World

Ma il Marocco cosa c’entra?

Da paradiso per le vacanze, il Mediterraneo è ora una polveriera. E questo rischia di penalizzare il turismo (e l’economia) anche dove non ci sono pericoli né problemi

Sono bastati due mesi per sconvolgere la mappa del turismo nei dintorni di casa nostra. Paesi che fino a poco tempo fa erano disinvoltamente soprannominati “oasi di pace” (anche a detta del Ministero degli Esteri su www.viaggiaresicuri.it) sono diventati focolai di rivolte civili. Vacillano i governi del nord Africa: ha cominciato la Tunisia ribellandosi contro il caro vita, poi l’Egitto caccia Mubarak, poi il popolo libico ci ha provato con l’incrollabile colonnello Gheddafi. I moti sono una febbre che sta contagiando il bacino del Mediterraneo fino a raggiungere il Medio Oriente. E scendono in piazza lo Yemen e l’Oman, due delle più recenti promesse del turismo per intenditori. All’ultima affollata Borsa Internazionale del Turismo, lo scorso febbraio, lo stand dello Yemen era in verità piuttosto solitario (il paese non è mai stato troppo tranquillo), ma quello dell’Oman era preso d’assalto da giornalisti e operatori incuriositi e attratti dal sultanato ancora poco conosciuto. E i promotori, al pari dei visitatori, erano inebriati dal successo e raccontavano con entusiasmo della via dell’incenso, della natura meravigliosa, degli hotel pieni di fascino, di una civiltà modernissima a due passi da mondi similmedievali! Facile appioppare titoli e creare itinerari e sognare di partire per mondi poco esplorati. Solo che i fatti costringono alla realtà, e anche in Oman scoppia la rivolta popolare (nonostante il sultano getti banconote sulla folla passando a bordo della sua auto). La cronaca ci ricorda che il mondo non è un grande resort classificabile in numero di stelle; è un imprevedibile intrico di eventi umani e naturali che illudono, deludono, chiudono e aprono confini, allettano e terrorizzano. Così, il Marocco, dove non sono successi né previsti disordini, finisce a far parte del calderone Maghreb e nessuno ci va più. Allora l’ente del turismo prova a reclamizzare le sue virtù: lifestyle, clima mite, prezzi buoni, voli low cost.  Ma il traffico verso l’Africa settentrionale è momentaneamente rallentato se non del tutto sospeso. Infatti la psicologia di massa, quella che muove denaro e riempie i villaggi turistici, è molto spesso prevedibile, orientata dai luoghi comuni e predisposta a far di tutta l’erba un fascio. D’altra parte, ammettiamolo pure, quanti di noi sarebbero disposti a programmare una vacanza in Marocco con la famiglia? Pochi. Peccato però, perché in Marocco si sta benissimo in questa stagione e non ci sono pericoli. Sono più comprensibili le titubanze verso l’Egitto, nonostante i manifesti tranquillizzanti dell’ufficio del turismo Egypt Travel che, su giganteschi cartelloni pubblicitari, invita a partire sereni per la Valle dei Re, il Nilo e i resort sul Mar Rosso. Per esprimere solidarietà, a volte, non resta che partire. Perché, ricordiamolo, il turismo è una risorsa economica vitale in molti paesi (ed è l’industria più produttiva del mondo, dato Ties), favorisce gli scambi, la conoscenza, la circolazione di idee.

PS: Potrebbe capitare che in viaggio in uno di questi paesi, ci si abbiano difficoltà di connessione al web. Nel caso, si può provare a collegarsi usando gli indirizzi numerici IP invece delle Url; in particolare, 69.63.189.34 per Facebook; 72.14.204.99 per Google.

Sara Magro