FREQUENT FLYER

L’alba sul Gange

Fotografie di Maurizio Pancotti

8 gennaio 2011. Varanasi è mesta, sull’orlo dell’eternità. È la giusta fine di un viaggio in India. Al mattino, avvolta in una nebbia spessa, sembra l’inferno, e il Gange fumante è l’Acheronte. Su quelle barchette per turisti siamo anime di passaggio, come nella vita. Ci si guarda intorno, increduli che tutto sia reale. Sul fiume una carcassa di vacca galleggia, una piroga di monaci arancioni ci sorpassa, un’altra naviga con un vecchio televisore acceso, verso riva un uomo nudo fa il bagno nell’acqua santa e gelida, sui ghat si affollano pellegrini e venditori di cianfrusaglie. Poco più in là, un rogo di corpi. La pira brucia giorno e notte ed esala le anime in un filo sottile di fumo. E’ lì che le famiglie portano i cari estinti ed è lì che va a morire chi sa di averne ancora per poco. I corpi si pesano, poi si cremano: 1800 rupie al chilo, un privilegio riservato ai ricchi. Gli altri devono accontentarsi del forno elettrico, all’altro capo dei ghat: mezz’ora, 500 rupie e tutto finisce. Tranne quell’odore dolciastro che è ovunque e si sente appena si mette piede a Varanasi. Ma non c’è dolore in tutto questo. C’è solo il corso della vita. Ineluttabile, vertiginosa. E infine il silenzio di una nuova alba.