World

Capo Verde, 17 dicembre

Cesaria Evora, cronaca di una morte non ancora annunciata: si spegne la più grande cantante capoverdiana e a Sal la notizia circola molto lentamente

Cesaria Evora, cronaca di una morte non ancora annunciata: si spegne la più grande cantante capoverdiana e a Sal la notizia circola molto lentamente

Testo di Sara Magro, foto di Eric Mulet

Al tavolo di una terrazza sul mare, mangiamo tonno fresco e manioca fritta. Arriva una chiamata dall’Italia: “E’ morta Cesaria Evora”. Ma come, qui a Santa Maria, isola di Sal, arcipelago di Capo Verde, nessuno dice niente?
“Mi scusi”, faccio al cameriere, “quando e’ morta Cesaria?”.
“Si’, l’ho sentito. Poveretta. Era in Francia”.
“Ma no”, fa un altro, “era all’ospedale di Sao Vicente, la sua isola”.
Stamattina non ho sentito niente alla tv. “Dove posso comprare il giornale?”, chiedo.
“Non c’e’ il quotidiano. Qui c’e’ solo A Semana, che esce due volte alla settimana”.
Trovo un bed & breakfast e mi collego al sito di Repubblica per leggere dove, quando, perche’ e’ morta la piu’ famosa cantante capoverdiana. Sono le quattro del pomeriggio, le 18 in Italia, e solo da li’ mi arrivano notizie certe: Cesaria Evora e’ spirata alle 11 di questa mattina in seguito alle complicazioni di un’operazione al cuore subita qualche mese fa.
Giro per Santa Maria, parlo con la gente. Alcuni apprendono la notizia da me. Alla Pastelaria Relax, nella via principale del paese, c’e’ un tavolo di capoverdiani che ordinano il terzo giro di cognac e informano la cameriera che Cesaria se n’e’ andata. Lei strabuzza gli occhi, non ne sapeva niente. Assisto alla scena.

“Vieni qui”, mi dice uno di loro in italiano (qui lo parlano tutti, piu’ o meno), “ti dico una cosa che devi ricordarti sempre: noi brindiamo felici alla memoria di Cesaria, perche’ ha vissuto 70 anni come voleva lei. E’ stata una donna fortunata, ha bevuto quanto ha voluto, ha cantato quello che voleva cantare, era libera e ha portato il nome di Capo Verde e la morna in tutto il mondo. Di questo le siamo immensamente grati e beviamo in suo onore”. E’ proprio cosi’, prima di Sodade, il suo primo e piu’ grande successo internazionale, pochi conoscevano l’arcipelago in mezzo all’Atlantico, davanti al Senegal. Era infatti un posto dove fino agli inizi degli anni Novanta non c’era quasi nulla. Finche’ alcuni imprenditori europei in cerca di business facili non l’hanno adocchiata e colonizzata come si fa oggi: un bel villaggio qui, un bel residence la’, il birrificio, la fabbrica dell’acqua e in futuro un acqua park, un centro commerciale, un casino’. Eppure, nonostante gli obbrobri edilizi, c’e’ ancora molta bellezza, l’oceano, le onde, il vento africano.

Nel tardo pomeriggio la gente comincia a radunarsi nei bar dei paesi dell’entroterra, anche qui a Sal, l’isola piu’ turistica: vanno al club del calcio di Pedra de Lume, al Bom Dia di Espargos, nel chiosco davanti al mare di Palmeira per cantare le canzoni di Cesaria, con la chitarra, lacrime sincere e a piedi nudi, come faceva lei sui palchi di mezzo mondo, e come fanno tutti da queste parti dove c’e’ piu’ sabbia che asfalto.

Entro domani tutti sapranno che lei se n’e’ andata. E da domani, il Ministro della Cultura Fernanda Maria de Brito Marques ha proclamato lutto nazionale sulle dieci isole di Capo Verde. Per tre giorni almeno.