alla famiglia d’origine, quella del mondo non manufatto, selvaggio, indispensabile all’uomo per ricordargli la sua mission primitiva e distoglierlo dai programmi di vita, famiglia e carriera. La vacanza è nata, quando l’uomo si è allontanto troppo dal suo habitat originario, e ne sente il richiamo profondo. Non è difficile da capire cosa cerca, qual è la sua massima aspirazione e la sua idea di lusso: un’isola solitaria, la spiaggia davanti a casa per camminare a piedi nudi, un mare pulito in cui tuffarsi, un’amaca, piante, fiori, sole, cielo azzurro e possibilmente niente case, niente auto, niente luci abbaglianti, anzi l’assenza di tutto quello che ha costruito per secoli. Così nasce il mito delle isole tropicali, sbattute nelle cartoline e nel nostro immaginario di luoghi comuni, anche se bellissimi. Così nasce il mito delle Maldive, che trascina dopo ore di volo scomodo, su un banco di sabbia coperto di mangrovie e palme da cocco, atterrando su un altro pianeta a lungo sognato.