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La mia città sa di gigli e rose

Scorci catanesi, su consiglio di Antonio Alessandria. Partendo dal suo Boudoir 36, una profumeria artistica nella strada più allegra della città

3-Boudoir36-Antonio AlessandriaAntonio Alessandria, creatore di profumi,

Da ingegnere a naso, ne corre di strada. Che Antonio Alessandria ha percorso passo a passo, frequentando una scuola per profumieri, imparando il francese, e aprendo infine Boudoir 36, una piccola boutique part time, con le pareti porpora e la musica classica ad alto volume, stipata di boccette e flaconi (vicolo Santa Filomena 36, orario insolito: 18-22; www.boudoir36.it). «Volevo creare un posto dove ci si potesse abbandonare per un po’ ai piaceri personali e del superfluo. Inizialmente vendevo soltanto, ora invece creo i miei profumi: ne realizzati due per Nobile 1942 (premio Pitti Awards in Russia), e ho una linea di cinque fragranze intitolata Hommage à la Lune». Dietro la sua eleganza dandy – pantaloni fantasiosi, scarpe colorate, baffi all’insù – si celano un fine ricercatore, e un gran provocatore che mette in prima linea boccette dai nomi inequivocabili come Grand Putain, che sa di cipria e cosmetici d’antan, e Secretions Magnifique che odori di sangue, saliva, sudore e sperma e di altri umani umori che si sprigionano con il piacere sessuale. Il negozio è minuscolo, l’atmosfera è travolgente, Alessandria è un ammaliante narratore. Racconta della sua città e dei suoi profumi che poi sono in fondo tra loro inscindibili.

5-Budoir

Parliamo un po’ di Catania
«Catania è in tutte le mie fragranze, con l’Etna, le feste religiose, gli emigranti del Dopoguerra. Fleur et Flame, per esempio, nasce da un ricordo d’infanzia sulla festa della Madonna del Carmine: la mattina del 16 luglio, molto presto, andavo con mio padre al mercato per comprare rose, garofani e gigli che gettavamo dal balcone quando passava la processione sotto casa. Si beveva latte di mandorla e la sera c’erano i fuochi d’artificio. Era una festa bellissima, e ho cercato di mettere tutti i suoi sentori nel mio profumo».

Il cortile bianco e nero del Convitto Cutelli
Il cortile bianco e nero del Convitto Cutelli

Cosa consiglia di visitare?
«Catania ha scorci magici, spesso decadenti, come il cortile bianco e nero del Convitto Cutelli (via Vittorio Emanuele II 56), e angoli dimenticati, come piazza Asmundo, vicino all’Università. Un punto strano, da vedere, è dove il fiume sotterraneo Amenano viene a galla tra le rovine del Teatro Greco Romano (Via Vittorio Emanuele II 266), o nei giardini di Villa Pacini (via Cardinale Dusmet), un posto romantico e decadente, che molti conoscono come villa “varagghi”, ovvero degli sbadigli, perché ci vanno a giocare a carte i pensionati. Uno dei miei ristoranti preferiti invece è Il Carato (via Marchese di Casalotto 103), dove Carlo Sichel rielabora le ricette regionali, come la ricotta che serve con corallo di ricci di mare, squisita, o i “frascatuli”, una polenta morbida tipica dell’Etna, mescolata con i broccoli.