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Gita a Chieri, Piemonte eccellente

Nel Piemonte appena nominato “Best destination Top Ten 2019” da Lonely Planet, ci sono ancora tanti angoli da scoprire, come Chieri, cittadina medievale dalle 100 torri con una storia di distruzioni per mano del Barbarossa e successive ricostruzioni, Chieri è cresciuta nel tempo sotto il segno della produzione tessile, che ne ha condizionato lo sviluppo, la vita sociale, la struttura urbana e anche i costumi locali.

Oggi è un centro di 40 mila abitanti, dove le fabbriche di tessuti hanno lasciato quasi del tutto il posto a produzioni alimentari e enologiche su varia scala, ma sempre di qualità. Una scelta di successo, visto che qui si vive bene – dicono gli abitanti -abbastanza vicini a Torino da goderne i benefici, senza subire gli svantaggi.

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La visita del centro storico di Chieri è ricca di spunti. Uno dei simboli è l’arco di trionfo in piazza Umberto I edificato nel 1580 in onore di Emanuele Filiberto, non lontano dall’imponente Duomo in stile romanico-gotico con influenze fiamminghe. Varcando l’arco ci si addentra in un intrico di stradine disposte a raggiera intorno al tracciato delle antiche mura. L’opulenza del periodo medievale generata dal fiorire delle tessiture si coglie negli edifici storici, come Palazzo Valfrè, dimora patrizia tardo medievale, il trecentesco Palazzo Opesso e Palazzo Buschetti, del 1400. Sono da visitare anche il piccolo Ghetto ebraico, la chiesa di San Domenico, edificata per volere dello stesso santo nel 1222, e San Leonardo, che custodisce un prezioso ciclo di affreschi medievali che illustrano la Passione di Cristo.

Saltiamo all’oggi per visitare l’Accademia del caffè Vergnano, aperta lo scorso ottobre nella villa della famiglia, dove fu fondata l’azienda da Domenico Vergnano nel 1882. L’edificio è stato ristrutturato e ridisegnato da un team di architetti per diventare centro di eccellenza dedicato all’arte del caffè, con corsi professionali e degustazioni sensoriali per baristi, ma anche workshop aperti al pubblico per divulgare la cultura del buon caffè. Al primo piano, si gustano la cucina piemontese e il caffè della casa in un ambiente accogliente arredato come fosse il soggiorno di una casa.

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Di bontà in bontà: in Piemonte i grissini si trovano su tutte le tavole «A Chieri si fa il tipico “rubatà”. Fatto con farina, acqua, olio e le estremità schiacciate, è inserito nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani», racconta Ugo Servetti, Presidente dell’Associazione Panificatori.

Nel capitolo dolci, il primo appuntamento è da Dolci & Dolci, un bar-pasticceria, con uno spazio dedicato a chi soffre di intolleranze e allergie, e un angolo vegano. La filosofia di Mariella Druetto, che con il marito Fabrizio Martella conduce da anni il laboratorio, è di realizzare prodotti golosi e sani reinterpretando ricette tradizionali con farina di riso e ingredienti di ricerca, il più possibile naturali. A breve aprono anche a Torino con Chicchi buoni & Sani.

Si entra in un mondo anni 60: è la pasticceria caffetteria Buttiglieri. Il signor Pino, caloroso e cordiale, ci lavora da 60 anni. Buonissima la focaccia dolce ai marron glacé, i brutti e buoni, gli amaretti, e le praline ripiene con aromi diversi e aneddoti da raccontare. Un cioccolatino per esempio si chiama “Perché”, in ringraziamento a un cliente filosofo capace di rispondere a molte questioni filosofiche. Le praline all’assenzio sono dedicate a Don Bosco, che ha trascorso diversi anni a Chieri.

Nel centro storico della città c’è la pasticceria di Marco Avidano, dal 1996 un punto di riferimento per i gianduiotti e cioccolatini, ma non solo. La focaccia di Chieri nella versione semplice o à la tropezienne con crema chantilly, è una delizia. Marco produce tavolette di cioccolato disegnate da architetti, dolci con lievito madre e le Ciliegie di Pecetto, preparate con farine macinate a pietra o alternative al grano.

Il vino delle colline torinesi è il Freisa, colore rubino delicato, profumo di lampone e violetta, sapore secco o amabile, fresco e gradevole. La DOC, che nel 2018 compie 500 anni, è ottenuta da uve provenienti da Chieri e dodici comuni intorno e si sposa con il fritto misto alla Piemontese.

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Come detto il passato era la tessitura. Se la crisi ha falcidiato il settore, rimangono poche aziende, ma con produzioni d’eccellenze. La tessitura artigianale Quagliotti con i telai antichi fra l’altro fabbrica biancheria per hotellerie. Molti i clienti di fascia alta, in particolare hotel a 5 stelle e yactht di lusso.

C’è anche un Museo del Tessile nell’ex Convento di Santa Chiara, che racconta la storia della tessitura chierese dal Medioevo alla fine dell’Ottocento: tutti i telai esposti sono tuttora funzionanti grazie alla continua opera di restauro e manutenzione. Mostre e workshop si organizzano anche all’Imbiancheria del Vajro, dove si imbiancavano le matasse e le pezze prodotte dagli imprenditori della Corporazione dell’Università dell’Arte del Fustagno.

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Una sosta per gustare la cucina piemontose doc a Chieri è il ristorante Geranio, dello chef Christian Mandura. Ora impegnato in altre avventure, ha lasciato le redini alla sorella che ne segue le orme. A pranzo in cucina la madre con piatti più tradizionali, la sera si vola alto sulle ali della creatività. Altri buoni indirizzi sono Stasera Cucino Io di fianco all’enoteca, informale e accogliente, Eataly in collina e ristorante Sociale Ex Mattatoio.
Per dormire: B&B Punto di Vista.

www.turismochieri.it.