DESTINATIONS

Le invasioni turistiche

Le invasioni turistiche

Liberamente tradotto da un articolo di Condé Nast Traveler (17 aprile 2017)

L’ultima volta che hai guardato fuori dal finestrino dell’aereo mentre atterravi da qualche parte – forse erano i fiordi della Norvegia o le luci di Kuala Lumpur – probabilmente ti ha attraversato il corpo una scarica di adrenalina. È la naturale risposta del tuo cervello all’ignoto. Gli psicologi associano questa emozione comune a tutti, in qualunque parte del mondo, alla propensione dell’uomo al viaggio di esplorazione oltre i soliti confini, in luoghi mai o pochissimo conosciuti. Cosa succede quando poi l’ignoto diventa noto? Cosa rende un posto una destinazione reale?

La scoperta
Lo sai che nel 2017 l’Islanda ha avuto più turisti americani dei 323mila residenti? Come ha scritto nel 2001 lo studioso di turismo Stanley Plog, la fase più gratificante per una destinazione in rapida crescita è quella iniziale della scoperta. In quella fase, i visitatori sono più avventurosi: gli piace l’alloggio atipico perché quel che conta è l’esperienza speciale. Di conseguenza tendono a evitare quelle che sembrano comuni o vagamente familiari. All’inizio, l’economia locale riceve un incremento sia in termini di entrate che di nuove imprese. Poi però, man mano che il turismo avanza, si cominciano a vedere gli effetti negativi. Le grandi catene aprono resort, hotel e ristoranti, nascono ovunque operatori che propongono visite guidate, insomma si crea un’infrastruttura che perde in autenticità e attira un tipo di viaggiatore completamente diverso dai pionieri della prima ora. Oltretutto, la destinazione subisce un calo dei rendimenti locali, poiché i dollari dei viaggiatori finiscono per beneficiare le banche straniere e i gruppi di hotellerie internazionali accorsi per cavalcare il boom.

Il declino
In “Overbooked: The Exploding Business of Travel and Tourism”, la giornalista Elizabeth Becker documenta gli effetti dell’aumento esponenziale del turismo globale: nel 2016, secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo delle Nazioni Unite, hanno viaggiato 1.235 miliardi di persone, numero tra l’altro in costante  aumento dal 2009. Come esempio, Becker cita Venezia, dove arrivano circa 20 milioni di visitatori all’anno e dove i negozi di souvenir e i ristoranti di catena hanno spesso sostituito panetterie e caffè artigianali.

Cosa succede quando l’ignoto diventa noto?
La stessa folla può essere devastante per le risorse locali. Ad Angkor Wat, il sito cambogiano di templi indù del XII, arrivano tre milioni di visitatori all’anno. Si tratta di un problema condiviso da molte altre destinazioni, in tutto il mondo. A Barcellona per esempio, è cresciuto a dismisura il numero di appartamenti destinati agli affitti brevi, al punto che nel gennaio del 2017 è stata approvata una legge che limita il numero di turisti.

La speranza
Per evitare questo declino, alcuni luoghi stanno adottando alcune misure di tutela. Per esempio la Thailandia ha chiuso ai turisti alcune isole al largo di Phuket, mentre è stato ridotto il numero di turisti giornalieri ammessi a Machu Picchu in Perù, regolando anche il tempo concesso tra le rovine inca. Potrebbero sembrare restrizioni esagerate, ma fino a oggi non sono stati individuati altri sistemi di protezione per monumenti e ambienti naturali che altrimenti sarebbero compromessi in poche stagioni.