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Bologna dalla A alla Z (Parte II)

Seconda parte: L-Z.

Lusso. Per gli amanti dello shopping firmato nel centro storico c’è la Galleria Cavour. Che, tra le mura di prestigiosi edifici d’epoca, ospita le boutique di Yves Saint-Laurent, Louis Vuitton, Gucci, Fendi, Prada, Miu Miu, Michael Kors, Bottega Veneta, Burberry, Bulgari, Tiffany & Co, Armani. Pochi mesi fa quest’ultimo brand ha inaugurato l’Emporio Armani Caffè, il secondo dopo quello milanese, il primo che in 300 metri quadrati riunisce caffè e ristorante negli stessi spazi.

Musica. Bologna è stata insignita nel 2006 del riconoscimento “Città creativa della musica Unesco”, ottenuto grazie alle eccellenze del passato e del presente in questo campo. Tra il XVII e XIX secolo la città fu meta obbligata dei maggiori musicisti d’Europa, per esempio Liszt, Mendelssohn, Farinelli (nato e morto in città), Donizetti. Tra i musicisti che soggiornarono a Bologna anche il celebre autore de “Il barbiere di Siviglia” che vi abitò dal 1799 al 1851, lasciando molte tracce della sua permanenza. Tracce ripercorribili nell’itinerario “A spasso con Rossini”, proposto da Bologna Welcome, il portale per il turismo della città: il tour adatto a chi vuole saperne di più sulla biografia del compositore e scoprire alcune bellezze della città, da Strada Maggiore alla casa dello stesso musicista, dal Museo della musica all’Accademia Filarmonica. Altra presenza eccellente del passato, Wolfgang Amadeus Mozart che qui soggiornò giovanissimo in due riprese, da marzo a ottobre del 1770, ospite del conte Gian Luca Pallavicini (su questa permanenza è imperniato “Noi tre”, un film del 1984 diretto da un bolognese doc, il regista Pupi Avati). Tornando al presente, come dimenticare grandi voci della musica leggera, di nascita o di adozione? Lucio Dalla, Francesco Guccini, Gianni Morandi, Luca Carboni, Samuele Bersani, Andrea Mingardi, Cesare Cremonini, Dodi Battaglia, Claudio Lolli… Inoltre, oggi a Bologna esistono varie istituzioni e strutture che confermano il suo primato nel panorama nazionale e internazionale: l’Accademia Filarmonica, il Teatro Comunale, il Conservatorio G.B. Martini, il Dipartimento di Arte, musica e spettacolo dell’Università.

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Nettuno. Al dio del mare è dedicata la fontana più famosa della città: venne portata a compimento nel 1566 dallo scultore fiammingo manierista Giambologna e per consentirne l’edificazione fu addirittura creato lo spiazzo che la circonda. Scrive il Beseghi: «La nuova piazza col maestoso dio marino fra getti iridiscenti d’acqua, conchiglie e sirene generose, diventava la prodigiosa anticamera di quella Maggiore (v. la lettera “P”, ndr), e la preannunciava al visitatore stupito». Una curiosità: il tridente retto dal Nettuno ha ispirato la Maserati (notissima casa automobilistica fondata a Bologna, oggi con sede a Modena) come stemma per la sua prima vettura. Un’altra fonte artificiale degna di nota è la Fontana Vecchia, in via Ugo Bassi, addossata alla Salaborsa, la biblioteca civica multimediale di informazione generale della città all’interno di Palazzo d’Accursio (da non perdere, entrata da Piazza del Nettuno).

Osservanza. Da questo colle si gode una vista impareggiabile del centro storico. Un panorama che, nel 1805, incantò anche Napoleone tanto da fargli affermare: «C’est superbe!». Perciò, secondo le cronache, nel 1811 il conte Antonio Aldini, suo ministro e plenipotenziario, fece costruire qui per l’imperatore Villa Aldini, il più importante edificio neoclassico della città.

Piazza Maggiore. Se un bolognese dice «vado in piazza», i suoi concittadini capiscono immediatamente che sta andando proprio qui, in questa grande area che, a partire dal 1200, diventò il luogo pubblico d’incontro per eccellenza. Nell’architettura attuale di Piazza Maggiore, la stessa dalla metà del Quattrocento, si affacciano il Palazzo del Podestà (1200 circa, sul lato settentrionale) con dietro il Palazzo di re Enzo (1244), costruito come ampliamento del primo; il Palazzo d’Accursio (1290), sul lato occidentale, sede del Comune; l’incompiuta basilica di San Petronio (1390), a sud, quinta al mondo per dimensioni e «una delle più alte creazioni dell’architettura gotica in Italia», come si legge nei manuali; per finire, sul lato orientale, c’è il scenografico Palazzo dei Banchi (1412, vedi la voce “V”).

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Quadrilatero. Non c’è solo quello milanese. Anche Bologna ha il suo, rappresentato dalla zona del centro storico circoscritta da piazza Maggiore, via Rizzoli, piazza della Mercanzia, via Castiglione, via Farini, piazza Galvani e via dell’Archiginnasio: un’area dove si concentrano le attività commerciali, in particolare nei vicoli medievali alle spalle del lato orientale di Piazza Maggiore. Percorsi pedonali che tradiscono la loro origine: via degli Orefici, via Calzolerie, via Drapperie (sarti), via Pescherie vecchie, via Clavature (fabbri), via Caprarie (macellai). Qui c’è l’antico Mercato di mezzo, che si sviluppa su tre piani, oggetto di un importante progetto di recupero nel 2014, dove si possono acquistare prodotti enogastronomici o si può mangiare e bere qualcosa in diversi choschi alimentari. Tre gli indirizzi must della zona: l’antica salsamenteria Tamburini (via Caprarie 1); un altro locale storico, Paolo Atti & figli (via Caprarie 7), dove, oltre a pasta fresca fatta a mano, si possono acquistare dolci tipici tra i quali il natalizio Certosino, o Pan speziale, la cui ricetta risale al Medioevo quando veniva preparato dai farmacisti (detti appunto “speziali”); l’Osteria del Sole (vicolo Ranocchi), che risale al 1465.

Radio. All’inventore di questo apparecchio che ha rivoluzionato il mondo delle comunicazioni senza fili, il bolognese Guglielmo Marconi, premio Nobel per la fisica nel 1909, è dedicato un intero salone del Museo Pelagalli “Mille voci mille suoni”, Patrimonio Unesco della cultura (via Col di Lana, 7/N), dove sono esposti rarissimi pezzi originali “firmati” dal grande scienziato. Oltre ai cimeli marconiani, l’esposizione raccoglie oltre 2.000 pezzi originali restaurati: dal telefono di Meucci alla televisione di Baird, dal fonografo di Edison al cinema dei Lumière, da carillon e organetti ai juke box. Sempre dedicato a Marconi l’omonimo Museo di Pontecchio, a pochi km da Bologna: si trova presso Villa Griffoni, residenza di famiglia dove il giovane Gugliemo compì i primi esperimenti di comunicazione wireless.

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Santo Stefano. Il complesso dedicato al primo martire cristiano, affacciato sulla splendida, omonima piazza cinta da palazzi insigni, è noto anche come “le Sette chiese” perché, come scrive Beseghi, «sette erano un tempo quelle costruite con le due che sono state ritenute le prime, che accolsero l’una i resti mortali di Vitale e Agricola e l’altra il fonte battesimale, poi la rappresentazione del Calvario e del Sepolcro di Cristo e che custodisce il corpo di San Petronio (oggi traslato nell’omonima basilica, ndr.). Gerusalemme fu l’ispiratrice, la città santa lontana che si volle avvicinare all’anima e al cuore dei bolognesi (…). Ora le chiese, per effetto di demolizioni e restauri, sono ridotte a quattro, ma in quelle rimaste, nei chiostri, nei loggiati, nelle cripte la suggestione rimane così intensa da soggiogare». Usciti da questo complesso, si può imboccare sulla destra della piazza la Corte che collega Palazzo Isolani a Strada Maggiore, una delle principali arterie del centro. Qui un’altra sorpresa attende il visitatore: casa Isolani, raro esempio di costruzione civile del XIII secolo con un portico sostenuto da travi di quercia alte nove metri, un vero tuffo nel Medioevo.

Tortellini, tagliatelle, tortelloni & Co. Sono alcune delle specialità che non mancano mai sulle tavole petroniane, meglio se preparate con sfoglia fatta a mano (vedi la voce “Z”). I primi danno il meglio serviti in brodo di gallina o cappone, le seconde vanno accompagnate, ça va san dire, dal ragù alla bolognese (ogni famiglia si tramanda la ricetta “segreta” di generazione in generazione). Per rendere i tortelloni indimenticabili bisogna invece preparare il ripieno con una ricotta di prima qualità e condirli con abbondante burro fuso e Parmigiano Reggiano della migliore qualità. Squisite anche le lasagne verdi, che si preparano aggiungendo all’impasto di farina e uova spinaci lavati, lessati e tritati. Tra le altre golosità bolognesi: passatelli e zuppa imperiale, serviti in brodo, e, fra i dolci, pinza, zuppa inglese e torta di riso, detta anche degli addobbi perché veniva servita in occasione dell’omomina. Festa istituita nel XVII secolo per celebrare il decennale di una parrocchia: durante tale ricorrenza si usava esporre alle finestre dei drappi colorati (gli addobbi, appunto) e offrire a vicini e visitatori il dolce menzionato.

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Ecco alcuni indirizzi dove gustare il meglio della cucina bolognese, tradizionale o rivisitata, o tra i più trendy del momento. Anche per il dopo cena. La trattoria di via Serra. Uno degli indirizzi più gettonati, nell’ex quartiere operaio della Bolognina: ambiente semplice ma accogliente e familiare dove si possono gustare i tipici piatti della tradizione preparati con ingredienti a km zero, provenienti da produttori qualificati. Piacevolissima la presentazione dei piatti da parte di uno dei due proprietari: una vera dimostrazione dell’accoglienza tipicamente emiliana (Via Serra 9/b). Battibecco. Segnalato dalla Guida Michelin e in posizione centralissima, un ristorante che spicca tra le proposte cittadine per la cucina tradizionale e quella di mare (Via Battibecco 4. ViVo. Ovvero l’indimenticabile taste lab dello chef Vincenzo Vottero (piazza di Porta Saragozza 6). I conoscenti. Un locale in posizione centrale, accanto al Museo Medievale e Palazzo Fava, importante sede espositiva. Il luogo ideale dove gustare un ottimo cocktail o mangiare in un ambiente essenziale, ispirato allo stile nordico (Via Manzoni 6). Camera con vista. Bistrot e cocktail bar in Piazza Santo Stefano, la più scenografica di Bologna (vedi alla voce “S”). Atmosfera barocca, con affreschi, specchi e candele (Via Santo Stefano, 14/2a). Parlor. Un po’ lounge, un po’ living room: qui lo chef propone una cucina in perfetto equilibrio tra tradizione e innovazione (Via Cartoleria 12/A).

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Università. Considerata la più antica del mondo occidentale – la sua fondazione viene fatta risalire all’anno 1088 – l’Alma Mater Studiorum, alla cui storia il regista Carlo Lizzani ha dedicato un bellissimo documentario dal titolo “Bologna. Genti, studenti, dottori” (se ne trova una copia per consultazione presso la Cineteca), accoglie oggi migliaia di studenti provenienti da tutta Italia e dall’estero (solo per quanto riguarda il Progetto Erasmus, secondo i dati Alma Mater aggiornati al 2015 gli studenti in uscita dall’Università di Bologna per periodi di scambio all’estero sono stati 2.458, mentre quelli in entrata, provenienti da più di 130 Paesi, 2.468). Il “cuore” della vita studentesca bolognese è Via Zamboni, dove al numero 33 spicca Palazzo Poggi che nel 1803, sull’onda delle riforme volute da Napoleone Bonaparte, divenne la nuova sede dell’università al posto dell’Archiginnasio (vedi la voce “A”). L’edificio, celebre per la bellezza archiettonica e le splendide sale affrescate, ospita diversi musei, tra i quali quello della Specola: moltissimi gli strumenti esposti, dagli astrolabi alle sfere armillari, dai lunghi telescopi del Seicento a quelli sette-ottocenteschi, dalle carte nautiche cinquecentesche a una rarissima grande mappa terrestre di Matteo Ricci.

Vignola. Soprannome di Jacopo Barozzi, l’architetto del singolare Palazzo dei Banchi, caratterizzato da una lunga fila di portici. In realtà non è un edificio. Come scrive Beseghi, «E’, invece, una solida e ricca prospettiva calata come fondale di teatro per completare la scenografia di Piazza Maggiore. Dietro non cìè niente che corrisponda all’archiettura della facciata (…). Lo chiamano anche il Pavaglione, ampliando una definizione che spetta alla parte ultima della spettacolosa arcata, quella che (…) guarda il fianco di San Petronio e corre sotto l’Archiginnasio. Ma per i bolognesi ormai è tutto Pavaglione, la passeggiata più raccolta e sontuosa di Bologna, ingioiellata di splendidi negozi».

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Zdaura. Nella tradizione contadina, la “regina” della vita domestica, il punto di riferimento della famiglia sia per quanto riguarda l’amminsitrazione della casa sia per la cucina. Dunque, in senso traslato, colei che sa preparare i piatti della tradizione, a cominciare dalla sfoglia fatta in casa. Ecco alcuni indirizzi dove imparare questa antica arte. Bologna Cucina, Via Castiglione 4. Le Cesarine, Via Caprarie 5. Otto in cucina, Via del Giglio, 25/2. Il piacere del gusto, Via Milazzo 5a. Il salotto di Penelope, Via S. Felice116/G. La vecchia scuola bolognese, Via Gallieria 11. Uova e Farina. Nella splendida cornice di Corte Isolani, tra Piazza Santo Stefano e Strada Maggiore (vedi lettera “S”). Fattoria Corte Roeli, Via Nazionale 387, Pegola di Malalbergo.

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