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Viaggiare a “naso”

Mona di Orio crea profumi. Per lavoro sceglie essenze che arrivano da tutto il mondo e quando arriva in un posto, la sua prima meta è il mercato

A cura di Sara Magro

Mona di Orio viaggia spesso per lavoro. In un fine giugno caldo e afoso è di passaggio a Milano per presentare le ultime fragranze della collezione Les Nombres d’Or, che è una ricerca di proporzione aurea nella profumeria tradizionale. Formazione classica, allieva del famoso “naso” Edmond Roudnitska ha sviluppato uno stile originale e artigianale lavorando per sei anni al suo fianco nel laboratorio di Cabris, vicino a Grasse. Poi ha preso la sua strada e nelle sue creazioni ci sono la natura, la luce, e c’è una ricerca meticolosa di materie prime naturali che provengono da tutto il mondo. Non sempre le va a cercare personalmente, ma anche quando non è mai stata in un posto, lavorandone l’essenza ne riproduce l’atmosfera, e quella si imprime nella mente come gli istanti di un viaggio vero.

«Amo viaggiare, incontrare persone, mondi, culture, tradizione, odori. E, soprattutto quando non conosco un posto, adoro scoprirlo. E comincio sempre dal mercato, perché da lì si capisce molto di un luogo: cosa si mangia, frutti, verdure, spezie». Così esordisce Mona di Orio quando le chiedo se viaggiare le porta ispirazione.

«Con la stessa curiosità cerco e scelgo le essenze che compro in Francia ma che arrivano da ogni angolo della Terra: arancio della Guinea, ylang ylang delle Isole Comore, vaniglia del Madagascar, cedro della Virginia, pompelmo dell’Argentina, tuberosa dell’India…non si può immaginare quanti Paesi possano essere contenuti in una boccetta di profumo.

Le essenze portano con sé l’identità dei luoghi, la loro natura, la loro umanità. Per esempio, quando il mio fornitore mi ha proposto lo zenzero blu del Madagascar e mi ha detto che proveniva dal mercato equo-solidale, ne sono stata entusiasta: era un prodotto di primissima qualità e in più il suo commercio rispettava i diritti di chi lo produceva. Questo è un valore aggiunto che non si può ignorare, nemmeno quando si crea un profumo. Ha il suo peso, anche perché io preferisco investire in qualità piuttosto che pubblicità e testimonial (un esempio: la vanillina sintetica costa 30 € contro i 600 € della stessa quantità di vaniglia naturale)».

Come nasce un profumo?

«Il mio laboratorio sono le essenze in purezza, più di 500. Le conosco, le ricordo, quindi le associo mentalmente, come un musicista compone un concerto. Non ho bisogno di sentirle, so già quale sarà il risultato della combinazione. E ogni volta che trovo un nuovo odore o creo una nuova fragranza, per me è come se fosse Natale. A ispirarmi e a completare l’alchimia intervengono anche altri elementi, colori, immagini, suoni, dipinti, luce.

Provate a immaginare le tuberose. Ecco al crepuscolo, quando sale l’umidità, il loro profumo diventa più intenso…quello è l’ideale, il momento magico che si fissa nella mia mente e che cerco di riprodurre. Ma non è sempre facile. Come tutti i parti, d’altronde.

Anche le città si possono abbinare a degli odori. Parigi ai caffè, Londra ai camini accesi… Nizza all’aroma della torrefazione sotto casa mia che comincia a macinare caffè all’alba e mi sveglia con quel profumino che per me significa un nuovo giorno davanti. Prima o poi ne farò una fragranza».

Quando si è accorta del suo naso eccezionale?

«Durante un viaggio. Ero ancora una bambina, una delle prime volte fuori dal mio ambiente usuale. La prima notte, mi hanno sistemato a dormire in una stanza piena di libri. Non ho chiuso occhio, ossessionata dall’odore di muffa di quei vecchi volumi. Da allora ho capito che sentivo e di conseguenza immaginavo il mondo intorno a me in modo diverso dagli altri. Mi premeva molto che i miei cari, i miei amici e poi anche altre persone sentissero e sognassero quello che sentivo e sognavo io. Così ho cominciato a creare profumi».

Fin qui, tutto romantico. Ma come salva il suo naso dai cattivi odori?

«Quando capita è una dannazione. In generale, mi piace annusare tutto e riconoscere i singoli odori. Per riuscire a sentire tutto quello che mi circonda non indosso mai profumi. E temo oltremodo il raffreddore: per evitarlo farei qualunque cosa, ma mi limito a imbottirmi di rimedi naturali, l’acerola del Brasile fa benissimo. Poi, ogni tanto, ho bisogno di mettere a riposo il mio naso, e per sgombrare il campo uso uno spray all’acqua di mare».

E quando la puzza si fa insopportabile?

«In estate, giro sempre con un ventaglio, per scacciare i cattivi odori! Lo consiglio a chi è particolarmente sensibile».

Oggi Milano, e domani?

«Domani Amsterdam. Mi piace in questa stagione: è tiepida, umida e profuma di tiglio».