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La mia Australia

Come molti altri luoghi dell’ecumene terrestre l’Australia custodisce e alimenta un suo repertorio endemico di luoghi comuni. Come tali, si tratta di concetti bifronti, la cui natura può esser facilmente confermata, o smentita. Ciascuno di questi luoghi, tuttavia, si rivelerà presto irriducibile rispetto al materiale immaginario in questione, e il caso di quello sperone chiamato Port Lincoln, per l’Australia meridionale, è uno di questi.

Port Lincoln
Come a volervi anticipare ciò che vi aspetta, Google già lo indicizza come “the Seafood Capitol” e la peculiarità della sua natura di confine tra i due Oceani, Indiano a nord, Antartico a sud, del resto, non mancherà di spiegarvi il perché. Siamo a 280 km a ovest in linea d’aria dalla città di Adelaide, pochi minuti di volo con la comodissima Rex che, da Adelaide appunto, vi condurrà direttamente presso l’unico aeroporto della Eyre Peninsula, all’anagrafe, il Port Lincoln Flying Club. Per i più zelanti ma, soprattutto, per i più prodi, l’unica alternativa all’aeroplano consiste nell’affrontare i 660 km di costa da un lato e di immense praterie dall’altro solcate solo dalla Princes e della Lincoln Highway: da intraprendere solo se ben equipaggiati, beninteso.

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Lincoln e Coffin Bay National Park
Una volta arrivati, comunque, i ritmi lenti e ondivaghi di questo prospero paesino vi rinvigoriranno e, allo stesso tempo, vi distenderanno. In primo luogo, per gli scenari, come gli scorci del Lincoln National Park coi suoi promontori e i deserti di steppe punteggiate di canguri, emu, koala e degli inamovibili waterdragons ritti come statue in contemplazione di una costa perennemente spazzata dal vento che, qui, si incanala ululando, con l’Oceano, davanti a Golden Island. E poi l’atmosfera, più statica, del Coffin Bay National Park: un antro dove il mare, speculare al cielo, è attraversato da una bonaccia sempiterna propedeutica alla raccolta delle succulente e dolcissime Coffin Bay, le ostriche omonime.

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Lupi di mare
E poi la stessa Port Lincoln, un insieme di circa 15.000 anime divise tra una gioventù “young professional” in polo e mocassini blu navy e vecchi lupi di mare – in polo e mocassini blu navy anch’essi – sempre lieti di spiegarvi i segreti della pesca al tonno pinna blu, del dentice, delle ricciole, delle platesse, delle aguglie, dei muggini, delle triglie e dei naselli King George, per dirne alcuni, per non parlare poi dei meravigliosi abalone e degli astici di scoglio, spesso più grandi di un nostro gatto comune. Del resto, inutile dire che, qui, il rapporto abitanti-imbarcazioni è, minimo minimo, di uno a uno, e questo escludendo coloro che, noncuranti degli squali, praticano invece pesca subacquea.

Goin’ off Safaris e Adventures Bay Charters
Per questo, lasciate che siano i solerti “aussies” di Goin’ off Safaris a occuparsi del vostro viaggio, ma non dimenticate di chiedere loro di approntarvi, con la complicità del gruppo di biologi marini e giovani marinai di Adventures Bay Charters, un’ineludibile uscita in mare, percorribile anche in autunno, per nuotare coi leoni marini, vanesi e buontemponi di natura, nel loro sanctuary di fronte a Thistle Island o, per i più audaci, per vivere un incontro spaventosamente ravvicinato con sua maestà lo squalo bianco.

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Del Giorno’s Restaurant
Quanto a diletti più epicurei, godetevi una cena squisitamente, felicemente fusion e, dunque, autenticamente australiana sortita dalle mani e dall’esperienza della consolidata combo nella vita come nel lavoro formata da Kris and Brenda Bunder del ristorante Del Giorno’s: è qui che abbiamo gustato una delle paellas più significative della nostra esistenza e, subito dopo, snocciolato dal suo carapace la polpa tesa e concentrata dell’epico astice pescato per noi, nel pomeriggio, dal prode Nic Larson.

Il nettare degli dei di Port Lincoln
Quanto al contraltare vitivinicolo, una felice declinazione in materia di bollicine l’abbiamo trovata nel “Diamond Sea” del Lincoln Estate ma anche nei vini, giustamente varietali, come tutti i vini australiani, dell’azienda Boston Bay Wines, che consigliamo di visitare soprattutto per i prosperi vigneti felicemente adagiati sulla docile collina di Tiatukia che, come tutto qui, guarda il mare.

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