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De Marsanich, viaggi poetici

I viaggi letterari non sono voli di fantasia, ma esperienze reali nei paesaggi che hanno ispirato poeti e scrittori

A cura di Valeria Del Vecchio

Stanislao de Marsanich è amministratore delegato di Pesaggio culturale Italiano, una società istituita nel 2009 che, attraverso i Parchi Letterari, valorizza turisticamente i luoghi che hanno ispirato alcuni dei più grandi poeti e scrittori italiani, da Giosuè Carducci a Pier Paolo Pasolini, dalla Lombardia alla Sicilia (www.parchiletterari.com). Lo abbiamo incontrato e abbiamo imparato che i viaggi letterari non sono astratti voli di fantasia, ma esperienze reali in borghi e paesaggi raccontati e vissuti dai nostri maggiori intellettuali, dove sono nati, hanno frequentato locande, intrecciato relazioni e passioni.

Com’è nata l’idea del parco letterario?

Nasce da un’intuizione di Stanislao Nievo, scrittore e viaggiatore. Stanislao possedeva un castello, dove Ippolito Nievo scrisse le Confessioni di un Ottuagenario, nel Friuli. Dopo il terremoto che colpì la sua terra nel ’76 si chiese cosa potesse fare per ridare vita e vitalità a questo posto. Nacquero così i parchi letterari che inizialmente erano un prodotto editoriale: libri con fotografie, poesie, pensieri… In seguito decise di concretizzare il progetto e si inventò dei percorsi nella sua città.  L’iniziativa riscosse subito un enorme successo, anche a livello europeo. È per questa ragione che qualche anno fa io e Consuelo Nievo, con la collaborazione de I Viaggi dell’Elefante, abbiamo recuperato questa idea arricchendola di nuove proposte.

La visita a un parco letterario può essere intesa un vero e proprio viaggio, con ospitalità, percorsi culturali e soste gastronomiche? Chi se ne occupa?
È importante sottolineare che il parco letterario ora è una realtà territoriale. I territori scelti sono dei piccoli sistemi autonomi dove si trovano la casa museo, il produttore vinicolo, il ristorante etc. L’idea è di far rivivere i luoghi che hanno ispirato gli autori. Il percorso e la passeggiata letteraria sono il primo strumento, ma si tende a far rinascere l’ispirazione, concentrandosi su tutto ciò che un autore ha toccato, mangiato, annusato, ammirato… bisogna stuzzicare il visitatore. Per realizzare tale obiettivo è necessario che le realtà locali si approprino dell’idea diventindo sistemi di accoglienza. È essenziale contestualizzare l’ambiente così come è fondamentale  il coinvolgimento di tutta la popolazione per rendere il parco una meta di viaggio.

Lei dice che un parco letterario è un orto della mente. Cosa intende?
I parchi non sono solo delle mete di viaggio, ma luoghi che vivono. Vivono tutto l’anno e non solo durante l’evento in sé. Il luogo stimola il visitatore a pensare, approfondire e rivivere la sensibilità dell’autore a cui il parco è dedicato.

Cosa sono i “viaggi sentimentali”?
Sempre una grandiosa idea di Nievo. Sono un modo per visitare i Parchi in modo più spettacolare. Le faccio un esempio per risultare più chiaro. A Modica, nel parco letterario dedicato a Quasimodo, di fronte al quartiere ebraico svuotato dagli Spagnoli nel ‘500, si trovano molte chiese rupestri. Qui inizia il percorso tra i vicoli stretti e può capitare, durante la passeggiata, di vedere fuori sui balconi o affacciati alla finestra persone  del posto che in apparenza parlano normalmente, ma in realtà recitano versi di poesie, dando così  maggior spessore e mistero alla performance.  Oppure capita che ti regalino  qualcosa di buono da gustare lungo il cammino, come un cannolo della rinomata pasticceria buonajuto.it il visitatore diventa così parte attiva e integrante nonchè un attore protagonista della rappresentazione messa in atto.

Come pensate di far crescere i parchi come luogo di incontro? Università, web, eventi?
Attraverso i canali di distribuzione e promozione del turismo standard. Quindi attraverso il web – ogni parco ha il suo sito internet – attraverso gli eventi e, perché no, anche attraverso il passaparola.

Qual è il tipo di pubblico che partecipa agli eventi e visita i parchi?
Non è un turismo di nicchia come si potrebbe immaginare. È un pubblico diversificato perché i parchi per esempio sono ambiti dalle scuole, dalle associazioni, dai CRAL, persino dalle aziende che decidono di fare giornate di team buiding, da chi è interessato alla cultura e alla letteratura. Ma anche da chi vuole scoprire le ricchezze e le bellezze di un posto attraverso l’enogastronomia. Il visitatore tipo è chi vuole scoprire il contenuto del parco e riscoprire o vedere sotto una luce diversa gli autori. Per esempio molti non sanno che Verga, oltre a essere uno scrittore eccellente, era un fotografo.

Come si svolgono gli appuntamenti dei vostri programmi?
Non esiste un evento standard. Sono estremamente vari e differenziati. Si  possono organizzare premi letterari, incontri di lettura, feste, visite spettacolarizzate. Il bello è proprio questo, ogni parco è diverso e ha una programmazione diversa. Solo un esempio: nel parco dedicato a Carducci si possono mangiare i piatti da lui preferiti.

I testi utilizzati per gli incontri si rifanno solo alla letteratura classica o anche a quella moderna e contemporanea?
Ovviamente ci occupiamo degli autori classici, quelli più conosciuti e familiari. Ma non solo. C’è il parco dedicato a Franco Antonicelli, poco conosciuto come scrittore, ma un grande filantropo intellettuale che riunì agli inizi del ‘900 le menti più illustri dell’epoca. O ancora Albino Pierro, un po’ messo da parte anche se si avvicinò al premio Nobel, che fu in grado di recuperare nelle sue poesie le mille varietà dialettali della Basilicata. Per ora non ci sono parchi dedicati  a scrittori viventi, ma un giorno forse…

In ogni caso, il singolo parco, come sappiamo, è dedicato a un autore solo, ma il territorio può aver ispirato tantissimi scrittori.

Chi sono le guide dei parchi?
Sono tour operator, persone competenti e specializzate. Ogni parco poi prevede una direzione tecnica che ha il compito di gestire le richieste dei visitatori e anche avanzare proposte appetibili e comprensibili.

Una delle proposte è il book crossing. Di cosa si tratta?
Book crossing, letteralmente, significa scambio di libri. Abbiamo creato una serie di iniziative volontarie e completamente gratuite che legano la passione per la lettura e per i libri a quella per la condivisione delle risorse e dei saperi. L’idea di base è di rilasciare libri nell’ambiente naturale, compreso quello urbano, o “into the wild”, ovvero ovunque una persona preferisca, affinché possano essere ritrovati e quindi letti da altre persone.

Nella foto in alto: Stanislao de Marsanich e una foto d’epoca del viale dei Cipressi, oggi Parco Letterario Giosuè Carducci.