INTERVIEWS

Gebbia, equo-turismo

Uno dei fondatori di airbnb.it, il sito per affittare casa, spiega i vantaggi di poter scegliere tra 19 mila alloggi in 192 paesi

A cura di Sara Magro

L’incontro era in un posto non ben definito. Una via in centro a Milano. Ma nessuna indicazione di un locale o di altro luogo pubblico dove solitamente si tengono le conferenze stampa. Arrivo, mi aggiro in cerca di qualche indicazione che mi suggerisca che sono sulla strada giusta. Davanti al portone, una scritta rassicurante dice “airbnb, 5° piano”. Davanti all’ascensore una porta senza nome. L’appuntamento era in una delle case milanesi che si affittano su airbnb.it e lì si presentava l’inaugurazione della sede italiana. Così ho avuto modo di vedere con i miei occhi una delle possibili case disponibili. Arredi curatissimi, grandi stanze con bagno, vista sul parco delle Basiliche, ancora più bella dal terrazzo al piano di sopra. Ed è lì che ho intervistato Joe Gebbia (nella foto, a destra), uno dei tre fondatori (nella foto, da sinistra Nathan Blecharczyk, Brian Chesky) dell’impresa che si basa su un modello di economia di condivisione, su un’idea di turismo accessibile a tutti, su una community molto attiva e comunicativa che si scambia commenti, si dà reciproche indicazioni, interagisce sulla piattaforma e da lì su Facebook. Impossibile con tutte queste info e controlli crociati non fare la scelta giusta ed evitare le trappole.

Perché i social network sono anche confraternite molto solidali, attente ai temi del risparmio e della sostenibilità, pronte a far scattare l’allarme in caso di pericolo. Ma qui, finora, di brutte esperienze non ce ne sono stata tante e incontri e transazioni sono andati più che altro a buon fine. Lo confermano anche il pubblicitario, proprietario della casa di via Banfi, e la giovane attrice che arrotonda i cachet affittando una casa più piccola in Porta Venezia.

Dall’altra parte ci sono i numeri esorbitanti di un business che fa faville nonostante l’economia di Usa ed Europa. In Italia fa addirittura un boom, con una crescita nel 2011 del 900%. Joe Gebbia sciorina cifre che stupiscono.

Niente crisi per voi?

Il nostro è un modello di sharing economy e i risultati che incassiamo da quando siamo nati nel 2008 a oggi sono positivi. L’Italia per esempio è uno dei mercati in maggior espansione, anzi in Europa è il migliore. Per questo abbiamo aperto un ufficio in Italia, che parte già con 10 dipendenti (leggi l’articolo).

A cosa sono dovuti questi risultati?

Sicuramente abbiamo reso pià semplice cercare e affittare una casa per brevi soggiorni in tutto il mondo. Abbiamo accorciato le distanze tra proprietari e potenziali inquilini. Chiunque abbia spazio in eccesso, gratuitamente e senza troppe difficoltà burocratiche (queste in Italia sono da valutare con attenzione, ndr), può proporre su airbnb il suo divano, una camera vuota, un intero appartamento…non ci sono limiti. Sempre il proprietario stabilisce il prezzo dell’alloggio e seleziona i suoi ospiti; ha 24 ore di tempo per accettare o meno una richiesta, e vari strumenti per verificare chi è il suo interlocutore, tra i quali una voice connection online. D’altra parte, l’ospite ha una disponibilità immensa di proprietà distribuite in 19 mila località di 192 paesi e per ogni alloggio può guardare le foto, leggere descrizioni accurate e recensioni di chi c’è già stato e il profilo del proprietario. Facciamo un esempio, se voglio prendere una casa a Milano, basta inserire il nome nell’apposita casella del nostro sito e compaiono tutte le proprietà disponibili. In questo caso, ci sono più di 600 indirizzi, ma man mano che si prosegue si può perfezionare la ricerca definendo i parametri e restingendo il numero di case possibili.

Airbnb è una community molto attiva e il modello della share economy molto allettante. Dico io… Che tipo di persone sceglie airbnb?

Mi piacerebbe poter rispondere a questa domanda, ma non esiste una tipologia specifica: l’età varia da 18 a 80 anni, dal ragazzo squattrinato al businessman, dal direttore dell’Opera di Parigi (che mi ha preceduto qui nella camera di via Banfi dove sono ospite) alla coppia in viaggio di nozze. Abbiamo raggiunto i 5 milioni di camere prenotate.

Dove sono concentrati maggiormente gli alloggi?

Ormai siamo dappertutto, e abbiamo proprietà di ogni tipo, dalla tenda degli indiani alle houseboat, dalle case sugli alberi ai castelli, dalle isole alle ville dei vip, abbiamo anche la casa di Frank Sinatra a Palm Springs e una progettata da Frank Lloyd Wright in Wisconsin. Poi c’è la mia preferita: un’isoletta da prendere per intero alle Fiji. Ci stanno 10 persone e costa 270 € per notte. In generale i prezzi vanno dagli 8 € in su.

Dove consiglia di cercare una casa invece di un hotel e perché?

Stare in una casa invece di un albergo permette di conoscere zone e quartieri solitamente fuori dai circuiti turistici. Permette di affacciarsi alla finestra e vedere il posto dalla stessa prospettiva di chi ci vive. Per esempio Milano è la città ideale, perché ci sono pochi alberghi e in generale o costano troppo oppure sono orribili. A parità di prezzo, meglio un bell’appartamento in centro di un hotel squallido. Lo stesso vale per Parigi, Barcellona, Londra, insomma tutte le grandi città. Però se dovessi indicare un posto in particolare, direi New York. Mi spiego: secondo me, è la mecca culturale a livello internazionale; è un osservatorio imprescindibile sull’andamento del mondo, è il posto dove si deve andare una volta nella vita. Solo che c’è sempre stato un problema insormontabile: i suoi alberghi hanno prezzi inavvicinabili per molta, moltissima gente. Con l’opportunità di affittare una camera, un loft o un appartamento, cambia tutto. In pochi anni, la città è diventata più accessibile e così molte più persone potranno respirare la sua aria innovativa, vedere i suoi musei, esserne cittadini anche solo per qualche giorno, traendo tutti i vantaggi di essere in uno dei luoghi più vivaci della terra.