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Dragone: la via è nel verde

Abbiamo parlato di turismo in Italia con Alberto Dragone, una decennale carriera nel campo dell’editoria del settore presso De Agostini, Gribaudo, Touring Editore, Giunti, per la quale è ora membro della direzione editoriale

A cura di Sara Magro

Cosa manca all’Italia per vivere di rendita turistica?

Secondo me, la parola rendita è ambigua, perché si vive di rendita quando non si deve lavorare per vivere. E il turismo non può svilupparsi se si adotta un approccio di questo genere. Se un Paese ha un ricco patrimonio turistico e non lo utilizza propriamente, questo viene semplicemente sprecato. Nel caso dell’Italia, molte difficoltà del settore sono dovute proprio a questo errore: non si può vivere di rendita, essere privi di  una strategia complessiva, di sistema. Non c’è dubbio che  questa carenza impedisce al nostro patrimonio di dare tutti i suoi benefici potenziali.

Tuttavia, in Italia ci sono alcune realtà virtuose dove, grazie al coinvolgimento attivo dei privati e delle istituzioni, sono stati programmati interventi a medio e lungo termine che sono poi stati premiati dalla una presenza turistica davvero significativa. Ma accanto a questi esempi, ce ne sono altri negativi. La nostra è una situazione a macchia di leopardo.

Come è cambiato il turismo in Italia negli ultimi 10 anni?

Touring Editore pubblica ogni anno la Guida Blu che riporta dati sulla fruibilità turistica delle acque dei mari italiani e dei laghi, sia i grandi bacini del nord che quelli piccoli del Trentino e del Lazio. Sono i dati elaborati dalla Goletta Verde di Legambinte. All’inizio le vele (il sistema di valutazione adottato da Legambiente, da non confondere con le bandiere blu) erano assegnate quasi esclusivamente in base all’analisi chimica delle acque, quindi perlopiù dati tecnici. Oggi invece i parametri sono cambiati: ci si basa su criteri di sostenibilità che tengono conto anche del risparmio energetico, della capacità di una località di fare raccolta differenziata, della qualità dei servizi e delle strutture ospitanti. Con questi nuovi criteri, sulla guida si trovano buoni esempi e vittorie niente affatto scontate. Per esempio, al primo posto come miglior località costiera per le vacanze del 2011 c’è, per la seconda volta consecutiva, il Lido di Acciaroli nel comune di Pollica, non lontano da Napoli. È un dato incredibile, considerando che Napoli e la Campania hanno notoriamente la maglia nera per la gestione dei rifiuti. Il punto è che quando c’è una buona politica del territorio si possono sempre raggiungere buoni risultati. L’Italia, da nord a sud, è piena di buoni esempi. Un altro caso emblematico evidenziato dalla Guida Blu è il Trentino Alto Adige. È straordinaria la sua capillare capacità di accoglienza diffusa, soprattutto in piccoli alberghi con un ottimo rapporto qualità/prezzo, ben distribuiti su tutto il territorio.

Parlando di cambiamenti positivi, va menzionato un nuovo fenomeno tutto italiano che può, almeno localmente, creare i presupposti per uno sviluppo turistico di qualità. Un po’ in tutte le regioni si va affermando la logica dell’albergo diffuso, che coinvolge nell’accoglienza non una singola struttura ma un intero borgo con una formula di ospitalità orizzontale che mette in rete trasformandole in camere dotate di ogni comfort, abitazioni di interesse  socio culturale vicine tra loro. Questo modello piace e cresce, e il Touring ha già raccolto una cinquantina di indirizzi nella prima guida Alberghi Diffusi (a cura di Teresa Cremona, Touring Editore e Associazione Nazionale Alberghi Diffusi). Il che testimonia un fatto: i buoni progetti si possono realizzare, e i risultati si possono ottenere.

Consapevolezza dell’identità territoriale e turismo responsabile sono gli slogan del turismo di oggi. Sono già realtà o ancora teoria?

Cominciamo da chi fa la vacanza, che poi è il motore del turismo. Solitamente non è un teorico del turismo e dell’economia del territorio; il villeggiante non si fa troppe domande, desidera invece  trascorrere il tempo in un posto pulito e accogliente, apprezza la disponibilità e la cordialità delle persone, probabilmente vuole spendere il giusto, sfruttare il tempo (la media è di una settimana) facendo tante cose: mangiare bene, dormire in silenzio, avere una discoteca o un ritrovo dove passare una serata in allegria, leggere un bel libro, stare all’aria aperta e godersi il paesaggio. In sintesi, si aspetta di usufruire di tutto il buono che c’è in un posto. E senza necessariamente saperlo, aspira a tutte le caratteristiche del turismo sostenibile: non vuole sdraiarsi su una spiaggia piena di mozziconi, e anche se gli piace la serata in discoteca, vuole dormire  senza frastuono. Poco tempo e  soldi limitati inducono a massimizzare. Se si chiedesse ai turisti di compilare un questionario sulle proprie aspettative, si rimarrebbe stupiti di scoprire che in gran parte corrispondono ai principi del turismo ecologico e sostenibile.

Ovviamente, anche istituzioni e privati che promuovono una destinazione e propongono vacanze e soggiorni, ne dovrebbero tenere conto, fare la formazione adeguata, adeguarsi alle richieste e soddisfare le richieste. Mai come in questo caso i concetti teorici sono traducibili in attività quotidiane.

Un altro dato: negli ultimi anni sta crescendo la domanda di turismo lento, a piedi o in bici. Nel2010, anno composteliano, 270 mila persone hanno intrapreso il Cammino di Santiago, e il 10% erano italiani. Parliamo di un itinerario di 800 chilometri, non proprio una passeggiata! Fino a dieci anni fa, nessuno avrebbe immaginato questi numeri; quello che era un turismo di nicchia, oggi è in continua espansione. Ciò fa a riflettere. Crescono i numeri certificati delle statistiche, e si diversifica la richiesta. Oggi, anche i viaggi attivi, che nell’immaginario sono spartani e faticosi, possono essere organizzati in maniera differente e per  qualunque livello di spesa. Per esempio, gli americani adorano fare  giri in bicicletta nel Senese, fermandosi magari la sera nei resort di lusso e ci sono operatori specializzati in questo tipo di viaggi da sibariti sportivi. Ma c’è anche chi rinuncia volentieri ai lussi per fermarsi in un ostello o in campeggio. Sono due casi estremi che indicano però lo sviluppo di un concetto nuovo: la vacanza rappresenta sempre più un momento per ritemprarsi, riprendere i ritmi naturali, rompere con la quotidianità. Entrambi cercano aria buona, esercizio fisico, vita all’aperto. In Italia le opportunità di scegliere questo genere di vacanze sono sempre più numerose. Ultimamente si stanno recuperando i percorsi lungo le massicciate delle ferrovie abbandonate. Da nord a sud, ci sono migliaia di chilometri di ferrovie abbandonate che con opportuni interventi possono diventare greenway. In Trentino è già fruibile una ricchissima rete di piste ciclabili collegate tra loro dalle  ferrovie locali: ecco migliaia di chilometri che attraverso tutto il territorio. E ovunque si arriva in treno, evitando tout court l’auto. Parlando di greenway, una delle regioni a livello progettuale più “ferrate” è la Sicilia. Si tratta comunque ancora solo di casi  troppo isolati: anche se il turismo è una competenza regionale, ci vorrebbero  linee guida nazionali  per orientare le scelte, perché un sistema paese nel suo insieme rappresenterebbe una proposta forte e coerente a fronte di questo tipo di problematiche.

Per fare slow tourism ci vuole tempo, e tanto tempo in vacanza implica una spesa notevole, che non tutti si possono permettere. Quanti anni dovranno passare per mettere i viaggiatori in condizioni di fare il tipo di viaggio culturale, lento, di conoscenza che tutti teorizziamo?

Innanzitutto non so dire se il turismo sostenibile è in contraddizione con i concetti di poco tempo e poco denaro. Una vacanza breve, 4-5 giorni, in una grande città (Roma, Venezia, New York, Parigi, Barcellona) non necessariamente richiede un budget alto: ci sono i voli low cost, e nelle città europee si sono sviluppati sistemi di ospitalità alternativa agli hotel stellati che, anche se hanno nomi che evocano una qualità discutibile (tipo gli ostelli), oggi vantano buoni standard di qualità. E poi le tariffe ufficiali degli alberghi sono sempre più alte di quelle che si pagano effettivamente.

Anche l’Italia, proverbialmente costosa, possiede luoghi dove si può fare buon turismo senza spendere cifre da capogiro. Mi riferisco soprattutto all’Italia minore, che è tale solo dal punto di vista quantitativo. Per la premiazione di Vini Buoni d’Italia 2012 (a cura di Mario Busso e Luigi Cremona, Touring), sono stato a Civitella del Tronto, in Abruzzo, un borgo a 20 chilometri dal mare e 20 dai Monti Sibillini. Ebbene, in questo minuscolo paese, ultimo baluardo borbonico della lotta per l’Unità 150 anni fa, c’è una delle  più grandi fortezze esistenti in Europa, che ospita un interessante museo delle armi. Quando mi sono affacciato dalla terrazza di questa imponente roccaforte, davanti a un panorama straordinario mi sono detto: ma come si fa a non restare incantati? Sei a 600 metri di altitudine, in un borgo stupendo, con un monumento storico importantissimo, da cui si vedono il mare a meno di 30 km, e una gran parte del  Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. A 60 chilometri da Norcia, e qualcuno meno dalla Piana di Castelluccio, mete vicine e più facilmente identificabili per un turista. Cito questo esempio perché è emblematico. Quando si arriva in posto così, ospiti di un bell’albergo, assaggiando cose buone e sorseggiando un ottimo Trebbiano d’Abruzzo, viene naturale scambiare due chiacchiere e qualche impressione con la gente del luogo. Di borghi come Civitella l’Italia è ricchissima.

Alberto Dragone È giornalista pubblicista dal 1981. Ha iniziato a lavorare nel settore editoriale nel 1981, come caporedattore alla Guaraldi di Firenze, per poi operare in Giorgio Mondadori (1983/1990), Selezione dal Reader’s Digest Italia (1991/1998); Touring Editore (1998/2000). Nel 2001 approda all’Istituto Geografico De Agostini dove gli viene affidata la Direzione Editoriale del settore libri. Sempre come Direttore Editoriale lavora dal 2004 al 2007 alla Gribaudo. Nel 2007 entra a fare parte della Direzione Editoriale del Gruppo Giunti, occupandosi da allora di vari progetti e attività, tra le quali la più importante è certo la Direzione Editoriale di Touring Editore (la casa editrice del Touring Club Italiano che dal 2007 è partecipata e gestita dalla Giunti), nel biennio 2010/2011.