Europe

Prima volta ad Amsterdam

Un fine settimana in Olanda studiato su google e poi provato in prima persona. I musei, i caffè, i canali e poi la notte in coperta

Di Valeria Del Vecchio, foto di Marco Borreca

Quando ho parlato del mio primo (e attesissimo) viaggio ad Amsterdam, amici e conoscenti hanno cominciato a farmi un elenco infinito di raccomandazioni e suggerimenti. Ma era la mia prima volta, e come ogni prima volta, bisogna lasciare spazio all’emotività. Con questo spirito volevo andare ad Amsterdam. Accantonati i pregiudizi, ho creato il mio itinerario servendomi dell’onniscente Google, che ha esaudito ogni mia richiesta restituendomi immagini e parole che andavano pian piano concretizzandosi in una personalissima guida fai-da-te. Primo passo: l’alloggio. Perché stare sulla terraferma quando Amsterdam è un labirinto di canali?  No, niente alberghi né appartamenti, la mia “casa” olandese per due giorni è stata un battello ormeggiato a pochi metri dal Nemo Museum (e-nemo.nl) e dalla Centraal Station, punto di diramazione delle vie più “umanamente” trafficate. Lascio il mio zaino nella cabina con l’oblò innevato e davanti a un tè caldo abbozzo una conversazione con il capitano della barca. Mi mostra una mappa consunta e mi  incoraggia ad affidarmi all’istinto e ai miei interessi per girare: It’s the best way to visit a city (occhiolino). Suggerimento accettato: comincio a camminare lungo Oosterdok, mi addentro nei vicoli più stretti e noto che le case sono inclinate. Chissà perché. Mi spiegano che tutto cominciò con un sistema di tassazione…Ma a sentir parlare di tasse in questo periodo e per di più in vacanza mi fa venire la pelle d’oca. Meglio una cioccolata calda. Entro quindi in un coffee shop, che sembra un normalissimo bar, e mi gusto anche una “specialità” della casa – una canna di marijuana pura-che in molti paesi bandiscono, ma che buona parte degli olandesi considera un momentaneo distacco dalla quotidianità frenetica e stressante. Riprendendo il percorso tra i canali gelati e le case colorate senza tende (qui non le mette nessuno),  arrivo in Dam Plaza. La piazza è piena di turisti e artisti di strada e ricorda vagamente un quadro di Picasso. Di solito ci sono anche le bancarelle e le giostre, ma oggi no, un tappeto bianco copre tutto ai piedi della Chiesa Nuova e del Palazzo Reale, residenza della Regina Beatrice nei suoi soggiorni in città. C’è un silenzio insolito, e me lo godo mentre  mangio un frikandel speciaal (una specie di salsiccia di manzo piccante, con curry) con patate oorlog preso al volo in uno dei tanti snackbar (freiboer). Sarebbe sensato tornare in barca e riscaldarmi un po’, e invece mi lascio sedurre dalla città, e seguendo la scia di infaticabili ciclisti, allungo il giro verso Waterlooplein, il quartiere di caffè, con il museo di Rembrandt, la Stopera e il più famoso mercatino delle pulci di Amsterdam dove si trova di tutto, souvenir e gadget strampalati, antiquariato, vestiti trendy e vintage. Un impasto di colori, tessuti, oggetti e accenti incomprensibili, paragonabile a un moderno paese delle meraviglie o un suk occidentale, dove il tempo si ferma e il tuo senso dell’orientamento ti abbandona.

Il vagare imprecisato verso un’unica precisa destinazione – la mia casa-barca a fine giornata – mi conduce imprevedibilmente al Bloemenmarkt, il mercato galleggiante dei fiori sul canale Singel, un’oasi di tinte sgargianti, piante e fiori. Tra tanti profumi, ce n’è uno buonissimo, che non c’entra niente con i tulipani. Seguo la scia fino a un negozietto con le vetrine appannate e gli arredi tipo quelli dei mercati medievali. Vende formaggi in forme perfettamente rotonde coperte di cera rossa. L’Edam, il Gouda e il Leerdammer vengono serviti con marmellate e salse aromatizzate che contribuiscono al risveglio vibrante delle mie papille gustative. Uno spettro di sapori nuovi e inaspettati che accompagna questa giornata intensa verso la sua fine.

Il giorno dopo, ancora frastornata dal pieno di emozioni, faccio colazione a base di dolci locali sulla prua della barca. Ho ancora 24 ore per stare ad Amsterdam e voglio godermele tutte. È vero, fa freddo, ma me ne frego, chissà quando tornerò. Prendo il tram 5 per Paulus Potterstraat, il quartiere dei musei. La prima tappa è il Van Gogh Museum, dove posso guardare a 10 centimetri I mangiatori di patate e capire che il pittore ha modellato la natura secondo il suo pensiero e l’ha deformata secondo i suoi bisogni. Sono imbambolata, quasi tramortita, mi riprendo dopo una full immersione nella confusione di Leidseplein, centro nevralgico e di divertimento. Sono qui il teatro neo-rinascimentale Stadsschouwburg, il centro culturale De Balie, con caffè, cinema e multisala per conferenze, i music center Melkweg e Paradiso, dove si ascolta rock, pop, dance, rap e world music.

Mi ritrovo per caso nella Red Light Zone, un distretto centrale avvolto da leggende: come quella di Raab, una prostituta di Gerico che aiutò le spie di Giosuè e identificò la sua casa con una corda scarlatta, o quella delle lanterne rosse degli operai, lasciate fuori dai bordelli. Sono racconti antichi e favole pittoresche che contribuiscono alla fama di una Amsterdam ambigua, regno dei mendicanti e dei furfanti, dei mezzani e delle prostitute. Non c’è nulla da scandalizzarsi. Tutte le città ne hanno di storiacce da raccontare o da nascondere.

Prima di preparare la borsa, ordino una Heineken e una Grolsch Meibok in uno dei tanti pub chiassosi del centro. All’alba il taxi mi aspetta, il proprietario della barca, già sveglio, mi saluta e mi invita a tornare presto. Dal finestrino saluto Amsterdam, silenziosa e dormiente, con la promessa di rivederci ancora. Un giorno.

Dormire
Hotelboot Angeline
Oosterdok 2 (Steiger 3), Amsterdam

Crociere e Mini Crociere
city-discovery.com

Info: iamsterdam.com

Per visitare un’Amsterdam diversa
iamsterdam.com