FREQUENT FLYER

Quant’è bella Pechino in bici

Tra gli Hutòng del centro di Pechino si può andare solo su due ruote. I vicoli sono così stretti che non ci passano neppure i risciò

Di Barbara Pietrasanta*

È una magnifica domenica di pieno agosto, ma potrebbe essere qualsiasi giorno e nulla dice che è festa. Beijing brulica di gente e fa affari nelle larghe vie dello shopping che conducono a piazza Tian An Men.

L’aria è insolitamente leggera e il cielo è di un azzurro cobalto, in barba ai luoghi comuni che vogliono questa metropoli inghiottita da un inquinamento senza ritorno: è un perfetto giorno d’estate e le possibilità si aprono a ventaglio tra itinerari tradizionali e trasgressioni fuori programma. Visitare Pechino (Beijing, appunto) è imbarazzante: il mondo cinese ti si apre davanti e non vorresti perdere nulla! Ma se scegli gli itinerari delle guide turistiche, finisce che procedi a scatole cinesi, le une dentro le altre, senza libera uscita nelle atmosfere inedite e autentiche dell’antica capitale. Ed ecco che, proprio di fronte all’albergo, dove io e i miei due compagni di viaggio alloggiamo, c’è un noleggio di biciclette: «Ma perché non ci abbiamo pensato prima? Dopotutto, la bici è il mezzo di trasporto più usato da queste parti, e le strade della città sono tutte (o quasi) ciclabili. È il modo migliore per raggiungere le cose da vedere al giusto ritmo».

Ed eccoci, Antonio, Giulia e io, in sella di tre  “Piccioni volanti” (la marca più famosa e sogno di tutti i cinesi fino a qualche anno fa), lanciati per i grandi viali alberati e per le stradine piene di carretti e risciò stracarichi di turisti e di tanta altra gente che li prende per entrare nelle vie più strette della vecchia città. Scopriamo così gli Hutòng, dedali di vicoli nella vecchia Pechino, dove a volte nemmeno i risciò riescono a entrare. Ci rendiamo conto che la bici è l’unico mezzo possibile qui. Tra questi vicoli, il tempo scivola indietro e l’aria è sospesa tra i raggi di sole che rimbalzano negli angoli delle case e il buio umido che ne fuoriesce.Vie interminabili e strette corrono lungo i muri grigi dietro i quali si celano tante case, con stanze e cortili al riparo dal sole e dagli sguardi. Una porta rossa separa dai passanti e dal mondo “fuori”, dove botteghe artigianali e piccole locande improvvisate mettono invece in mostra (e in vendita) tutto, anche se spesso privo di qualunque attrattiva. Eppure, perdersi in queste scoperte senza tempo è stupefacente: ci sono piccoli negozi di timbri e vecchie calligrafie, c’è la polvere dei lavori di bottega e la gente che pela patate. Ed è una visione lontana e inaspettata quella di un placido lago con le barchette, e tutt’intorno le sale da tè, dove i pechinesi vanno la domenica.

Su quelle linee di strade che corrono da est a ovest si respira lieve l’aria del passato che profuma di sandalo e ceralacca e ci si sente salvi, ma ancora per poco, dai grandi palazzi di mattonelle bianche che avanzano inesorabili inghiottendo tutto, come un gigantesco drago affamato di futuro.

Barbara Pietrasanta, artista e direttore creativo dell’agenzia pubblicitaria Anyway , è esperta in comunicazione e linguaggi visivi dei Paesi emergenti asiatici. Segue numerosi progetti di Brand italiane sul  territorio cinese e indiano e progetti di formazione a Shanghai. Ha scritto il saggio Lideogramma al neon. Pubblicità, comunicazione e lifestyle in Cina.