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Toscana arancione

toscana chiusiMuseo Etrusco di Chiusi – foto:  Andrea Foschi

A Genova, a Palazzo Ducale, alla presenza di oltre 160 Sindaci, lo scorso 22 gennaio sono stati annunciati i Comuni meritevoli della certificazione Bandiera arancione del Touring Club Italiano  per il triennio 2018-2020. Si tratta di un marchio TCI di qualità turisticoambientale per lo sviluppo e la valorizzazione turistica dei borghi dell’entroterra italiano che festeggia quest’anno un importante traguardo: 20 anni. Località “misura d’uomo” con meno di 15.000 abitanti, luoghi speciali, magari ancora poco conosciuti, che si caratterizzano per la sostenibilità ambientale, la tutela del territorio, il patrimonio artistico-culturale e la qualità dell’accoglienza. I Comuni candidati si dotano di un importante strumento, il Piano di miglioramento che indica le principali azioni da attivare per perfezionare e potenziare il sistema di offerta turistica locale. Ad oggi la Toscana è la Regione più arancione d’Italia (con 38 riconoscimenti), seguita da Piemonte (28) e dalle Marche (21).

Siamo andati a verificare di persona tra la Val di Chiana e Val d’Orcia la qualità di questo approccio visitando tre borghi certificati, Chiusi, San Casciano dei Bagni e Sarteano, in un territorio frutto di un melange di architetture ben restaurate (castelli, poderi e case rurali) e spunti eno-gastronomici di eccellenza.

Chiusi, ha un forte legame con il mondo etrusco, essendo la patria di Re Porsenna. Un re leggendario anche per gli archeologi sempre alla ricerca del suo sepolcro. Il Museo Etrusco di questa cittadina merita la visita: coperchi funerari, canopi (celebre quello di Dolciano), statue, vasi e urne. Il museo della cattedrale, poco distante conserva una preziosa collezione di codici miniati e nei sotterranei il labirinto di Porsenna, stretti cunicoli scavati nel tufo e valorizzati grazie all’organizzazione di curiose cacce al tesoro. Il lago di Chiusi, con i suoi canneti, ha un forte fascino. Tra le sue acque vive il pesce persico. Al ristorante Pesce d’Oro, lo si degusta come brustico, il pesce viene abbrustolito secondo un’antica ricetta etrusca facendo bruciare le minute canne del lago. Il centro di Chiusi tra vicoli medievali ospita un ristorante dove fare una sosta: La Solita Zuppa. Qui carne chianina, trippe e zuppe vegetali delicate (anche grazie all’uso dell’aglione della Val di Chiana) sono da provare.

San Casciano è celebre per le sue terme, non a caso molti vip del presente e del passato lo frequentano. Eccellente la natural spa del centro termale di Fonteverde con le sue acque a 40 gradi.

In questo territorio non mancano anche le suggestioni eno-gastronomiche. Le Cantine Ravazzi, 15 ettari vitati gestiti dal 1956 da padre in figlio. Da consigliare la degustazione di Chianti DOCG Ravazzi Riserva Borioso in abbinamento a un formaggio stagionato di pura pecora. Non lontano in frazione Palazzone, si assapora la produzione di vino (spicca il Chianti) e olio biologico della Cantina Giacomo Mori.

L’Ing. Mori dopo anni dedicati all’ingegneria navale ha ripreso in mano le redini dell’azienda di famiglia (quarta generazione) indirizzando la produzione anche verso il mercato nordamericano. Questa è una terra anche di tartufi: Gianni Barzi, tartufaio esperto, gestisce il vicino Podere Bulgherino, dove, con i suoi cani spinoni, ricerca gli apprezzati tuberi.

Da queste parti non mancano gli chef stellati. All’interno del complesso architettonico del castello di Fighine, altra frazione di San Casciano, Heinz Beck ha aperto un ristorante gestito dal ventottenne e promettente chef romano Gianluca Renzi. Nei piatti si rispecchia la tecnica della scuola di Heinz che interpreta al meglio i sapori locali. A una decina di chilometri si incontra l’agriturismo Il Poggio, albergo con ristorante dai sapori a chilometro davvero 0. Qui su una collina che si affaccia sulla val d’Orcia si coltivano 100 ettari bio, oltre 2000 olivi, un vigneto che produce Orcia Doc, lino. Non manca l’allevamento di cinta senese (degustazione di salumi in loco), di polli di razza rustica e un maneggio con cavalli arabi e maremmani dove è attiva una scuola di equitazione.

La visita di questo splendido territorio “arancione” si chiude con l’ultima tappa di Sarteano. E’ la località nota per la giostra del Saracino. Come da tradizione, nel mese di agosto di ogni anno, i cavalieri delle varie contrade, preceduti da cortei in costume, provano (spesso invano) ad infilare con una lancia l’anello del moro, senza essere disarcionati. Un borgo noto anche per aver dato i natali a Pio III: Papa Francesco Tedeschini dei Piccolomini. Qui vicino, nella necropoli di Pianacce, si trova una dei più bei affreschi dell’epoca etrusca: la tomba della quadriga infernale.