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La filosofia del safari

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Leonessa e cuccioli. Foto di Maurizio Pancotti

Apro un libro appoggiato su un baule nella mia tenda a Zarafa Camp, in Botswana e leggo: «Il nostro mondo, la nostra esistenza, sono fatti per le scoperte, per le avventure, per vivere ogni secondo». Lo scrivono Dereck e Beverly Joubert, documentaristi famosi e proprietari del campo di Great Plains Conservation insieme alla National Geographic Society. Fa piacere immaginare che non sia finita l’epoca delle grandi esplorazioni, ognuno di noi ha tutta la sua vita per scoprire il mondo e oggi può farlo con sempre maggiori sicurezze (grazie a un’assicurazione sanitaria per le spese mediche durante il viaggio).

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Un ghepardo controlla il territorio minacciato da un leone. Foto di Maurizio Pancotti

Non ci dovrebbe essere bisogno dell’Africa per capirlo, però il safari suscita proprio questo effetto di meraviglia e avventura. Si parte all’alba e si torna quasi al tramonto. La macchina è grande e pesante, come un rinoceronte, ma non ha finestrini, né barriere, penso che un felino potrebbe salirci in un balzo. Davanti a noi si materializza una leonessa che avanza in cerca di cibo. Bisogna concentrarsi per vedere quel che accade intorno. All’inizio non distingui nemmeno le giraffe, che pure si vedono con il collo lungo che sbuca dalle fronde. C’è anche un leopardo: è una femmina e sta su un ramo, in alto, per controllare il territorio mentre il suo cucciolo si allena ad arrampicarsi sul tronco. Intanto la leonessa ha catturato un facocero, che sbrana con tutta calma all’ombra di un cespuglio. Poi con la bocca sporca di sangue, sbadiglia e si riposa. La scena è cruenta, ma c’è un equilibrio insindacabile nella natura. È la vita, non un parco dei divertimenti.

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La jeep si ferma: un elefante attraversa la strada. Foto di Maurizio Pancotti

Quando fai un safari devi cambiare mentalità e renderti conto che se salti quei pochi centimetri che separano il tuo posto sull’auto dalla bestia sei in pericolo anche tu! Devi imparare che la sera ti puoi spostare solo accompagnato dal ranger, che un ippopotamo potrebbe sfiorare la tua tenda e tu non devi farti prendere dal panico. All’inizio non è facile, poi piano piano lo diventa sempre più, anche perché avremo sempre a proteggerci la nostra assicurazione sanitaria viaggi. Durante il viaggio che prosegue sul Delta dell’Okavango e nel deserto di Makgadikgadi con Uncharted Africa incontriamo Ralph Bousfield, proprietario della concessione, che sa tutto del Botswana e illustra il sistema perfetto della natura: basta interpretare gli indizi, dalle stelle ai più piccoli insetti, per capire come funziona il mondo animale. Spiega, ad esempio, che gli avvoltoi cominciano a volare quando l’aria si riscalda perché li aiuta a sollevare il pesante corpo. Dove ci sono loro c’è una preda, e dove c’è una preda c’è un leone, che certamente non si terrà in disparte. Secondo Ralph, «Il safari è una filosofia. È un viaggio della mente tanto quanto lo è fisicamente. All’inizio c’è lo stupore del primo elefante, un essere bizzarro e immenso con quel naso lungo, poi arriva la meraviglia della corsa polverosa di migliaia di zebre e gnu che emigrano in massa, poi incontri i suricati che ti salgono sulla testa, non tanto per simpatia, quanto per avvistare pericoli più lontani. Poi inizia la contemplazione, l’immersione profonda, il confine sottile tra ciò che vedi e ciò che senti». Il cuore batte, la bocca si asciuga, capisci la paura di quello che non conosci, impari i tuoi limiti. Fuori dalla zona di comfort, scopri altri lati di te, e non c’è avventura più affascinante. (Il viaggio Journeys & Voyages, www.ilviaggio.biz)