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Teatro San Pietroburgo

Un gruppo di giovani attori, registi, critici italiani incontrano il teatro russo. E intanto visitano la città coi primi freddi

Un gruppo di giovani attori, registi, critici italiani incontrano il teatro russo. E intanto visitano la città coi primi freddi. Tra loro c’è Giulia Valsecchi autrice di monologhi e dialoghi e di questo diario di viaggio

Di Giulia Valsecchi

È quasi un’abitudine associare a una città un colore: a San Pietroburgo si ha la sensazione di percorrere una fortezza imbiancata, un reliquiario, con un linguaggio ruvido e sofisticato. Dall’aeroporto di Pulkovo al centro ci vogliono almeno quaranta minuti e, già dal controllo passaporti, l’accoglienza arranca. Altrettanto a stento si afferra un primo riconoscimento della città, tra edifici grigi di regime, statue e pannelli di griffe anonime e globali.

Il nostro è un arrivo legato a un progetto teatrale che coinvolge autori, giovani registi, attori, tecnici, organizzatori, critici e studiosi italiani e russi nell’ambito di On Teatr, Festival Laboratorio Internazionale della Giovane Regia. Un’iniziativa della Scuola Paolo Grassi di Milano, in collaborazione con l’Accademia delle Arti di San Pietroburgo.

Il desiderio di una prima visita alla capitale di molte letterature si concretizza dopo una sosta veloce a una mensa teatrale che, superato un cortile di botteghe, ci offre carni inzuppate e fagottini alle verdure, funghi e carne. Gli occhi sono continuamente all’erta, ricercano il simbolo, la Nevskij Prospekt. Di fatto, si fa una certa fatica a ripulire la mente dal rumore latino, a riconoscersi minuscoli su strade interminabili e con venti gelidi che incalzano dalla Neva, il fiume da attraversare sopra e sotto i canali.

La prima urgenza è convertire i soldi, senza aver ancora scoperto i guai del roaming delle linee. Ma ci si consola in fretta a San Pietroburgo: se si ha la pazienza e la smania del passo continuo, superato il canale più lungo sul fiume Fontanka, si resta sospesi tra edifici dagli stili misti. Il modernismo del palazzo Singer, dove gustare un ottimo tè ai ribes rossi, tra colonne di libri e camerieri che accennano un inglese discreto. Frontalmente al Singer, spicca il neoclassicismo ortodosso di Nostra Signora di Kazan, con file di donne e fedeli in attesa di baciare l’icona della Vergine. Il silenzio qui è d’obbligo: le schiene curve degli officianti ortodossi hanno la stessa devozione delle mani arrossate di chi lucida con l’olio i candelabri d’oro.

Il tempo, avanti due ore rispetto all’Italia, fa rimandare la cena fino a bisticciare con la chiusura delle cucine alle 23. L’ultima scelta, dopo una doccia scomoda nella tripla dell’Ibis Hotel, sulla Ligovskij Prospekt, è Cat cafe. Un ristorante georgiano dei paraggi immerso tra finti broccati e suppellettili feline: deliziosi i tolma, gli involtini di carne e riso in foglie di vite, ma anche il pane georgiano, le melanzane con crema di noci e il salmone grigliato con paprika e chicchi di melograno. Una scoperta da replicare presto anche per il bene delle tasche: circa 800 rubli (16 euro), assaggiando di tutto un po’ e con l’obbligo di mancia al dieci per cento del conto, come in ogni altro locale.

I dibatti del Festival della Giovane Regia hanno inizio tra questi umori di cibi e vodka, sotto sguardi appuntiti e un’introversione esasperata. Durante le ore libere del giorno, non si smette di vagare e faticare nella comunicazione persino coi tassisti, più volte improvvisati su obsolete auto anni Sessanta e collettivamente sprovvisti di tassametro. C’è chi, tra noi, nel mezzo di un giro panoramico, vorrebbe perdersi all’Ermitage, il museo statale russo, l’antica reggia zarista nei toni del verde e bianco. Basta esibire una tessera da giovani allievi e si salta l’obolo di 400 rubli, per correre al secondo e terzo piano in cerca di Leonardo e Matisse.

Ma c’è anche chi preferirebbe visitare l’incrociatore Aurora, il primo a sparare il colpo dell’ottobre russo, e chi invece finisce per raggiungere la fortezza dei Santi Pietro e Paolo tra gabbiani, ambulanti di mandorle glassate e, a breve distanza, i minareti turchesi della moschea. Lasciamo alle spalle molti incantamenti: le spirali variopinte delle cupole della chiesa del Sangue Versato, coi mercatini di matrioske e icone antiche, spille leniniste e borracce metalliche. Oggetti che hanno un prezzo ragionevole per un italiano, ma raddoppiato per un americano.

E nei giorni e notti che avanzano impietosi, tra le rapide annotazioni di chi scrive, tornano la malachite dei pilastri interni di Sant’Isacco, il tepore azzurro di San Nicola, la punta dell’Ammiragliato nei pressi dell’Hotel Astoria Angleterre, dove ci si immagina Esenin a scrivere col sangue i suoi ultimi versi prima di suicidarsi o essere ucciso. Tutte scene sovrapposte e mutanti.

La sera, dopo una sosta da Erivan – mirabile ristorante armeno sulla Fontanka, prestigio del palato e del portafogli per soli 1000 rubli, assaggiando l’insalata dello zar e riso pilaf dolce con frutta secca e burro – ci ritroviamo in spazi teatrali protetti e un po’ angusti. Questa è la lingua di On Teatr, un programma serrato e frugale, un repertorio in continua evoluzione tra copioni onirici e struggenti di una Russia che non sa se è viva o morta e quale sia la sua libertà più prossima.

Non c’è tregua nelle discussioni prima e dopo le messinscene, con ancora in testa l’esterno del Marinskij e il conservatorio Rimskij-Korsakov nella Piazza dei Teatri, o il Mali Teatr di Lev Dodin. La nostra è una stanchezza mescolata ai palazzi restaurati e algidi, a quel che non si è potuto cogliere sul battello perché descritto in russo. Capiamo che come per Casa Dostoevskij e il Museo Puskin, a San Pietroburgo l’ingresso a teatro è un costume sociale: ovunque ci si sposti, si incontrano sale. Dalle sponde della Neva, in direzione dell’arteria della Nevskij, c’è persino un teatro dei giovani. I quasi attori completano lì il percorso accademico, in uno spazio deputato: non una vetrina vuota e zoppicante, ma un vagabondaggio con meta finale.

Gli indirizzi
Cafe Singer (Nevskij Prospekt – Dom Knigi 28, tel. +7/8125718223; 800-900 rubli per pranzo o cena, circa 16-18 €)
Cat cafe (Stremyannaya ulitsa 22/3, tel. +7/8125713377, 700-800 rubli, 15-16€ cad)
Erivan (Naberezhnaja Fontanki 51, tel. +78127033820, www.erivan.ru; 1000-1200 rubli, 20-25 €)