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Kashmir, Zanskar e Ladakh: viaggio nell’India del Nord

La stagione giusta per partire è l’estate, ma anche l’inizio dell’autunno. Bisogna però partire con lo spirito giusto, perché quello all’estremo nord dell’India è un viaggio che richiede buona organizzazione, un temperamento forte e curioso. Sedici giorni tra il Kashmir, il deserto dello Zanskar e il Ladakh, temprano il corpo e la mente perché qui la macchina del turismo non ha ancora creato mega o mini resort all inclusive, confort e lusso occidentali compresi. Chi ci viene deve adattarsi, avere buone gambe ma camminare in punta di piedi per non disturbare i popoli, le abitudini religiose, le tradizioni che si incontrano da Srinagar, capitale del Kashmir, in poi. Si visitano templi, monasteri e giardini Moghul, si naviga sui laghi di montagna tra le ninfee, si dorme in graziose houseboat ma più spesso in tenda (il sacco a pelo è obbligatorio in valigia), si attraversano passi, ghiacciai, fertili vallate e minuscoli villaggi lungo la Grande Catena dell’Himalaya arrampicandosi fino ai 7000 metri e più del Nun Kun, fino ad arrivare nel Ladakh, detto il Piccolo Tibet perché al confinante Tibet vero e proprio è legato sia per religione che per cultura. Nonostante le minoranze musulmane, Balti e Dardi, questo è infatti il regno del buddismo con monasteri isolati, che si raggiungono attraverso paesaggi aspri, desertici, lunari, mozzafiato (itinerario Kashmir-Zanskar-Ladakh di 16 giorni, da 1.302 € a persona, voli esclusi).

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