Italy

Tocai diventa Tai

C’è voluto un anno per far entrare nella testa dei consumatori le nuove denominazioni della doc veneta

C’è voluto un anno per far entrare nella testa dei consumatori le nuove denominazioni delle doc venete

di Silvia Vettori

Dopo un’intensa promozione, il Tai Rosso è pronto ad affrontare i mercati del mondo. Si è concluso infatti il progetto di promozione dei  Tai Rosso Doc dei Colli Berici, Tai Doc e Lison Docg promosso dalla Regione del Veneto per sostenere i produttori dopo il cambio del nome da Tocai a Tai.

La vicenda è ormai nota da qualche anno, da quando, nel 2007, in seguito a un accordo tra Unione Europea e Ungheria, il Tocai italiano cessa di esistere o meglio, non può essere chiamato con nomi che evochino il proprio Tokaji ungherese, da qui la nascita del nuovo nome “Tai”.

Per far conoscere i nuovi vini, il Consorzio Tutela Vini Colli Berici e Vicenza e il Consorzio Vini Venezia hanno gestito per quasi un anno uno spazio espositivo all’aeroporto Marco Polo di Venezia, proponendo ai viaggiatori alcune degustazioni realizzando circa 37 mila contatti.
L’analisi dei dati dimostra un successo del vino italiano nel mondo che, ad esempio, il 75% dei Tedeschi e il 65% dei Canadesi consumano abitualmente.

Altra attività organizzata nell’ambito del progetto è stata la Crociera dei Sapori sulla nave Magnifica MSC, dove sono state proposte degustazioni a tutti i passeggeri, accompagnate da prodotti tipici locali, in collaborazione con AIS Veneto.
Le attività hanno quindi contemplato l’organizzazione di educational tour per giornalisti, eventi di presentazione a Venezia, Roma, Padova e Milano e infine la pubblicazione del libro Il Tai, curato da Bepi Pucciarelli.

È stata un’opportunità importante per i Colli Berici – commenta Federico Tassoni, presidente del Consorzio Tutela Vini Colli Berici e Vicenza – dove il confronto con il pubblico e la critica enogastronomica ha creato nuova consapevolezza nei produttori. Oggi possiamo affermare con certezza che il cambio del nome da Tocai a Tai non è stato un fattore critico, bensì motore di rilancio per un vino che sta diventando sempre più emblema di un intero territorio e che può essere orgogliosamente proposto al di fuori di esso».