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Com’è dolce la vita a Portofino

Parola di Ermes De Megni, direttore dell’Hotel Splendido, che dopo aver girato il mondo e gli alberghi più belli, ha scelto il Golfo del Tigullio

A cura di Sara Magro, foto di Francesca Romano

«Benvenuta nel posto più bello d’Italia, forse del mondo. Ma sì, esageriamo! E sa perché lo dico? Perché se Portofino è tale, è soprattutto perché qui la gente ci tiene. Si guardi intorno. Tutto il verde che vede è protetto dal Parco nazionale e nessuno può azzardarsi a mettere un mattone di troppo o fuori posto. E così, questo borgo, questi muri, queste case e questo panorama sono belli come sempre. Anzi più di sempre perché il paragone con il resto che peggiora ne migliora la percezione». Con queste parole mi accoglie Ermes De Megni, general manager dell’Hotel Splendido, uno degli alberghi che valgono la fama del rinomato lusso made in Italy. E non si fa fatica a condividere tanto entusiasmo, soprattutto in una bella giornata di fine aprile. Lui sorride e racconta con orgoglio del piacere di rappresentare una certa eccellenza fatta di passione per il lavoro, di stima e simpatia dei confronti dello staff che dirige, di amore per il mare. È un maître de cérémonie, che sa fare e raccontare il suo mestiere.

«Peccato per il borgo, dice, ormai non c’è più nemmeno il fruttivendolo; al suo posto ora c’è una gioielleria. La gente del posto vende a cifre da capogiro, poi il più delle volte se ne va. Eppure Portofino è ancora un borgo di pescatori, gli ultimi due non si arrendono e sono riusciti a ottenere due banchi per la vendita proprio davanti all’attracco dei loro gozzi. È una bella conquista, perché in paese ormai si comprano solo diamanti e haute couture! Noi il pesce lo prendiamo dai due pescatori, vogliamo che continuino a fornirci e a garantirci il pesce che serviamo all’hotel e al ristorante Chuflay, in Piazzetta. Ci piace proporre un menu regionale e genuino, fatto il più possibile con gli ingredienti del posto. I nostri ospiti devono avere quello che promettiamo loro. Anzi, che da noi consiste proprio nel mantenere le promesse. Quando mi parlano di sesta o settima stella, io penso che la classificazione cinque stelle di lusso sia appropriata. Invece, sarebbe utile certificare il livello del personale e del servizio, valutare la risorsa umana che poi è quella che fa davvero la differenza nell’ospitalità. Il nostro staff come i nostri clienti non cambia a ogni stagione. Il barman, il pianista e la maggior parte dei nostri sono qui da tempo, riconoscono i clienti, anticipano le loro richieste e questo, garantisco, è molto apprezzato. E poi hanno acquisito una cortesia spontanea ma educata e sempre professionale. Torni a cena quando passa di qui e si fermi un po’ al nostro bar. Vedrà che bella serata!»

Non era un invito personale. Tutti possono prenotare al ristorante La Terrazza che, come si può immaginare, ha una delle viste più incantevoli e giustamente celebri d’Italia.