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Kedi La città dei gatti

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Un esordio cinematografico che piacerà sicuramente agli amanti dei viaggi e dei gatti. La regista Ceyda Torun, nata a Istanbul, racconta la sua meravigliosa città dal punto di vista dei piccoli felini  (kedi, in turco) che la popolano in un documentario incantevole (negli Usa ha incassato oltre 2,8 milioni di dollari, in Europa ha avuto oltre 77mila spettatori in Francia e ha incassato più di 550mila euro iin Olanda). «Quando abbiamo deciso di realizzare questo film, avevo un’idea di come sarebbe dovuto essere, volevo mostrare Istanbul in un modo che andasse al di là di quanto scritto sulle guide turistiche ed esplorare temi che potessero far riflettere lo spettatore sul rapporto che gli abitanti della città hanno con i gatti e con la natura».

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I testimonial scelti per raccontare questo legame speciale tra uomini e felini – filmando l’antica Costantinopoli “ad altezza micio” – sono Sari, Duman, Bengü, Aslan Parçasi, Gamsiz, Psikopat e Deniz, ripresi per mesi con dei droni e delle speciali cineprese. Sette quattrozampe, ognuno con la sua personalità, che girano liberamente per le strade e nel documentario vengono appunto raccontati dalla gente del posto che se ne prende cura, senza però interferire con la loro voglia di libertà.

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Sari è una gatta rossa e bianca in cerca di cibo per i suoi piccoli; Bengü vive nella zona industriale dove ha instaurato un rapporto speciale con gli operai che la riempiono di coccole; Aslan si guadagna da vivere come cacciatore di topi in un ristorante del Bosforo ottenendo in cambio generose porzioni di pesce fresco; la gatta Psikopat, bianca e nera, picchia tutte le altre gatte che osano avvicinarsi a suo “marito” e mette in fuga persino i cani che vivono nella sua zona, Samyata, una delle più antiche della città. Ci sono infine i tre gatti “hipster”: Gamsiz, frequentatore di Cihangir, il quartiere degli artisti; Deniz, mascotte del mercato biologico, e Duman, adottato dai proprietari di un ristorante chic del quartiere più elegante.

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«Speriamo che gli spettatori escano dalla sala con il desiderio di accarezzare un gatto e visitatore Istanbul», ha dichiarato la regista. Missione compiuta, peccato che la maggior parte dei cinema abbia deciso di proiettare questo film-documentario solo per due giorni, indipendentemente dal numero di spettatori. Per fortuna, è ancora in programmazione nelle sale d’essai (a Milano, per esempio, al Beltrade di via Oxilia 10)