REPORTAGE

Nel fiordo dei cacciatori di balene

Viaggio a Ine, un tempo villaggio di pescatori e oggi piccolo borgo-gioiello del Giappone

Giappone, regione del Kansai, a breve distanza da Kyoto, ma lontani dai percorsi turistici tradizionali, siamo sul mare, le spiagge si distendono fra promontori rocciosi, le montagne si innalzano quasi dall’acqua, la costa si allarga in ampi golfi che si frastagliano piccole insenature.

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Ine è un minuscolo villaggio, sgranato lungo una baia, nella parte più profonda e protetta di un fiordo, chiuso alle spalle da alte colline ricoperte di una vegetazione fonda e compatta.

Catalogato fra i più bei borghi del Giappone, Ine è un antico villaggio di pescatori, che si è mantenuto intatto, 230 case su palafitta (in giapponese il loro nome è funaya), tutte ancora abitate da locali, talvolta affittate, ma mai vendute, a turisti. Costruite in legno, omogenee nello stile, ad un solo piano, hanno grandi finestre che affacciano sul mare e il proprio posto barca all’interno della casa.

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Un tempo a Ine si cacciavano le balene, i pescatori le costringevano a entrare nel golfo, dove non avevano via d’uscita. Oggi qui nessuno più vive di pesca, ma il villaggio è rimasto immutato, vi si pratica un turismo sostenibile, attenti a non perderne l’animo ed il sapore.

C’è la possibilità di fare lunghe escursioni individuali in barca, c’è una piccola fabbrica di birra artigianale, qualche locale carino, ed è facile il contatto con gli abitanti e c’è un centro di informazione turistica moderno e ben organizzato dove avere suggerimenti per attività sul territorio. Ma soprattutto in questo ambiente permeato di natura, si percepisce un Giappone ancora legato alla ritualità di antiche abitudini, alle tradizioni, devoto agli antenati, dedito al lavoro manuale.

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Per dormire c’è Aburaya Anex Nagomitei, un Ryokan sulla collina, con superba vista sul panorama e su Ine. In albergo nessuno parla inglese (ma con l’aiuto vocale di Google traduttore, ci si comprende). Nelle camere, tatami, futon, pannelli scorrevoli, pochi arredi dal design essenziale in grandi ambienti divisi fra giorno e notte.

Oltre alla onsen comune, c’è il rotemburo, bagno termale privato: in ogni camera, una grande vasca in pietra è situata all’esterno, romanticamente affacciata sul golfo, con l’acqua minerale ricca di proprietà benefiche che sgorga calda e abbondante, e ci si immerge…nudi nella natura.

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Si cena nella propria camera in abiti giapponesi, perfettamente serviti da signore in chimono, sul tavolo basso una moltitudine di contenitori, piatti, piattini, coppette, ciotole, tazzine, rechaud, tutti diversi, ricercati nella forma, nelle decorazioni, nell’assortimento dei colori, un’estetica complessa di cui il cibo è componente integrata, una festa per gli occhi e una scoperta dei prodotti, degli accostamenti, delle texture…mentre, ovviamente, siamo seduti sul pavimento.

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