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Cercando Alessandro Magno

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Sperduto nel centro dell’Asia, crocevia di genti e culture, l’Uzbekistan è stato da sempre terra di conquista e tappa obbligata per e dall’Oriente. A cominciare da Alessandro Magno e i suoi diadochi (e prima di lui gli Achemenidi) per continuare con Parti, Kushana, Sassanidi, Turchi, Arabi, Mongoli, Russi e infine Sovietici. Anche Marco Polo, suo padre e suo zio pare siano passati di qui. Un melting pot di popoli, religioni, stratificazioni culturali, che l’Islam, radicato sin dal VI secolo d.C., non ha cancellato. La via della Seta incrociava Samarcanda, Bukhara, Khiva con quello che ne consegue in termini di scambi commerciali, gastronomici e di costume. Per inciso, una nuova via della seta, dalla Cina all’Europa, in corso di realizzazione, attraverserà tutto il Paese (è il progetto strategico cinese One Belt, One Road, che dovrebbe velocizzare i trasporti merci tra i due continenti).

Città leggendarie, steppe sconfinate, campi di cotone intensivi che hanno ridotto drasticamente il livello delle acque del Lago d’Aral, fiumi come l’Amu Darja, che risvegliano lontane lezioni di geografia… L’Uzbekistan è anche colore, architetture, artigianato e un popolo accogliente e spontaneo, in netto contrasto con le rigidezze burocratiche di eredità sovietica. Con il ricordo ancora fresco delle smaglianti cupole del “periodo classico”, dei fasti decorativi di Tamerlano (Amir Timur, morto nel 1405) e di suo nipote Ulug Beg, famoso astronomo, dei gioielli perfettamente conservati di Khiva e Bukhara, ho intrapreso il mio secondo viaggio nel centro dell’Asia. Questa volta sulle tracce di Alessandro Magno, che qui viene chiamato il Macedone, con disappunto degli studiosi greci.

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Un itinerario, che oltre a riportarmi nei luoghi già conosciuti, si inoltra nelle campagne, in territori semidesertici, negli angoli più lontani dai tracciati turistici, alla scoperta non solo di resti archeologici, ma degli aspetti più autentici del Paese. Alessandro il Grande ne è il filo conduttore, tra città e fortezze, storie di intrighi, battaglie, vittorie, complessi rapporti politici e alleanze, culminate con il famoso matrimonio con Roxane, figlia del satrapo Ossiarte. In un crescendo di ambizione e conquista (Alessandro si pone ad un certo punto come successore del re achemenide Dario), fino alla morte prematura e alle conseguenti lotte di successione. Un’epopea breve e folgorante, dal 334 al 323 a.C. (in queste regioni, le antiche Sogdiana e Bactriana, dal 328 a.C.), che porterà però i Greci fino all’Afghanistan e in India.

Plus del viaggio, due guide d’eccezione: gli archeologi Claude Rapin del CNRS (Centro Nazionale delle Ricerche francese) e Leonid Sverchov, uno dei più importanti studiosi uzbeki. Grazie a loro, visitare l’antica Afrasiab, a Samarcanda, consente di avere uno sguardo privilegiato su luoghi altrimenti difficili da comprendere. È emozionante, per esempio, trovarsi sul luogo dove sorgeva il palazzo, nella cittadella ellenistica, in cui Alessandro uccise l’amico Cleitos, governatore della Sogdiana e uno dei “compagni” a lui più vicino. Claude Rapin ha ristudiato accuratamente le fonti, Ariano, ma soprattutto il romano Curzio Rufo. Una rilettura che lo ha portato a riconsiderare la cronologia e le tappe percorse dal condottiero greco. Da non perdere gli affreschi conservati nel museo dedicato ad Afrasiab. Oltre ai reperti un video molto ben fatto aiuta a capire la ricchezza e la continuità culturale di questo sito nei secoli.

Non si può partire da Samarcanda senza visitare i suoi monumenti classici, come la piazza del Registan, scintillante di faïence policroma, ma anche il grande mercato, un tripudio di vita tra merci, venditori, spezie, colori. Il viaggio prosegue, con tappe che alternano paesaggi di campagna ordinatamente coltivate, campi di cotone in cui rimangono, dopo il passaggio delle macchine, ancora molti fiocchi che verranno raccolti a mano, uno per uno. Un contadino esperto ne raccoglie circa 80-100 chili al giorno. Da quest’anno, il nuovo presidente Shavkat Mirziyoyev, ha deciso di sospendere invece il lavoro nei campi degli studenti, che di solito dedicavano circa un mese a questa incombenza. Non lontano da Samarcanda, a circa 30 chilometri, la collina di Koktepe conserva le tracce di un’intera città di circa 23 ettari (100 con i dintorni!). Un sito con un’occupazione che va dal II millennio a.C. al III secolo a.C.. È qui che si era rifugiato il satrapo Spitamene per sfuggire ad Alessandro. Visitiamo con l’immaginazione palazzi, abitazioni e persino un santuario zoroastriano, mentre gli abitanti del circondario, adulti e bambini, vengono a conoscerci e a farsi fotografare insieme a noi. Per molti Claude Rapin, che ha scavato oltre trent’anni da queste parti, è un vecchio amico, e prima di andare via non si possono rifiutare tè, pane con semi di cumino nero, le speciali noci locali e persino, in nostro onore, una merendina di cioccolata, che nessuno di noi tocca sperando che venga piuttosto data ai bambini. Lungo la strada per Bukhara, la polvere dei secoli impasta anche le ceramiche di Gijduvan, fatte a mano da sette generazioni con la stessa tecnica, colori, decori e argille mescolate a fibre vegetali. Trecento anni di tradizione tramandata di padre in figlio. Una sosta per spezzare la lunga strada verso Bukhara, dove più forte si avverte il passato carovaniero, tutta raccolta intorno alla piazza Lyabi-Hauz con la grande vasca circondata da gelsi secolari, con i suoi minareti, bazar e artigiani.

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Da non perdere l’esperienza nell’Hammam Kunjak (per donne, ma ce n’è uno anche per gli uomini), vecchio di 500 anni. Si esce con la pelle vellutata, dopo essere state insaponate e strigliate a dovere. La sera a cena, a casa di Toshev Davla, talentuoso miniaturista, oltre a una varietà di antipasti a base di verdure, non manca il Plov, il piatto nazionale a base di riso pilaf, carne e carote. Poi nella notte particolarmente ventosa, con le strade già deserte si ritorna all’hotel. All’alba del giorno dopo si riparte verso Sud, fino a Termez, non prima di aver visitato Paikend, l’antica Baga – fortezza ai tempi di Alessandro – e il suo museo. Di impatto molto più suggestivo, nel nulla desertico, è il sito di Kurganzol vicino a Baysun. Una fortezza greca circolare con sei torri, che ospitava una trentina di soldati, come spiega Leonid Sverchov. All’esterno alloggiava il seguito (donne, artigiani). Il vento sabbioso vela il sole e confonde i profili delle montagne. Su una collina vicina un pastore con le sue pecore non smette di fissarci.

A Termez (Termita il nome antico), la città moderna non offre nessuna attrattiva, ma è qui che si trovava l’avamposto greco voluto da Alessandro Magno per l’attraversamento del fiume Amu Darya (l’antico Oxus). Il sito archeologico di Kampyr-Tepa, l’antica città porto di Pandakheyon, alto sulla pianura e con il corso scintillante del fiume sullo sfondo è particolarmente magico al tramonto. Sulla sponda destra dell’Amu Darya, che segna il confine con l’Afghanistan ed è oggetto di controlli serrati e segnato da filo spinato, svetta il mausoleo di Hakkim Al Termezi, noto studioso sufi dell’800. Vicino, le imponenti mura difensive dell’antica Termez. Sempre in zona, visitiamo il complesso buddhista di Fayaz Tepa, uno dei più importanti dell’Asia centrale nel I-II secolo d.C. Altre testimonianze della presenza buddhista nelle vicinanze sono il monastero di Kara Tepe e la Stupa di Zurmala, una torre alta sedici metri. Un comodo volo potrebbe riportarci a Tashkent, ma è più economico ed interessante prendere un taxi. Data la guida al cardiopalma non c’è rischio di appisolarsi nel corso delle circa 12 ore necessarie per rientrare nella capitale. Il tutto è compensato da un paesaggio lunare, da soste nei mercati lungo il percorso e dal passaggio attraverso gli Iron Gates, come viene chiamato il canyon, vicino a Derbent, che costituiva il passaggio obbligato per carovane ed eserciti.

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L’epopea di Alessandro Magno nei secoli ha lasciato spazio alla leggenda. Dai fondamenti solidi, se si pensa che l’ultimo regno greco è sparito nel X secolo d.C., in Pakistan. L’arte e l’iconografia ellenistica, come quella di Atena, si è conservata fino a diventare un modello per l’arte buddhista. Gli ultimi due giorni li dedico alla visita di Tashkent, quasi sempre ingiustamente trascurata nei tour, con i suoi parchi impeccabili, le architetture monumentali, alcuni edifici “coloniali”, ovvero del passato russo, come la residenza del del Granduca Nikolay Kostantimovich Romanov, cugino dello zar. La gente passeggia nel verde, indugia tra le bancarelle di libri o tra gli artisti di strada che espongono i loro quadri. La biblioteca nazionale, il ricco museo di storia ed arte, candidi e imponenti sono il frutto di scelte architettoniche precise, espressione del potere sovietico, ma anche gli edifici più recenti sono affetti dallo stesso gigantismo. Vicino alla Piazza Amir Timur mi imbatto in un gruppo di spose e sposi circondati da rispettivi amici e parenti. Abiti bianchi e vaporosi (in affitto), completi blu, tutti scatenati in shooting fotografici. Per due sere di seguito nel mio hotel assisto, da una balconata, a scenografiche feste di matrimonio, con spettacoli, danze e canti. I balli popolari tradizionali sono molto diffusi e studiati, insieme al balletto classico, anche nella famosa Scuola di Coreografia e Danza nazionale. Contrariamente alle previsioni (sembrava impossibile entrare senza appositi permessi), vengo introdotta alla presenza del maestro più importante dell’accademia, Korkmas Sagatov, qui da 60 anni.

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Con il suo consenso posso persino affacciarmi in alcune aule dove si svolgono i corsi. L’apparizione di Sagatov congela tutte le ragazze, che scattano in piedi come soldati. La sera mi concedo uno spettacolo al Teatro Nazionale dell’Opera e del Balletto Alisher Navoi, con il balletto Don Quixote, di L.Minkus. Per spostarsi c’è la metropolitana, tutta marmi e alabastri, una vera opera d’arte (vietato fotografare!). Ogni stazione, dedicata a un tema, è stata realizzata con il contributo dei principali artisti e architetti uzbeki. C’è molto ancora da scoprire e la nuova apertura del Paese, come mi spiega il nostro ambasciatore Andrea Bertozzi, sta avviando l’Uzbekistan verso lo sviluppo turistico (sulla sicurezza c’è attenzione speciale), oltre che economico, aiutando a cambiare la percezione del paese. Dal 5 settembre scorso sono state inoltre tolte le restrizioni sul mercato estero dei cambi e il nuovo presidente sta ammorbidendo la politica protezionistica applicata in passato. Tra non molto, si dice, non sarà più necessario il visto di entrata. Un segnale viene anche dalla compagnia di bandiera Uzbekistan Airlines, che dal 2018 raddoppierà i voli diretti dall’Italia. L’Uzbekistan è davvero più vicino.

Guida pratica
Viaggio. Con il tour operator Marakanda Expedition, specializzato in viaggi archeologici ed etnografici, oltre ai tour classici. In programma due volte all’anno spedizioni dedicate ad Alessandro Magno e ai siti buddhisti. Info: www.marakandaexpedition.net.
Volare. Uzbekistan Airways vola da Roma e Milano a Tashkent. Dal 2018 ci saranno quattro voli diretti a settimana, due da Roma e due da Milano. Uno a settimana, da entrambe le città, farà scalo a Urgench. www.uzbekistanairways.it
Assicurazioni. Non partite mai senza prima aver stipulato un’assicurazione di viaggio. Per il tour in Uzbekistan mi sono assicurata con Europ Assistence, molto attenta ad adattare i suoi prodotti alle esigenze in continuo cambiamento dei viaggiatori, vincitrice del premio Tripadvisor Traveller’s Favorites 2017.
La formula Viagginostop Vacanza, offre una polizza base di circa 71,70 euro (sconto del 10% in questo periodo) per dieci giorni. Comprende assistenza medica 24 ore su 24, rimborso spese mediche, bagaglio (volendo si possono aggiungere altre garanzie).
Tra le novità: BagTrack, prima polizza bagaglio che indennizza in caso di furto, copre danni accidentali a smarthphone e tablet ed è anche in grado di localizzare il bagaglio in caso di smarrimento o di mancata consegna da parte del vettore aereo (grazie al dispositivo LugLoc, da mettere in valigia, e a una app). Per tutto l’anno costa circa 120 euro.
www.europassistance.it/assicurazione/viaggio
www.europassistance.it/assicurazioni/viaggi/Bag-Track
Numero verde 800.44.33.22.