Italy

Approdo Tremiti

testo e foto di Gianmario Marras

Abbiamo bisogno delle isole. Nel piccolo porto sperduto di un arcipelago sogniamo l’approdo. Nelle baie di un’isola inseguiamo l’ebbrezza della luce, il piacere della contemplazione, l’avventura, e coltiviamo l’illusione del paradiso all’unica condizione di poterle raggiungere in fretta e abbandonarle quando ci pare. Sarebbero perfette le Tremiti, se non fosse che su questi scogli il mito della velocità non trova asilo, e per arrivarci si deve prima fare un ripasso di geografia, perché l’aeroporto più vicino è quello di Pescara in Abruzzo, il porto più comodo quello di Termoli in Molise, la provincia di appartenenza è quella di Foggia in Puglia, e dunque il  viaggio potrebbe durare dieci ore, o forse di più. D’altra parte che ne sarebbe del mito delle isole senza la loro distanza dal mondo e senza la fatica spesa per raggiungerle? E poi le Tremiti sono uno di quei luoghi fortunati dove la fretta non ha ragione di esistere: a che serve correre per attraversare terre che si misurano in metri? San Domino ne conta in lunghezza 2.600, San Nicola e Capraia circa 1.600, il Cretaccio è poco più di uno scoglio argilloso, e Pianosa, la più lontana, quasi scompare durante le furiose tempeste invernali.

Camminare, bisogna solo camminare per percepire il respiro lento e profondo di questo microcosmo nel Parco Nazionale del Gargano, che seduce proprio perché la sua bellezza si adatta alla dimensione umana. Fin dallo sbarco nel porticciolo di San Domino, basta percorrere poche decine di metri in salita per avere la visione d’incanto di Cala delle Arene e delle isole dell’arcipelago lambito da acque perfettamente azzurre e calme; per un’altra via si giunge invece allo strapiombo affacciato su Cala del Diamante e sui Pagliai, una decina di scogli traforati da cunicoli, che sembrano lavorati al tombolo. Le due strade si uniscono poco dopo infilandosi nel bosco di pini d’Aleppo che occupa buona parte dell’isola, testimone del tempo in cui San Domino era descritta come l’orto del paradiso, coperta di uliveti, vigne e alberi da frutta, coltivata a grano e adibita a pascolo. La sua bellezza è ancora intatta, tutta lì da vedere. Sui sentieri ombreggiati, ben indicati e attrezzati lungo la costa, si raggiungono balconate silenziose, cale e grotte appartate, promontori solitari nonostante gli affollamenti estivi e dei fine settimana fino a tardo ottobre: Cala dello Spido e quella del Pigno, sbozzate nella pietra e nascoste dagli alberi, la minuscola insenatura di Cala Matano – una striscia di sabbia e acque tipo piscina – dove ha casa Lucio Dalla. Ma non c’è vip watching che tenga; qui, le attrazioni sono altre. Arrivate sulla terrazza di roccia affacciata sul vestibolo scoperto della Grotta delle Viole e capirete: riflessi violacei riverberano nella cavità carsica, e le pareti delle fenditure a strapiombo sul mare sono tappezzate di fiordalisi e violette selvatiche.

Sull’isola di San Nicola, sono custoditi i ricordi più antichi dell’arcipelago, quelli dello splendore benedettino, cistercense e poi lateranense, testimoniati dalle fortificazioni, dalle torri merlate e dall’abbazia del 1045, che all’interno custodisce un mosaico romanico bizantino, una croce dipinta del XIII secolo alta più di tre metri e una pala d’altare policroma di scuola veneziana del XV secolo.

Del passato come confino di antifascisti c’è ancora qualcuno che ricorda. I detenuti erano perlopiù parlamentari, sindacalisti, avvocati, medici, professori che sbarcati a San Nicola si rivelarono linfa vitale per la comunità di pescatori e agricoltori: «Siamo stati fortunati in quell’epoca», ricordano gli anziani, «i confinati ci facevano il doposcuola; a quel tempo c’era tutto, il sarto, il fabbro, il calzolaio; c’erano vigneti e alberi da frutto, c’erano pecore e capre, si faceva il formaggio, si coltivava il grano. Adesso, in inverno, il pane arriva con l’elicottero». Parlano con accento napoletano, come tutti i tremitesi, un retaggio della dominazione borbonica che li fa sentire più campani che pugliesi.

Acqua passata. Oggi gli abitanti si dedicano al turismo. Cercano di migliorare l’accoglienza, come Donatella e Angelo, lei con una laurea in legge nel cassetto e appassionata di letteratura di viaggio; lui figlio di una famiglia di pescatori dell’isola. Insieme hanno aperto nella piazzetta di San Domino l’enoteca Era Ora. Nome emblematico per un wine bar per viaggiatori, come amano definirlo loro, dove si leggono libri e pubblicazioni sulle isole, si ascoltano storie e si assaggiano prodotti scovati fra Molise, Puglia e Abruzzo, e si insinua quella passione che solo le isole sono capaci di suscitare.

ARRIVARE

Si prende il traghetto o l’aliscafo dal porto di Termoli (facilmente raggiungibile in treno); ma non si possono imbarcare moto e auto (tel. 0565912191, Traghetti Lines; 16 €).
Oppure, in aereo con Darwin Airlines da Milano, Torino e Palermo fino a Foggia, e da lì, in una mezz’oretta, si raggiungono le isole in elicottero (Alidaunia; 28,25 €).

DORMIRE (Isola di San Domino)
Baely Resort (tel. 0882463767, www.baely.it). Camere con arredi ispirati alla geografia del mondo, circondate dal verde a un centinaio di metri dal mare e a pochi minuti a piedi dal paese, con ristorante e piccolo centro benessere. Doppia da 90 €.

Touring Club Italiano Tremiti. Bungalow con vista sul mare, ombreggiati da una pineta. Da 350 € a persona tutto incluso per una settimana, il tempo minimo di permanenza previsto.