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Daverio: mi chiedo perché

Alla Bit per ritirare il premio Neos 2012, il critico d’arte racconta dei suoi viaggi e del viaggiare partendo sempre da un dettaglio

Philippe Daverio, alla Bit per ritirare il premio Neos 2012, racconta dei suoi viaggi e del viaggiare


A cura di Sara Magro

Qualunque viaggio comincia da un dettaglio. Un quadro visto a una mostra, un accendino comprato da un senegalese. E comincia da una stanza, usando la fantasia.

«Apro un libro e sento l’odore delle pagine fresche di stampa. Mi viene in mente il pongo, quando ero bambino. Ecco, il viaggio è associazione di sensazioni diverse. E per molto tempo per me viaggiare significava chiudermi nella mia stanza e fantasticare». Philippe Daverio è alla Bit 2012 di Milano per ritirare il premio che gli è stato assegnato dalla Neos, l’associazione di giornalisti di viaggio che ha presentato l’atteso annuario alla Borsa Internazionale del Turismo.

Dopo gli anni in politica, quando era assessore alla Cultura del Comune di Milano, Daverio ha preso il volo e viaggia ormai in tutto il mondo alla ricerca di tesori dell’arte e dell’architettura. E anche se ormai spazia ben oltre la sua stanza, afferma che l’elemento di fantasia, che non necessariamente prevede una vera partenza, è un elemento determinante del viaggio.

Ricorda quando da bambino partiva dall’Alsazia per fare le vacanze all’Imperiale di Pesaro, dove i camerieri in guanti bianchi servivano tè e pasticcini al pomeriggio. E così, nella sua visione del mondo di allora, quella era l’Italia, il mondo, la realtà. «Fino a poco prima pensavo che il confine sud fosse il Lago di Lugano».

«Non è che viaggiassi molto…sono andato in Nepal a trovare un amico diplomatico che volendomi portare a casa dei notabili locali e mi aveva costretto a trascinarmi dietro bauli di abiti di rappresentanza. Mica potevo andare dal principe vestito così, avevo almeno bisogno di una tenuta da cavaliere!»

«Un’altra volta un altro amico ha affittato un rimorchiatore alle isole Svalbard, e abbiamo fatto le vacanze lì. Erano sempre le tre del pomeriggio. Si capiva se era mattino o sera dal cibo: c’erano le aringhe? allora stavi facendo colazione, se mangiavi pollo si trattava della cena. Però la luce era sempre quella delle tre».

Daverio le considera esperienze di gioventù. I viaggi veri sono cominciati dopo. Partiva con una telecamera al seguito, perché dice, «la telecamera è eccezionale, permette di guardare il mondo da un’ottica ristretta e di inquadrare ciò che si vuole vedere e far vedere. In Veneto, ci sono ville stupende circondate da mostruosi sobborghi industriali, che non si possono guardare. Restringi il campo e riprendi solo quello che c’è di bello, estrapoli dal contesto quello che ti piace». Così ha girato tutta l’Italia e creato il programma tv Passepartout (Rai3), finché gli è venuto un attacco di claustrofobia e ha cominciato ad ampliare i confini. Però sempre con lo stesso metodo, sempre partendo da un dettaglio minimo locale, fosse anche l’odore del pongo di un libro appena stampato. «Bisogna sempre chiedersi perché si vuole fare un viaggio. Il perché è il motivo più intrigante di un viaggio, anche dietro casa».

E cosa pensa del viaggio su Internet?, gli chiedono.

La risposta non è di quelle che noi giornalisti della carta stampata non vorremmo sentire. Ma d’altra parte la domanda era provocatoria e Daverio ne ha approfittato. Viaggiare sul web, per lui, «è un’esperienza folgorante, perché il viaggio è prima di tutto cerebrale; e anche se Internet non ti restituisce profumi, aromi, sapori, è arricchente, a volte meglio di un viaggio vero. Oggi io sono selettivo. Odio i viaggi scomodi. O meglio in un hotel così e così ci sto, ma solo di fianco non ce n’è uno migliore». Quindi a volte, è meglio viaggiare semplicemente su Internet?