EDITORIAL

La Maddalena, Polinesia d’Italia

Una manciata di isole nella corrente delle Bocche di Bonifacio. Per secoli dimenticate, poi punto nevralgico del Mediterraneo, ora paradiso naturalistico sotto tutela. È arrivata la stagione giusta per visitarle.

La Maddalena - Golfo di Abbatoggia
La Maddalena – Golfo di Abbatoggia | Foto di Gianmario Marras

62  isole e isolette di granito e sabbia, di cui 7 principali: la Maddalena, Caprera, Spargi, Santo Stefano, Santa Maria, Budelli, Razzoli, disseminate come chicchi di un rosario fra Sardegna e Corsica. Menzionate nel I secolo dal naturalista Plinio il Vecchio come «Cuniculariae insulae» per la loro posizione fra stretti bracci di mare, divennero dopo il crollo dell’Impero Romano luogo di scorribande saracene e rifugio di corsari, svanendo per secoli dalla cartografia del Mare Nostrum, fino all’acquisizione della Sardegna da parte dei Savoia, futuri regnanti d’Italia. Nel nuovo scenario internazionale l’arcipelago aveva assunto una posizione strategica importantissima, tanto che i francesi ne tentarono la conquista mandando allo sbaraglio il ventiquattrenne ufficiale Napoleone Bonaparte prontamente sconfitto dalla resistenza locale.

La Maddalena - Punta della Madonnetta
La Maddalena – Punta della Madonnetta | Foto di Gianmario Marras

All’inizio di novembre del 1803, giunsero alla Rada di Mezzo Schifo, (in gallurese “schifo” vuol dire scafo, barca) 13 navi della Reale Marina Britannica, al comando di Horatio Nelson; vi sarebbero rimaste 15 mesi, con lo scopo di tenere sotto controllo la flotta francese. L’ammiraglio, non mise mai piede a terra, ma non mancò di notare la posizione chiave delle isole nello scacchiere Mediterraneo e definendo La Maddalena “il porto più bello del mondo“, ne propose al suo governo l’acquisto insieme a quello dell’intera Sardegna.

La Maddalena - Punta Tegge
La Maddalena – Punta Tegge | Foto di Gianmario Marras

La Gran Bretagna non riuscì a comprare nulla, a concludere un affare fu invece qualche decennio dopo Giuseppe Garibaldi: nel 1855, grazie al denaro di un’eredità, riuscì a ottenere metà dell’isola di Caprera, l’altra metà arrivò come  regalo grazie ad una sottoscrizione promossa sulle pagine del Times, dall’amica Emma Roberts. L’isola divenne il suo piccolo regno e il quasi cinquantenne Garibaldi protagonista di tante battaglie, si trasformò in agricoltore. Con le sue mani e l’aiuto di pochi amici costruì la «Casa Bianca», ispirandosi alle architetture dell’Uruguay, oggi inserita, insieme alla sua tomba, nel Compendio Garibaldino.

Caprera - Compendio Garibaldino
Caprera – Compendio Garibaldino | Foto di Gianmario Marras

Ogni anno sono decine di migliaia i visitatori provenienti da tutto il mondo, attratti sempre più dal carisma dell’uomo, sottratto alla leggenda e al mito, piuttosto che da una raccolta di cimeli.

Il Garibaldi politico «simbolo della rivoluzione popolare contro il compromesso dinastico» come scrisse lo storico e politico italiano Giovanni Spadolini; il Garibaldi coltivatore di vigne e uliveti, allevatore di bovini, capre e asinelli (ai quali divertito dava il nome dei suoi nemici), produttore di miele e mirto, innamorato dell’isola, da lui definita in una poesia «mia selvaggia / solitaria Caprera». Un santuario della natura rimasto intatto, protetto sin dal 1980 come “Riserva naturale orientata”, poi entrato a far parte del territorio del Parco Nazionale dell’arcipelago, istituito nel 1996.

Caprera - Centro Velico
Caprera – Centro Velico | Foto di Gianmario Marras

Ombrose pinete, macchia profumata, coste rocciose sfrangiate in calette e arenili dagli incanti tropicali, da raggiungere  preferibilmente in bicicletta, dirigendosi una volta oltrepassato il ponte di collegamento con la Maddalena verso il semi-disabitato borgo di Stagnali,  dove ha sede il Centro di Educazione Ambientale del Parco, con i suoi diversi spazi museali, ospitati negli edifici militari ottocenteschi restaurati. Verso sud, la strada rasenta il golfo di Porto Palma sede del prestigioso Centro Velico Caprera, arrivando in un paio chilometri alle baie sabbiose dei Due Mari, del Relitto, alla cala Andreani, fino ai resti delle fortificazioni militari in rovina di Punta Rossa.

Caprera - Cala del Relitto
Caprera – Cala del Relitto | Foto di Gianmario Marras

Ma è la costa nord-orientale dominata dalla mole del monte Teialone, a custodire alcuni dei più folgoranti tesori di questa galassia di isole; incastonate come gemme pulsanti di luce, calette azzurre e blu si aprono all’improvviso fra le scabre pareti granitiche: cala Brigantina, Punta Crocitta, cala Napoletana, cala Caprarese, cala Coticcio (nota come Thaiti) raggiungibili solo in barca o a piedi lungo sentieri ben tracciati.

Caprera - Cala Coticcio nota come Tahiti
Caprera – Cala Coticcio nota come Tahiti | Foto di Gianmario Marras

Nello scenario desertico e petroso, dominano le mura superstiti delle fortificazioni di Poggio Rasu, e di Candeo realizzate fra le due guerre mondiali, e della batteria di Arbuticci risalente alla fine dell’Ottocento, straordinaria dal punto di vista panoramico è stata completamente restaurata per divenire sede del Memoriale Giuseppe Garibaldi (aperto tutti i giorni dalle 10.15 alle 19.15, ingresso 6 euro, tel. 0789-727162). Su queste modeste alture è bello fermarsi fino al tramonto quando la Maddalena si colora di rosa e le luci della sua piccola capitale brillano all’orizzonte.

La Maddalena - Vista del paese e del porto
La Maddalena – Vista del paese e del porto | Foto di Gianmario Marras

Fino alla metà del Novecento, la chiamavano con un certo orgoglio “piccola Parigi“, per la sua moderata opulenza: c’erano le scuole superiori, gli alberghi, le vetrine dei negozi lungo il corso Garibaldi, i caffè sempre affollati; per chi voleva vedere un po’ di mondanità, la soluzione, dalla desolata Gallura dell’epoca, era sbarcare a La Maddalena.

La sua prosperità legata principalmente al ruolo di piazzaforte militare, durata oltre 2 secoli ha cominciato ad offuscarsi il 29 febbraio del 2007, con la definitiva partenza, dopo 35 anni, dei 2.600 militari della 6° flotta americana, e con il G8 mancato del 2009, trasferito all’improvviso nella città dell’Aquila colpita dal terremoto. I maddalenini non si danno per vinti, ma stanno ancora facendo i conti dei danni subiti, dopo una spesa vicina per ora ai 500 milioni di euro, una serie di opere incompiute e nessun posto di lavoro creato.

La Maddalena - Cala Gavetta
La Maddalena – Cala Gavetta | Foto di Gianmario Marras

Ad attirare i visitatori c’è sempre l’irresistibile seduzione del mare e la misurata eleganza del borgo storico, fra palazzetti ottocenteschi, piazzette, vie lastricate: da piazza Umberto I, fino al porticciolo di Cala Gavetta. Per fare il giro dell’isola, in un susseguirsi di viste spettacolari, si imbocca, meglio se in senso orario, la strada panoramica: in località Padule, presso Punta Tegge le rovine dell’Ottocentesca villa Webber, ricordano il confino dal 7 al 27 agosto 1943 di Benito Mussolini; nella scenografica insenatura di Cala Francese, argani, binari, carrelli e blocchi di pietra lavorati, narrano l’epopea del granito, estratto da questa cava fino al 1930 e inviato in tutto il mondo; le basse dune di baia Trìnita (senza accento), si raggiungono con una deviazione e la spiaggia di Monti Rena si ammira dalla strada, mentre fra le rocce bizzarre di «capocchia du purpu», la testa del polpo, nell’orientale isolotto di Giardinelli (collegato da un ponte) si va per fuggire al soffio del maestrale.

Isola di Santa Maria - Budelli - Razzoli
Isola di Santa Maria – Budelli – Razzoli | Foto di Gianmario Marras

Il privilegio alla Maddalena è quello di poter scegliere ogni giorno una spiaggia diversa, lungo i 45 chilometri del suo perimetro costiero, oppure decidere di prendere il largo nel suo mare denso di isole, in un paesaggio che sembra inventato, per lasciarsi portare sull’acqua con il vento nelle vele, verso le baie chiarissime bordate di dune della disabitata Spargi o verso quelle accoglienti della fertile Santa Maria o della primordiale Razzoli fra pinnacoli di granito degni dell’arte scultorea di Henry Moore, per approdare infine alla leggendaria Budelli con la sua famosa «spiaggia rosa», immortalata come una fiaba nei fotogrammi di Michelangelo Antonioni nel film «Deserto Rosso» e dove oggi è perfino vietato camminare.

Budelli - Cala Di Roto, nota come Spiaggia Rosa.
Budelli – Cala Di Roto, nota come Spiaggia Rosa. | Foto di Gianmario Marras

Ultimo Robinson a Budelli

La storia di Mauro Morandi  per quasi 30 anni custode dell’isola e unico residente di Budelli è ormai nota in tutto il mondo. Assunto come custode dalla società privata proprietaria dell’isola nel 1989, ha vissuto per oltre 20 anni una solitudine quasi perfetta fino a quando giornali e televisioni non si sono accorti di lui trasformandolo in una celebrità. La sua vicenda è diventata un caso in particolare dal 2016 dopo l’acquisizione di Budelli da parte dello Stato, seguita al fallimento della società proprietaria. Il passaggio da mani private a pubbliche ha determinato la cessazione del suo contratto di lavoro come custode e di conseguenza il suo diritto a rimanere sull’isola. L’abitazione di residenza, una casermetta risalente all’ultima guerra mondiale completamente fuori norma dal punto di vista della sicurezza e dell’idoneità ambientale (inclusa la presenza di amianto sul tetto) necessità di una radicale ristrutturazione. Alla richiesta di allontanamento dall’isola, per consentire i lavori di restauro, messa in sicurezza e riconversione dell’immobile, Mauro Morandi ha sempre opposto un netto rifiuto, sostenuto anche da una raccolta di firme a suo favore. Forse si troverà una soluzione per consentire all’ex custode di svolgere ancora un ruolo sull’isola in virtù della sua esperienza, ma certo la sfida per Mauro rimane: quella di trovare il coraggio per affrontare la vita quotidiana del mondo di fuori, dove come lui stesso ha dichiarato «non sarei più nessuno, non sarei più Mauro da Budelli, ma semplicemente un coglione, un vecchio che gira per la strada» e non il protagonista di una storia da romanzo.

Budelli - L'abitazione dell'ex custode ricavata da una casermetta della II Guerra Mondiale
Budelli – L’abitazione dell’ex custode ricavata da una casermetta della II Guerra Mondiale | Foto di Gianmario Marras

Isole nel vento

180 chilometri di coste, in un mare fitto di isole e sassi affioranti, come atolli tropicali. Un universo di granito e sabbia da navigare a vela su barche d’epoca. È la proposta di Ivan Zanchetta, guida del Parco Nazionale, che con la sua piccola flotta, fra cui spicca il leudo con vela latina Leonidas, fa rotta verso le baie meno frequentate dell’arcipelago, arrivando fino alle isole corse di Lavezzi e Cavallo. Il costo per una giornata inclusi pasti va da 80 a 120 euro.  Informazioni tel. 338-7089300; www.isolenelvento.com 

Come arrivare:

In Sardegna – Ogni giorno con i traghetti di Sardinia Ferries da Livorno a Golfo Aranci. Sconto immediato fino al 50% è applicato a passeggeri, veicoli (auto e moto) e cabine, per prenotazioni effettuate dal 10 settembre al 15 ottobre 2019. www.corsica-ferries.it.

In aereo: Per Olbia con AirItaly www.airitaly.com;  Easy Jet  www.easyjet.com

Dall’aeroporto di Olbia collegamenti regolari in autobus per Palau e poi traghetto per la Maddalena con corse giornaliere e notturne.

Informazioni: www.sardegnaturismo.it;  www.lamaddalena.it;