ECOTOURISM

Il cuore verde del Costarica

GarnierICT/B.Carrillo10
GarnierICT/B.Carrillo10

Ordine del giorno: Pura Vida. La filosofia del vivere, da queste parti, prevede un ritmo tranquillo. La gente è accogliente e pronta ad aiutarti, in un’atmosfera pacifica. Un’espressione che è quasi un motto nazionale per questo Paese, che dal 1948 ha eliminato le forze armate a favore di educazione, salute e benessere. Stabilità politica e progresso sociale fanno del Costa Rica una meta sicura, per un soggiorno all’insegna delle bellezze naturali. La protezione dell’ambiente è considerata essenziale, tanto da essere un diritto garantito dall’articolo 50 della Costituzione (“Ogni persona ha diritto a un ambiente salutare ed ecologicamente bilanciato. Lo Stato garantirà, difenderà e preserverà quel diritto…”).

Oggi, più di un quarto del territorio è riservato ad aree protette, parchi nazionali e riserve biologiche, sia statali sia private, che costituiscono la spina dorsale del National System of Conservation, sotto la giurisdizione del Ministero dell’Ambiente e dell’Energia. Per le generazioni di oggi e di domani. È con questa introduzione che ci predisponiamo a visitare il cuore verde del Costarica, che incarna questa attitudine in modo esemplare. Prima tappa, l’Eco-lodge Rios Tropicales, a picco sul Rio Pacuare, considerato uno dei 10 migliori al mondo per viaggi via fiume, dal National Geographic. E non solo per le rapide in cui si pratica rafting, ma anche per lo scenario da cui è incorniciato. Per raggiungere la meta non ci sono strade. La scelta è tra la marcia nella foresta e la discesa in gommone del corso d’acqua. Optiamo, in uno slancio di prudenza, per la prima e, nello spirito di eco-sostenibilità locale, piantiamo dei mandorli selvatici, utili per incrementare la fauna di pappagalli verdi e rossi.

Costa Rica bradipo

Dopo questo atto simbolico sotto un sole implacabile, in fila indiana, seguiamo la nostra guida Jorge e ci inoltriamo nella foresta pluviale. Un paio d’ore lungo un sentiero scosceso, tra vegetazione stillante di pioggia e qualche sprazzo di sole. Basta stare attenti alle formiche proiettile (il cui morso è una schioppettata) e a dove si mettono i piedi perché da queste parti non mancano i serpenti velenosi, tra cui il famoso “terciopelo”, velluto in spagnolo, chiamato così perché graziosamente vellutato al tatto. Non ne abbiamo visti, ma semmai sappiate che si ha tempo 4 ore, dopo il morso, per andare in ospedale. Da qui il primo centro di soccorso è a due ore e mezza. Tra gli incontri piacevoli, i minuscoli e rari pipistrelli albini (Ectophilla alba), nascosti sotto grandi lucide foglie. Finalmente, attraversato il fiume su un ponte sospeso, ecco il lodge. Spartano, ma dal sapore autentico, gestito dai ragazzi tuttofare di Rios Tropicales, l’agenzia che organizza il soggiorno e le numerose attività sportive (www.riostropicales.com).

Ci si stacca da tutto qui, senza connessione internet, televisione o radio, ma ne vale la pena per una full immersion di natura. Per il ritorno, bye bye foresta, optiamo per il rafting. Guidati da Jorge affrontiamo intrepidi le rapide (livello di difficoltà da 1 a 4, eh!) e ci divertiamo un mondo. Le acque tiepide e il paesaggio rendono l’esperienza speciale. A fine percorso tuffarsi e abbandonarsi per un tratto alla corrente è un massaggio “watsu” naturale. Con una parte degli introiti Rios Tropicales sostiene alcuni gruppi di popolazioni indigene della zona, promuovendo progetti di agricoltura sostenibile di piccoli produttori locali. Dopo un pasto di riso e fagioli, il piatto nazionale senza il quale ai costaricani sembra di non aver mangiato, partiamo verso Limón, il porto più importante del Centroamerica, da cui partono tutte le banane prodotte dal Costa Rica (proprio davanti si vede un’isoletta anonima: è quella dove approdò Cristoforo Colombo).

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Lungo la strada verso la nostra prossima destinazione, si susseguono le piantagioni. Siamo in effetti nel paese della Chiquita 10 e lode, che tutti conosciamo. Pare che persino le mucche mangino banane da queste parti, ma è una notizia che non è stato possibile verificare! Le piante sono produttive per dodici anni (nelle piantagioni bio, fino a fine vita) e un casco pesa 75 chili. Vengono avvolti in sacchi blu per proteggerli dai pesticidi. Raccolta, selezione e imballaggio sono lavori eseguiti solo a mano. Dopo interminabili tratti sterrati e un paio di guadi in fuoristrada arriviamo alla riserva privata del Lodge Selva Babanito, immerso nella foresta primaria. I bungalow sono aperti sulla natura; il letto è protetto da una zanzariera e un grande ventilatore muove l’aria. Tutto è pensato per avere il minimo impatto, saponi senza tensioattivi, acqua purificata da bere, pannelli solari per la doccia, niente asciugacapelli (consuma troppa energia) e la sera si cena a lume di candela per risparmiare elettricità. Ricaricare il cellulare è possibile solo nell’area comune ed è bene portarsi la pila in dotazione, per tornare al proprio bungalow. Jurgen Stein, co-proprietario insieme alla sorella, ha convertito le piantagioni ereditate dal padre in riserva, per dedicarsi al turismo avventura ed eco-sostenibile. Tra le numerose attività offerte da non perdere la passeggiata a cavallo nella foresta primaria. Per osservare l’incredibile varietà di uccelli, che all’alba si producono in un concerto assordante, basta affacciarsi sulla terrazza. Bradipi, farfalle, varie specie di anfibi sono una continua scoperta. Nelle profondità della foresta, ai margini del Cerro Muchilla, non mancano i giaguari, gli ocelot, i giaguari neri e i puma, costantemente monitorati e protetti. I lavoratori del lodge provengono quasi tutti dalle circostanti comunità rurali e i proprietari hanno anche creato la Fondazione Cuencas de Limón, diventata leader regionale per la protezione dei bacini d’acqua e per i programmi educativi (www.selvabananito.com/home/).

Bungalow der Oekolodge Selva Bananito, Provinz Limon. Die Veranda bietet direkte Sicht in den Regenwald.

Un esempio virtuoso, che rientra nel quadro più generale della grande attenzione del Costarica riguardo a queste delicate tematiche, fondamentali per il turismo. Sulla via del ritorno verso San José (detta “Chepe”), lungo la Ruta Nacional 32 – meglio conosciuta come Carretera Braulio Carrillo – incrociamo gli edifici della Earth University, l’università privata no-profit, sostenuta dal Governo del Costa Rica; è la più rinomata dell’America latina e delle zone caraibiche, ed è famosa persino in Africa e Asia per la formazione di ingegneri agronomi. Con un approccio innovativo per contribuire allo sviluppo sostenibile, alle energie rinnovabili e alla gestione delle risorse naturali. Pura Vida, ma con impegno.

Informazioni:
www.visitcentroamerica.com
www.visitcostarica.com.