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Costa Smeralda for ever

A 50 anni dalla fondazione del Consorzio Costa Smeralda, si fa il bilancio di una favola che ha trasformato la Gallura in eden per le vacanze

A 50 anni dalla fondazione del Consorzio Costa Smeralda (la data esatta del compleanno è il 14 marzo 2012) si cerca di fare il bilancio di quella che nel mito assomiglia ad una favola, con un principe, Karim Aga Khan IV e una bella addormentata, la Gallura




















Testo e foto di Gianmario Marras

Una favola, quella che nel 1962 trasformò pascoli buoni solo per le capre di Monti di Mola nel paradiso da Mille e una notte della Costa Smeralda, facendo cadere una pioggia di miliardi sulla testa dei poverissimi pastori proprietari di quelle lande pietrose. A fare il miracolo, come in ogni favola che si rispetti, un vero principe, laureato ad Harvard e capo spirituale dei musulmani ismaeliti: Karim Aga Khan IV. Da allora sono passati quasi 50 anni, molte cose sono cambiate, ma  la favola anche se un po’ ammaccata resiste. In un recente articolo del National Geografic Traveler, la Costa Smeralda  è stata definita un “parco giochi per turisti”, scollegata dalla realtà culturale dell’isola, assediata dal traffico, con difficoltà ambientali crescenti e un futuro a rischio. Un’esagerazione? In parte sì, perché se è vero che il controverso modello di sviluppo della Costa Smeralda ha portato i suoi maggiori utili al di fuori dell’isola, è anche vero che da decenni continua a esserne uno dei suoi più prestigiosi simboli. Da queste parti è passato il gotha della nobiltà, dell’economia, e dello star-system internazionale, e nessuno si sorprende se, come è successo in questi giorni, si appioppa una multa a Steven Spielberg perché il “tender” del suo panfilo da 200 milioni cavalca pericolosamente le onde troppo vicino alla costa. La sfida, dopo 50 anni, è preservare la meraviglia di un litorale che ancora oggi, fuori stagione, può dare l’impressione che gli anni non siano passati: la spiaggia della Celvia, il Piccolo Pevero, Poltu li Cogghj, Liscia Ruja e Razza di Junco sono tutt’ora di una bellezza struggente. Ma gli orrori edilizi non mancano e continuano come quelli prodotti dal turismo in stile “cafonal chic”, in contraddizione con il modello originario, quello che voleva la Costa Smeralda un luogo di fuga, il rifugio dove nascondersi dal mondo, smettendo i panni del nobile, del  finanziere o della star per riprendere il contatto con gli uomini e la natura che  in questa parte di Sardegna, come in un Eden primitivo, si mostrava a quei tempi  perfetta, come in pochi altri luoghi della terra.

Se credete che stiamo esagerando, guardate il servizio Vanno a nascondersi sulla Costa Smeralda trasmesso dalla Rai il 10 luglio del 1969.

L’itinerario

Mondana per due mesi l’anno e approdo dorato per potenti e famosi del pianeta, la Costa Smeralda smonta il suo palcoscenico alla fine di settembre, per tornare alla semplicità di sempre. Porto Cervo, come un set cinematografico dismesso, cade in letargo, e le spiagge di Liscia Ruja, Capriccioli, La Celvia, Poltu Li Cogghj, Razza di Junco rimangono deserte e silenziose come ai tempi di Monti di Mola. È il periodo migliore per viaggiare da queste parti, fra borghi, vigne, laghi, colline, resti archeologici, boschi e alberi millenari.

Partiamo da Olbia imboccando la Strada Statale 125 verso la Costa; a pochi chilometri, una deviazione sulla destra conduce a Porto Rotondo, rivale mondana di Porto Cervo, mentre, poco oltre l’imboccatura del Golfo di Cugnana, una deviazione a sinistra porta al borgo di San Pantaleo.

Il panorama, con l’azzurro del mare alle spalle, è un susseguirsi  inatteso di verticali rocciose e massi granitici, disseminati caoticamente come frammenti di un gigantesco meteorite, oltre le curve della strada in salita appare San Pantaleo con le case in pietra raccolte attorno alla chiesa. Vendute ormai a prezzi altissimi, sono abitate da artisti, artigiani e danarosi viaggiatori che ne hanno fatto il loro buen retiro. Il mare non si vede, ma la rada di Cala di Volpe dista 10 chilometri appena. Da queste alture, si arriva ad Arzachena, una mini-Stonhenge dove si visitano il circolo megalitico di Li Muri, la tomba dei giganti di Coddu Vecchiu dalla  stele alta 4 metri, il complesso nuragico La Prisgiona con torre e capanne ancora in fase di studio (si visita tutti i giorni, tel. 3939147998). Per degustare il Vermentino doc, fra le vigne c’è la cantina Surrau con botti e tavoli, mostre d’arte, artigianato, fotografia e concerti jazz (www.vignesurrau.it).

Viaggiando verso l’interno, si arriva, oltre Sant’Antonio di Gallura, sulle rive del lago Liscia: in un’ampia radura vicino alla chiesa campestre di San Bartolomeo cresce l’albero più vecchio d’Italia e fra i più antichi del mondo: 3.000, forse 4.000 anni portati magnificamente, con un tronco alto 8 metri e con 12metri di circonferenza. Intorno, tutto è antico: le montagne, i grandi massi trasformati in abitazioni, perfino le pecore al pascolo con i cani pastore. E la Costa Smeralda, smagliante nei suoi 50 anni, sembra davvero lontanissima.

Arrivare
In aereo: Meridiana, www.meridiana.it; Easyjet www.easyjet.com
In traghetto: Sardinia Ferrieswww.sardinia-ferries.it

Info www.sardegnaturismo.it,  www.arzachena-costasmeralda.it

Dormire
Porto Cervo: Hotel Cervowww.hotelcervocostasmeralda.com
Arzachena: Lu Pastruccialedduwww.pastruccialeddu.com
San Pantaleo: Petra Segretawww.petrasegretaresort.com