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Eccellenze di Langa

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Avete mai assaggiato la pianta che ha il sapore di ostrica e la specie botanica che sa di formaggio Camembert? E vi è capitato di annusare quella che profuma di Coca-Cola? I loro nomi scientifici sono, rispettivamente, Mertensia maritima, Pedera lanuginosa, Artemisia brotum, non si trovano facilmente sul mercato, ma vengono tutte coltivate – insieme a numerose altre erbe spontanee, foglie e fiori edibili – all’Orto di Piazza Duomo, nato per rifornire esclusivamente l’omonimo ristorante di Alba, uno dei più prestigiosi d’Italia, regno dello chef tristellato Enrico Crippa, e di proprietà della famiglia Ceretto che produce vini langaroli d’eccellenza noti in tutto il mondo.

Lo chef tristellato Enrico Crippa - foto Marchesi
Lo chef tristellato Enrico Crippa – foto Marchesi

L’Orto, 4.000 metri quadrati di appezzamento più una serra di circa 500 metri quadrati, si trova sui terreni della Tenuta Monsordo Bernardina, quartier generale dell’azienda Ceretto, a pochi chilometri da Alba. Una sorta di “scrigno del sapere contadino” – dove vengono coltivate all’incirca 400 specie, tra botaniche e orticole, provenienti da tutto il mondo, ma con una particolare attenzione alle specie locali – che concretizza la passione per il mondo vegetale dello chef. Tutti i fiori e le piante vengono cresciuti da 6 giardinieri-ortolani solo con preparati ammessi in coltivazione biologica o con metodo biodinamico, secondo una filosofia già applicata da anni ai vigneti Ceretto, e tutte le mattine vengono selezionati personalmente da Enrico Crippa prima di essere utilizzati nella cucina del ristorante Piazza Duomo.

Enrico Costanza, uno dei giardinieri-ortolani dell'Orto di Piazza Duomo - foto Stefano Borghesi
Enrico Costanza, uno dei giardinieri-ortolani dell’Orto di Piazza Duomo – foto Stefano Borghesi

Qui gli ospiti vengono accolti negli undici tavoli della “sala rosa”, affrescata dall’artista napoletano Francesco Clemente che sul soffitto ha raffigurato una gigantesca foglia d’uva che abbraccia un mappamondo, in omaggio alla famiglia Ceretto, mentre i tralci si ramificano lungo le pareti in una serie di immagini metaforiche ispirate al paesaggio langarolo.

Il ristorante Piazza Duomo ad Alba
Il ristorante Piazza Duomo ad Alba

Diversi i menu proposti, da quelli degustazione, a quello à la carte ai quali si aggiunge, ça va sans dire, un’incredibile lista dei dolci. Per chi ama la cucina tradizionale, tra i menu degustazione c’è anche “Le Langhe oggi”, dove Enrico Crippa propone la sua interpretazione dei grandi classici locali, dall’antipasto piemontese all’albese tonnata, dai plin ai tre arrosti alla guancia di vitello brasata. Vero e proprio must, l’insalata 21… 31… 41… 51… nella quale i numeri stanno ad indicare le altrettante varietà di germogli, fiori, erbe e foglie che la compongono a seconda della disponibilità stagionale del già citato orto. Chi desidera soggiornare nel cuore di Alba, può farlo nelle tre camere di charme e nella suite, in stile minimalista ma molto confortevoli, che completano l’offerta del ristorante (https://www.piazzaduomoalba.it/it).

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Altro fiore all’occhiello della famiglia Ceretto, è il ristorante La Piola, versione pop dell’attiguo Piazza Duomo, che sotto la guida dello chef Dennis Panzeri (e con la supervisione di Enrico Crippa) propone la cucina tipica di Langa. Non a caso il nome scelto per questo locale deriva dal termine piemontese che indica l’osteria di paese: il progetto è stato infatti fortemente voluto dalla famiglia Ceretto come educazione alla “buona tavola”, ovvero per trasmettere la tradizione culinaria langarola e far assaporare i gusti tramandati nei secoli che non devono andare perduti (www.lapiola-alba.it).

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Le portate in menu alla Piola vengono servite in piatti-opere d’arte, realizzati in esclusiva per il ristorante da nove celebri artisti americani: Donald Baechler, James Brown, Robert Indiana, Terry Winters, Philip Taaffe, Kiki Smith, Lynn Davies, John Baldessari e Thomas Nozkowski.

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Una citazione dei Piatti del Buon Ricordo, che venivano donati agli avventori nei ristoranti italiani negli anni ’60 e ’70, ma soprattutto un tributo all’amore per l’arte della famiglia Ceretto. Sì, perché i Ceretto hanno un rapporto di consuetudine con il mondo artistico fin dagli anni ’80, quando venne commissionato il restyling delle etichette dei vini al designer Silvio Coppola, ideatore dell’inconfondibile taglio sull’etichetta dell’Arneis Blangé, il bianco cavallo di battaglia dell’azienda.

La Cappella del Barolo
La Cappella del Barolo

Un rapporto, quello con l’universo artistico, che si è ulteriormente consolidato con l’entrata in azienda della terza generazione della famiglia che coinvolge spesso in progetti innovativi ed esclusivi architetti, letterati e pittori di fama mondiale. Basti ricordare la Cappella del Barolo situata nel prestigioso vigneto di Brunate a La Morra, uno dei cru più storici di questo vino, della quale quest’anno ricorre il ventesimo anniversario della ristrutturazione e trasformazione in vera e propria opera d’arte contemporanea per mano di Sol LeWitt e David Tremlett, visitata ogni anno da più di 60.000 persone tra italiani e stranieri. O ancora, le installazioni di elementi avveniristici, però perfettamente integrati con le strutture tradizionali, come il Cubo nella Cantina Bricco Rocche di Castiglione Falletto, nel centro geografico della Docg del Barolo, e l’Acino nella Tenuta Monsordo Bernardina, un’installazione trasparente a forma di bolla ovale sospesa sugli incantevoli filari di vigna, che funge da spazio per l’accoglienza e la promozione del territorio (per prenotare visite e degustazioni: http://www.ceretto.com/it/experience/visite; tel. +39 0173 285942; visit@ceretto.com).

L'Acino nella Tenuta Monsordo Bernardina della famiglia Ceretto
L’Acino nella Tenuta Monsordo Bernardina della famiglia Ceretto

Tra le punte di diamante della “Ceretto winery” ci sono alcuni dei migliori cru di Barbaresco e Barolo, insieme al già citato Arneis Blangé. Le etichette dell’azienda sono in tutto 18, il loro tratto peculiare è espresso dal nome che evidenzia l’appartenenza al territorio riprendendo il cru d’origine: a ogni collina corrisponde una denominazione che è un marchio di un sapere ben localizzato e tutte le Doc e Docg provengono da vigneti (160 ettari in totale) convertiti ad agricoltura biologica a partire dal 2010 (per saperne di più: http://www.ceretto.com/it/vini). Oltre alle incomparabili etichette, non si può scordare l’impegno di Ceretto nella valorizzazione di un altro frutto tipico di questa terra: la Tonda gentile delle Langhe, o Nocciola Piemonte Igp (o ancora, Tonda gentile trilobata) che viene coltivata sulle pendici delle colline nella tenuta di Monsordo Bernardina ed è l’ingrediente base del torrone prodotto nello stabilimento Relanghe, il torronificio di famiglia (www.relanghe.it).

Il paesaggio delle Langhe visto dalla Tenuta Monsordo Bernardina
Il paesaggio delle Langhe visto dalla Tenuta Monsordo Bernardina

Per chi volesse pernottare in zona, c’è l’Albergo dell’Agenzia di Pollenzo, una frazione di Bra, collocato all’interno del complesso che accoglie la prestigiosa Università di Scienze gastronomiche, fortemente voluta da Carlo Petrini, e la Banca del vino (https://www.unisg.it). L’hotel, nato da un’idea di Slow Food, deriva dal recupero delle storiche costruzioni neogotiche dell’Agenzia di Pollenzo di re Carlo Alberto, dispone di ristorante, bar, piscina estiva, garage privato, sale meeting da 30 a 200 posti ed è circondato da un parco di due ettari. Completa l’offerta alberghiera, il vicino Golf Club Cherasco (www.albergoagenzia.it).

L'Albergo dell'Agenzia a Pollenzo
L’Albergo dell’Agenzia a Pollenzo